Come salvare capra e cavoli: la definizione di cancro va cambiata

“La parola cancro evoca lo spettro di un processo inesorabilmente letale. Ma i tumori sono eterogenei e possono seguire molte strade, non tutti progrediscono fino alle metastasi e alla morte, e comprendono condizioni non dolorose, che non incidono sulla aspettativa di vita del paziente. […] L’uso del termine cancro dovrebbe essere circoscritto alle lesioni che hanno una ragionevole probabilità di portare alla morte, se non trattate”.

È con questa frase che la task force del National Cancer Institute statunitense propone una “rivoluzione semantica”, che mira a un fine molto pratico: mettere un freno all’abuso della parola cancro nelle diagnosi, con tutto il carico emotivo che si porta dietro, e che getta nella disperazione le persone anche quando non vi è un reale pericolo per la loro vita. Utilizzare i termini con maggiore cognizione di causa potrebbe anche aiutare a contrastare un fenomeno sempre più preoccupante: quello della sovra-diagnosi in oncologia.

Nel suo rapporto annuale il National Cancer Institute pubblicato nel 29 luglio 2016 sul Journal of the American Medical Association (Jama) dal titolo “Overdiagnosis and Overtreatment in Cancer”. Gli autori portano proprio il caso del carcinoma della mammella definito “duttale in situ”: molti medici concordano sul fatto che non si tratta di un tumore, e che dovrebbe avere un’altra definizione che non contenga la parola “carcinoma”. Un cambiamento che potrebbe rassicurare le donne e dissuaderle dal ricorrere a trattamenti non necessari, come la rimozione delle mammelle. Lo stesso discorso, scrivono i ricercatori, vale per altre lesioni della prostata, della tiroide, del polmone. Una delle definizioni proposte è Idle, acronimo di “lesioni indolenti di origine epiteliale”.

Personalmente ritengo che siano riusciti a trovare il modo di uscire dall’angolo del ring nel quale oramai si stavano mettendo nei confronti di pazienti sempre meno disposti a farsi massacrare, mutilare per poi ritornare sempre al punto di partenza. La crescita dell’attenzione ad altri modi vedere e pensare al cancro della popolazione media li ha spinti a cercare l’escamotage che gli permettesse di divincolarsi dalla scoperta che è oramai dietro l’angolo grazie soprattutto al lavoro del dottor Hamer e cioè che il Cancro (lo scrivo con la “C” maiuscola perché col tempo sono riusciti paradossalmente e le esagerazioni a farlo diventare un entità autonoma ed indipendente dotata di coscienza propria che piano piano si sostituisce all’organismo ospite) così come viene proposto, presentato e diagnosticato non solo porta con se uno spettro che spaventa al punto tale da portare i poveri pazienti ad una prematura dipartita da questo mondo a volte senza reali riscontri poi nelle successive autopsie, ma anche che di fatto è qualcosa di assolutamente sensato e che va trattano con meno clamore, evitando di spaventare inutilmente i pazienti e con meno accanimento terapeutico (sovra trattamento) e di diagnosi (sovra diagnosi) dato che di fatto molti di quelli che vengono diagnosticati come tali regrediscono da soli se gliene si da il tempo e che molti ancora di questi crescono talmente lentamente da non creare disagi particolari ai pazienti per il resto della loro vita.

Per 30 anni hanno massacrato la testa delle persone terrorizzandole con campagne di sensibilizzazione, la necessità di prevenzione  attraverso lo screening, un enfatizzazione della diagnosi precoce, venduta come panacea per ridurre il tasso di malattia in stadio avanzato e per la diminuzione della mortalità nell’oncologia, che non ha prodotto nel lungo termine assolutamente nulla, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto, un fallimento su tutta la linea, sia terapeutica che di prevenzione.

Cosa che non dico io, che non sono nessuno, ma che è confermata da praticamente tutti gli studi clinici fatti e che potete trovare pubblicati un pò ovunque anche sul web. I dati nazionali dimostrano un significativo aumento della malattia in stadio precoce, senza un proporzionale declino della malattia più avanzata. Come mai? Quale ne è la causa? Facile, la sovradiagnosi: accorciando i tempi, sono aumentati i malati e come ben sappiamo il malato è una risorsa economica importantissima nell’attuale sistema ospedaliero italiano. Il motore di un economia che si basa proprio sulle “transazioni” note come: prestazioni mediche. Non solo i dati parlano di sovradiagnosi, ma anche di sovra trattamenti. Per chi lavora una clinica è facile da capire. La ragione è sempre una: profitto, business, fatturato. Con gli screening si guadagna e soprattutto quando sono in convenzione statale.

C’è un reparto che sta calando di fatturato? Ecco partire subito una campagna di prevenzione per quel reparto. Ora che avessero “toppato” (neologismo per indicare un “errore madornale”) di grosso era abbastanza evidente a chi si interessa da tempo di senso biologico e si è preso il tempo di prendere in esame i lavori e gli studi dell’osteggiato dr Hamer; come era chiaro anche che l’eccessiva enfasi diagnostica e la conseguente paura fosse un fattore determinante nella restituzione o meno di una vita dignitosa ed accettabile ai soggetti sottoposti a tali controlli, ed era anche chiaro che questo stava portando ad un escalation che non poteva più essere contenuta, tanto è vero che le persone hanno iniziato a cercare via d’uscita differenti dai protocolli convenzionali vedasi anche servizio sul Presadiretta e relativo post (qui).

Studiare Hamer fa fare un primo grande balzo e cioè toglie proprio la “paura” e col tempo inizi a vedere tutto sotto tutta un altra luce, cosa che per quanto sia un bene assoluto di perse, il fatto però che la nuova medicina germanica non venga accettata ancora può diventare un problema quando si ha necessità di rivolgersi ad una struttura ospedaliera che intervenga con i requisiti necessari. Il mio augurio è sempre stato quello che prima o poi se ne rendessero conto e prendessero atto di quale geniale intuizione era stata quella di Hamer.

Allo stesso tempo, rendendomi conto di quanto denaro speso e delle tante persone maltrattate, mutilate e fatte morire male si erano sommate in tutti questi anni, quello che mi domandavo e mi sono domandato per molto tempo, infatti, era come avrebbero mai potuto tirarsene fuori senza dover dire alle persone tutte: “scusate ci siamo sbagliati il Cancro non esiste, quello che credevamo Cancro è un altra cosa, abbiamo capito e scoperto purtroppo troppo tardi anche questo; sapete non è colpa nostra noi ci siamo fidati e ci basavamo sulle ipotesi fatte nei primi del ‘900 da un medico tedesco, un certo Rudolf Virchow, che sosteneva di riscontrare queste crescite di tessuto nei cadaveri che studiava ed alle quali aveva erroneamente (diciamo oggi) attribuito la causa dei decessi”.

Ovviamente niente di tutto questo, e quindi ero un pò perplesso sul come, era impensabile che negassero completamente ed ammettessero il danno, ci sono in ballo profitti e cattedre prestigiose che saltano, non era possibile nonostante una via per introdurre queste idee ci voleva. A buon intenditore poche parole. Ed ecco che infatti proprio l’altro giorno ad una convention sulle leggi biologiche ecco vedere spuntare all’orizzonte la soluzione servita su un piatto d’argento. Con l’abilità di un prestigiatore e l’agilità di un tuffatore provetto, ecco il vero “carpiato con avvitamento multiplo” che salverà capra e cavoli, ovvero pazienti e istituti di medicina e centri di oncologia, cattedrati ed eminenti scienziati, che badate bene nel tempo dovranno un pò cambiare, ma intanto le basi sono gettate. Le campagne di sensibilizzazione sugli screening e non solo continueranno, non possono perdere troppo la faccia, ma nel giro di pochi anni dichiareranno di aver debellato il Cancro per sempre. Anzi per rendere gli screening più precisi e confacenti alle nuove necessità si spingerà ancora di più su chi fa innovazione creando un vero e proprio mercato.

Sapete come faranno o anzi stanno già facendo? Si chiama IDLE che sta per “InDolent Lesions of Epithelial origin” ovvero “lesioni indolenti di origine epiteliale”. Bellissimo, non trovato?! Vi accorgete come così non faccia più paura a nessuno?! Ed è il linea con quello che Hamer ha scoperto oramai 40 anni fa. Oggi, una volta che una lesione sospetta viene rivelata, comincia il pesante iter diagnostico che può avere conseguenze fisiche e psicologiche. Presto sarà tutto superato. Sapete cosa si stanno inventando adesso? See and Wait. Guarda ed aspetta. Sono fantastici, ma non importa, l’importante che la finiscano di squartare le persone per nulla o per eccesso di zelo, di modo le persone possano tornare a sperare in una qualità della vita senza essere terrorizzate da termini come Cancro o Tumore o mutilati inutilmente per i profitti dei grandi gruppi della medicina.

Provate a immaginarvi la scena, andate dal medico ed il medico vi dice: “ho dato un occhiata allo screening che ha fatto ed abbiamo riscontrato una lesione indolente di origine epiteliale all’utero o allo stomaco o al seno o alla prostata“.  – E voi – “ok, cosa facciamo?” Ed il medico, che nel mentre sarà stato rieducato al nuovo nome e relativo protocollo e che ignora sia ancora la stessa cosa che anni prima decretava come Tumore, dirà: “niente di preoccupante, aspettiamo e vediamo cosa succede. MI stia bene”.  – “Avanti il prossimo“.

Vi rendete conto?! E’ meraviglioso e tra qualche anno smettendo progressivamente di diagnosticare cancri al quarto stadio infiltranti e metastasi a vario titolo, ma semplici “lesioni indolenti di origine epiteliale” finiranno per dichiarare che, grazie alle nuove tecnologie sempre più raffinate nella distinzione ed identificazione delle lesioni, sono riusciti a sconfiggere il Cancro. Che meraviglia tutto solo cambiandogli il nome, non perché le cose non ci siano, ma perché hanno trovato un nome più vicino alla realtà assolutamente sensata della vita che non crea mostri, ma solo soluzioni adeguate alle circostanze.

Sarà un mondo migliore, già lo vedo, ed avremo realmente salvato capra e cavoli. La gente sarà più felice perché non morirà più di tumore, e le cliniche diventeranno ancora più ricche nello sviluppo e della produzione di servizi ospedalieri di nuova generazione e di alta precisione. “E il lupo? Che fine fa il lupo?” – mi chiederanno i più attenti. Beh! “El lupo una volta andava via come il pane, ma adesso, el lupo, el va no!“, allora dovrà vestirsi da agnello per poter tornare a rubare il cestello della merenda alle vecchine e chissà cos’altro. Si capisce?!

Non mi credete? Leggete qui questo è un articolo uscito su Repubblica si intitola – “La definizione di cancro va cambiata” o anche qui intitolato “I cancri che non sono cancro!“.

Sapete quali sono le nuove raccomandazioni dell’istituto più prestigioso del mondo sullo studio del Cancro? No?! Ok, allora cito: Il rapporto del NCI rappresenta un primo passo verso un cambio di prospettiva: è necessario – si legge – identificare le strategie per ridurre le sovra-diagnosi e i sovra-trattamenti, mantenendo quelle che stanno dando il maggior contributo alla riduzione della mortalità e delle malattie localmente avanzate. Si parte da una serie di raccomandazioni:

I medici, i pazienti e i cittadini devono essere consapevoli che la sovra-diagnosi è comune e si verifica molto frequentemente durante gli screening.

[E’ necessario] cambiare la terminologia del cancro, partendo da nuovi criteri per la classificazione.

[E’ necessario] creare dei registri osservazionali per le lesioni che hanno basse probabilità di diventare maligne.

[E’ necessario] mitigare la sovra-diagnosi.

[E’ necessario] considerare nuovi modi di studiare la progressione dei tumori: le ricerche future dovrebbero tener conto dell’ambiente in cui si instaurano le condizioni che portano al cancro, per trovare una possibile alternativa alla chirurgia.

Che meraviglia. Viva la vita, viva la libertà di cura!!!! … forse!


MERCATO – DOMANDA e OFFERTA (LA SCELTA)

 

Il mercato è l’ultimo ritrovamento della moderna umanità nel tentativo di mantenere in vita la dinamica storica di DOMINATORE – DOMINATO. L’illusione della scelta è l’agguato vero che lo fa stare in piedi. E si proprio come dice il Merovingio di “the matrix”.

Merovingio: Sapete? Esiste un solo principio costante, un solo principio universale ed è l’unica autentica verità: la causalità. Azione. Reazione. Causa ed effetto.
Morpheus: Tutto comincia però con una scelta.
Merovingio: No. Errore. La scelta è solo un’illusione creata e posta tra chi ha potere e chi non ne ha.

Nella storia sono molti i modi con cui questo modello ha cercato di sopravvivere. Per secoli la disuguaglianza, compresa quella di razza è stata utile proprio a mantenere questa organizzazione gerarchica della “società”, addirittura quando ancora non la chiamavamo così. Il punto è che le persone alle volte hanno anche una “testa”, nonostante sembrano non usarla spesso, e accade che coi secoli e con le rivoluzioni il popolo mosso da spinte esterne ad esso ha iniziato a cercare e credere nella democrazia. Fu questo l’inizio di quest’ultimo ritrovato che è l’illusione di scegliere.

E’ normale che l’elité, o per meglio dire, coloro che si rendevano conto di quello che stava accadendo e pensavano di poterne approfittare a proprio vantaggio personale, trovandosi nella condizione di farlo, saltassero sul carro dei nuovi vincitori per continuare a sopravvivere. Ricordo che l’algoritmo Agent Smith o effetti del Kundabuffer, come lo chiamava Gurdjieff, continua a esistere nella presenta generale dei nostri contemporanei e da un certo punto in avanti della storia in tutti quelli che ci hanno preceduto sino ad oggi. Cercando di adattarsi ai cambiamenti in atto, quest’algoritmo ha prodotto un nuovo tipo di soggetti o macchine in grado di continuare a garantire la sopravvivenza della logica o dinamica Dominatore-dominato e quindi delle disuguaglianza tra gli individui e lo sfruttamento e la prevaricazione.

Per mantenere le disuguaglianze create durante secoli di schiavitù, genocidi e colonialismo, bisognava adeguarsi ai tempi ed andare incontro al bisogno di cambiamento che lo schiavo di fatto chiedeva o manifestava. Forse anche questo bisogno  è stato pilotato o creato per ragioni di macro economia biologica. Sta di fatto che possiamo dire che il mercato di fatto è stato creato per mantenere queste “gerarchie”. E non a caso ho usato il termine “gerarchie”, l’intento qui è restare su un piano del tutto impersonale, perché quello che intendo qui non c’entra né con la nobiltà antica e nemmeno con i nuovi ricchi e potenti del rinascimento o di qualsiasi frazione della storia, ma con la logica stessa di disuguaglianza e di sopraffazione, sfruttamento e dominio dell’uomo sull’uomo attraverso la prepotenza sia essa fisica che economica o verbale, ovvero c’entra con l’idea stessa di TIRANNO, Tirannia o tirannide. E a questo mondo fintanto che l’agente Smith agirà nella presenza generale dei “coabitanti” del pianeta terra: tiranni lo saranno tutti, e tiranni non lo sarà nessuno.

La cosa dipenderà solo se si presenterà la famosa occasione che fa, inevitabilmente direi a questo punto, l’uomo ladro. Questo fino a quando o a meno che non si sia fatto un lavoro particolare e ben diretto in altre direzioni, per esempio nella direzione della comprensione di uno scopo più elevato che mangiare, dormire e lavorare, in quanto esseri di razza umana. Ma proseguiamo con la narrazione della storia moderna.

Dopo la nascita del mercato, qualcosa che ha superato l’idea stessa originale di scambio di merci, materie prime, base dei rapporti tra varie civiltà da sempre nella storia, mi sto riferendo al tempo in cui nascerà l’idea di capitale, di impresa e di occupazione o lavoro. Ed ecco che il lavoro da schiavo sfruttato, che era prima così evidente e chiaro diventa il diritto ad un lavoro, il diritto a sgobbare, basta che in cambio gli venga riconosciuto qualcosa, ovvero un salario o uno stipendio o un reddito.

Allontanati gli individui dalla terra che produceva direttamente tutto il necessario al mantenimento della vita, la dipendenza verso i sistemi che via, via si sono venuti a produrre a seguito della rivoluzione industriale è diventata oggi totale, con l’aggravante che le nuove generazione ne sono totalmente assuefatte. Certo il mondo agricolo e rurale non dava nessun apporto o contributo allo sviluppo coscienziale e culturale come invece la città ha prodotto. Causa di tutta questa mancanza di alfabetizzazione e sviluppo umano era il latifondo, ovvero, lo sfruttamento dei braccianti e contadini o lavoratori della terra. Il nucleo famigliare principalmente patriarcale viveva di rigide regole e di dispotismo da parte del proprietario del latifondo o fondo agricolo da coltivare. Insomma sempre la stessa storia, con gli schiavi impiegati a lavorare la terra, proprio come nelle piantagioni Americane, ma con lo stipendio (da fame).

Il fascismo nasce da questi movimenti rurali, i padroni si organizzano e assoldano squadristi poco di buono, le famose camice nere, per arginare lo sciopero dei contadini che creava disagio alla produzione. Fu grazie alle idee progressiste (si fa per dire, ovviamente) e maxiste dell’800, che di fatto furono sdoganati tutti, nel tempo si creò il binomio indissolubile Capitalismo e classe operaia, dando di fatto nuova linfa vitale alla dinamica del dominatore/dominato ed incastrando tutti nella diabolica idea della necessità di regole certe sul lavoro e delle tutele altro vessillo indissolubile, anche questo, dei sindacati. Questo non significa che le tutele non ci debbano essere e che vanno bene i “voucher” o il “jobs act” o qualsiasi altra cosa si inventeranno nel tentativo di produrre “occupazione”, significa che abbiamo sbagliato di molto nel modo di riorganizzare l’opportunità che ci veniva incontro per provare a creare una società diversa. Il lavoro è finito per come lo conosciamo, ma non lo stiamo capendo, abbiamo paura di cambiare e questo produrrà ancora una volta le stesse cose già viste. Non serve essere un profeta, basta ricordare.

Sono questi i tempi in cui nacque la famosa lotta operaia, baluardo nostalgico di alcuni moderni politici che di moderno poveretti non gli è rimasto proprio nulla, paradossale lotta che avrebbe portato di fatto e nel giro di un ventennio alla regolamentazione della schiavitù del lavoro o, come la chiamano, dell’occupazione; come se lavorare 8 ore al giorno, con il riconoscimento degli straordinari e altro, fosse una specie di conquista sociale. Nuovamente è bastato inserire l’illusione della scelta per portare tutto come prima, con la differenza che se prima la schiavitù era imposta adesso la scelgo, e per la mia prestazione o mano d’opera ricevo in cambio del denaro. Fu così che lavoro divenne uguale a denaro, denaro diventò uguale a reddito, e reddito serviva per pagare i conti, compreso il cibo. Fu solo molto più tardi che si scopri che il reddito pagava anche il divertimento e le distrazioni dalle fatiche dal lavoro. Ma per farlo dovevi risparmiare, o diventare ricco. E siccome chi risparmia si priva, per i più fu logico che era meglio diventare ricchi.

Il binomio di denaro uguale ricchezza, è stata l’altra illusione che ha portato tutti a competere nel disperato tentativo di diventare tutti ricchi. Oggi noi misuriamo la crescita e la ricchezza di un paese e quindi di una società attraverso una cosa che si chiama P.i.l., l’acronimo sta per “prodotto interno lordo”. In poche parole misuriamo attraverso la capacità di produrre cose e servizi che fanno profitto, e solo quelle, perchè ciò che non fa profitto non è ricchezza, ricordati che denaro è ricchezza. Persino le organizzazioni non-profit devono fare un pò di profit. Che pazzia!

Questo modo di misurare la crescita e lo sviluppo non solo ha nulla a che vedere col progresso della coscienza o dell’anima di un individuo, ma non ha nemmeno nulla a che vedere con lo sviluppo di quel singolo individuo che sarebbe il vero valore in una civiltà degna di questo nome; la cosa, intendo lo sviluppo della coscienza, è lasciato al personale discernimento, discernimento che di fatto non esiste più a causa del fatto che per 21 anni abbiamo riempito la testa di quell’individuo di traguardi, percorsi, competizione, in una parola gli abbiamo riempito la testa di illusioni per convincerlo che era giusto che lavorasse, tant’è vero che non va a scuola per “capire” e conoscersi, ma per imparare un mestiere, cioè un lavoro che sia utile a qualcuno. Lo chiamiamo mestiere solo perché così sempre più nobilitante. La crescita di un paese dovrebbe essere la misura della sua capacità di esprime coscienza, di manifestare consapevolezza, mentre qui persino la cultura è una cosa da masturbatori mentali.

Pensate che stia esasperando la fotografia o visione? Sapete cos’è lo skill mismatch? Mai sentito parlarne? Cito dal sole 24 ore: “In Italia un lavoratore su cinque (ci risiamo con le statistiche. ne parlerò in un altro momento, forse) ha competenze al di sotto o al di sopra di quelle richieste dal mestiere che svolge”. Esatto hai capito bene! E non finisce qui, pare che questa “cattiva allocazione delle risorse in Italia produce tassi eccezionalmente alti di disoccupazione giovanile e di lungo termine e rallenta la crescita della produttività e del Pil”.

Quindi non solo non sei stato preparato per essere collocato come si deve tra gli schiavi moderni, ma a quanto pare questa tua carenza è la causa della disoccupazione e soprattutto sei la causa della crisi, ovvero, della mancanza di crescita della produttività e del Pil. Pensa?! E tu che credevi che era la crisi a creare problemi alla tua vita e a creare quel senso di incertezza che sperimenti quotidianamente. Ed invece no, sei tu caro mio: “non sei all’altezza delle nuove esigenze del mercato, sei desueto: rinnovati!” Non ti preoccupare è la storia della moderna umanità: non essere all’altezza delle aspettative. Ironizzo ovviamente!

Il punto vero invece è che ci troviamo ad un nuovo crocevia che è la nuova rivoluzione dell’automazione e della robotica, dove il lavoro come lo conosciamo è finito, non significa più niente parlare di occupazione, dobbiamo scollegare l’equazione lavoro=reddito. Ma senza la maturità necessaria ed un percorso educativo adeguato, non c’è reddito di cittadinanza o reddito universale che possa colmare le carenze di Coscienza e di consapevolezza di questa umanità. E siccome non passa per la testa di nessuno che serve fare un “lavoro” su se stessi, sulla propria programmazione di base, sul modo con cui concepiamo la vita, chi ha le risorse e la volontà politica dovrà in qualche modo inventarsi sistemi di controllo più sofisticati per contenere i problemi di ordine pubblico che prima o poi queste orde di insoddisfatti inizieranno a manifestare. Per il momento li tengono impegnati ad odiare lo straniero, ma tra un pò anche quando quello andrà desueto, dovranno per forza inventarsi altro. Tutto solo perché non gli passa di ragionare in modo diverso. Tenete conto che a nessuna delle persone che appartengono alla categoria del popolo sovrano interessa fare un lavoro di cambiamento nella consapevolezza, sono soddisfatti di quello che sono diventati, nonostante sia la risultante di secoli di condizionamento, lo hanno oramai non solo assorbito, ma sono pronti anche a difenderlo: 80 anni devo vivere, voglio una casa, una famiglia, e un pò di soldi per divertirmi.

Purtroppo, che a costoro piaccia o meno, e per quanto altri blaterino di innovazione e di efficienza dei processi bisogna renderci conto che a questo mondo gli schiavi sono diventati fuori moda, non servono più e quindi non ci sarà più lavoro che tiene: “tutti a casa”. Vi ricorda niente? Vabè, andiamo oltre. Dopo secoli di tormentato sfruttamento dell’uomo sull’uomo ci troviamo davanti alla possibilità di far fare tutto quel lavoro a delle macchine, a dei dispositivi, come pensate veramente di poter trovare più un lavoro come lo pensate voi che non sia consegnare la pizza o rispondere al telefono di un call center o fare la cassiera o il commesso, o il barista. Persino il lavoro di concetto presto o tardi verrà totalmente sostituito con algoritmi, molto più precisi di semplice umani con ridotte capacità cognitive, delusi e demotivati, afflosciati e depressi come quelli che sempre di più si vedono in giro. Già oggi si realizzano software (SKILL LEARNING) in grado di imparare da soli dalla relazione con l’uomo. Opss! Scusa, forse dovevo dire UTENTE.

E’ già infatti, l’ultima grande frontiere dello sfruttamento sono i “big data”; e noi li produciamo in continuazione e in forma assolutamente gratuita sui social network che diventano concentratori di informazioni di tutti i generi sui gusti e le tendenze a disposizione di questi nuovi robot-antropologi, ovvero, macchine che studiano l’uomo per sostituirsi col tempo a lui in tutto e per tutto. In realtà anche questo decadrà nel breve periodo, perché non essendoci più reddito, ci saranno sempre meno persone che comprano cose, e quindi a chi le venderanno? Non si sa, ma non è questo che conta adesso, non ci sono menti in posti chiave in questo momento in grado di guardare al medio lungo periodo.

Voi magari vorreste anche sapere chi c’è dietro a questa rivoluzione? Purtroppo come al solito, tutti e nessuno, ma più che altro nessuno, dato che servirebbe avere una visione di insieme che la ristrettezza mentale che impazza a questo mondo difficilmente può avere, non a caso chi ce l’ha lo chiamano: visionario. Tra l’altro da quando i manager sono entrati nel panorama industriale mondiale e nella gestione delle aziende si è perso completamente la Trebisonda, sempre che ci sia mai veramente stata una visione generale. I manager sono stati veramente il colpo geniale e finale della sinistra coscienza che domina il mondo. Il risultato finale perché lo stanno liquidando, oggigiorno i manager si chiamano quando si vuole liquidare qualcosa e massimizzare i profitti. Un manager, infatti, funziona e ragione in un solo modo: breve periodo –> massimo profitto!

Le aziende di una volta sono sparite e i proprietari sono diventati gli investitori, piccoli o grandi poco importa l’importante è fare profitto per il profitto, e questa folle corsa a fare i soldi sta ubriacando tutti; e come ben sappiamo uno da ubriaco, per quanto siano limitate, non è al pieno delle sue facoltà cognitive. Investo in una cosa solo se o perché mi deve dare un rientro economico. Il profitto equivale accumulare ricchezza. Il manager non può ragionare sul lungo periodo, ragiona solo di fare la “crana”, è andato a scuola, all’università, si è laureato, ha seguito corsi di vendita, di marketing e di chissà cos’altro per diventare quello che è, si interessa di massimizzare i guadagni e ridurre i costi, anche a costo di licenziare un intera catena di produzione, … i robot qui ci vanno a nozze.

Non gli importa e quindi non capisce nemmeno cosa sia fare degli investimenti a lungo termine o per preservare l’azienda o un idea, dato che deve bruciare tutto e subito, fare contenti gli investitori, prendere le sue royalties e passare da un’altra parte sia questo un azienda o uno stato, cambia poco. Spesso privi di ogni scrupolo fanno scelte impopolari e le giustificano dietro alle necessità e i numeri, e soprattutto non rispondono mai dei danni che arrecano: ne per i disastri economici, e nemmeno di quelli ambientali. Chi dovrebbe risponderne è costituito in corporazioni o “corporations” e quindi distruggono persone e luoghi senza che qualcuno paghi mai veramente il conto. Pensa cosa possa fare un manager al governo di un paese. Lo hai immaginato? Bravo.

Oggi siamo difronte ad una trasformazione epocale che se non affronteremo mettendo l’intelligenza davanti a tutto, lo sviluppo dell’uomo come essere superiore e dotato di facoltà straordinarie, da non usare al servizio dello sfruttamento, non potremo evitare la devastazione alla quale stiamo per andare incontro. Non ci sarà reddito universale che tiene se le persone non verranno progressivamente rieducate a capire che c’è molto di più che fare gli schiavi nella vita, e che quello che loro credono essere la libertà e la scelta è un illusione da cui liberarsi velocemente per crescere ed essere maturi per i cambiamenti che verranno. Ma ovviamente questo è il mio impegno, non è detto che lo sia per il resto del mondo e soprattutto non è detto che sia nelle note di chi sta pilotando verso i proprio interessi questi cambiamenti e mi sto riferendo a chi usa la tecnologia per addormentare le coscienze. Come sempre: dovete svegliarvi!!! Tirati fuori Neo, matrix has you!!!

E gli altri? Risposta: sono totalmente dipendenti ed assuefatti al sistema. Così assuefatti, così disperatamente dipendenti che combatteranno per difenderlo e pur di non perderlo, anche se questo attaccamento è di fatto la causa prima della loro stessa miseria interiore. Non gli importa assolutamente nulla di niente, e se dovessero decidere se sopravvivere o rinunciare a passarti sopra ed investirti, ti investiranno con tutta la loro veemenza. E’ questa la natura di un Tiranno. Ci sono voluti secoli. altro che 21 giorni, di condizionamento e di lavoro, ma alla fine la piramide sociale è stata ribaltata. L’importante è che il sistema resti in equilibrio. Ma questa è un altra storia.

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Percorrere una Via retta. Il carattere morale. La rettitudine morale.

Se l’umanità, intensa evidentemente come l’insieme degli individui che la compongono e costituiscono e la rendono reale o tale, non è mai riuscita ad andare oltre la dimensione in cui esiste è solo perché è determinata a difendere la posizione che ricopre ed ambisce. Il che significa che essendo le persone parte di questa cosa esse stesse sono portate a comportarsi in egual modo. L’unica differenza consiste nella misura, ovvero nella misura della dipendenza ed assuefazione all’andazzo generale che voi chiamate sistema liberandovi cosi di fatto di ogni responsabilità diretta alla degenerazione generale del genere umano.

Inutile dire che siete fuori strada. Ogni comportamento, ogni atteggiamento assunto è previsto ed è parte del vostro contributo a questo sistema di cose o andazzo generale verso il quale e di cui, poi e successivamente, vi lamentate. Sono realmente pochi coloro che aspirano a quel cambiamento radicale da me auspicato in questi anni e che non può avvenire in assenza di una ferrea ed autentica volontà. Quella che i più che seguono, e pretendono di essere parte di questo progetto, danno proprio idea non solo di non capire, ma anche di non averne le qualità e l’attitudine per farlo (questo cambiamento).

Se un essere umano vuole comprendere i misteri della luce e realizzare in se stessol’uomo luminoso dei santi può farlo solo se sente il bisogno viscerale di coltivare qualcos’altro  di diverso da quelle abitudini, comodità e aspettative che alimenta e nutre tutti i giorni e da molti anni a questa parte. E’ questo il vero significa del – “rinnegare se stessi”, è di una rinuncia che può essere tale solo quando si è visto, solo quando si è capito, solo se si è consumato il mondo con tutta la sua insensatezza ed inutilità. Voi volete fare gli iniziati quando ancora sentite viscerale il bisogno di soddisfacimento egoico o dell’animale, non potete guardare ad un alternativa fintanto che non avrete consumato questi bisogni o li avrete compresi e si sarete realmente resi conto di cosa vi fanno. E’ in questo che c’è tutta la vostra ipocrisia. Non potete capire la via, perché non siete ancora pronti o disposti alla rinuncia, rinuncia che dovete ancora capire in cosa consiste, dato che non è necessariamente materiale, ma mentale.

Mi sto riferendo ad un preciso processo di modificazione o trasformazione o di trasmutazione che può avvenire solo adottando necessariamente una via retta attraverso la quale vedere l’inutilità ed il fallimento di restare radicati a tutte le proprie convinzioni, prima fra tutte l’idea stessa di dover credere in se stesso o di avere un qualche tipo di autonomia rispetto al sistema o gli altri. Credere in se stessi e nella possibilità di esprimere il proprio libero arbitrio è la più grande balla alla quale l’uomo moderno ha bisogno di credere per giustificare di fatto la sua totale inerzia nella direzione di un lavoro autentico su di se.

C’eravamo dati una regola” – dice Morpheus, nella nota pellicola  – “mai liberare un individuo che ha raggiunto una certa età. Il cervello stenta a rifiutare il passato“, questo perché le persone sono assuefatte e dipendenti e non sono pronte per lasciare andare il guadagno dei loro presunti sacrifici. Poi ovviamente non è il cervello, ma la mente, ovvero il costrutto delle convinzioni, gli aggregati psichici realizzati e cristallizzati in anni di comportamento stereotipato. Ma tu pensi veramente di cambiare solo perchè ne hai sentito parlare, o stai leggendo dei libri, o chissà cos’altro? Qui è di una morte totale a tutto ciò che uno crede di essere, siamo davanti all’olocausto di tutto ciò che credi essere, la vera apocalisse di Giovanni, il più importante processo di trasformazione da animale intellettuale a un essere cosciente e resiliente.

Il bisogno di elevare il piano della propria esistenza attraverso un lavoro serio e mirato, rinunciando a qualsiasi cosa possa avvicinarsi ad un’abitudine, ad una tendenza e soprattutto rinunciando al comfort delle proprie certezze ed alle comodità acquisite in anni di lassismo e pigrizia, può avvenire soltanto se in tale individuo emerge prepotentemente il bisogno viscerale di cambiare, bisogno che non può emergere sin tanto che troviamo soddisfacente ed adeguato lo status quo o condizione di vita acquisita in anni di sacrifici nel mondo ordinario. E’ la rinuncia a quanto conseguito con tanto impegno la prima grande richiesta per intraprendere una via di perfezionamento che, per quanto, vada vissuta ed assimilata nella vita quotidiana, si discosta di molto dai bisogni quotidiani.

Un via seguita con rettitudine, disciplina, senza divagazioni e senza volteggiare da una filosofia ad un altra come un calabrone che non ha ancora trovato una ragion alla propria esistenza. Purtroppo i più sono andati anche oltre il calabrone e come tafani vanno cercando di succhiare il sangue da un gruppo ad un altro nel disperato tentativo di illudersi di stare facendo qualcosa per se stessi, mentre non stanno coltivando nulla se non la dipendenza e l’assuefazione al sistema in essere fuori e dentro di loro. Se cerchi significa che non hai ancora trovato.

Costoro non sanno neanche il significato autentico di elevare il piano della propria esistenza e lo confondono con una qualsiasi delle pratiche che disperatamente vanno alla ricerca, mentre il vero significato di elevare il piano della propria esistenza è quello di elevare il proprio carattere morale, cosa che fondamentalmente nessuno vuole, perché vive e sente questa cosa solo come un’ingiusta ed ingiustificata rinuncia al proprio benessere materiale e a qualche vizietto al quale necessariamente bisognerebbe rinunciare.

Questo perché di fondo non c’è un vero bisogno, non c’è uno stato di necessità così viscerale al cambiamento di se. L’impossibilità di compiere un tale atto è dovuta alla condizione mentale e cognitiva limitata attuale oramai diffusa. E’ di fatto impedito agli individui la comprensione del significato della parola morale e della possibilità di “discernere” tra ciò che è veramente “buono”, ovvero “utile” da ciò che non lo è. Confondendo tutto con un calderone di scemenze a carattere spirituale e codici morali cercherà di privarsi senza capire cosa deve realmente fare. Ciò che è “utile” per essere visto e compreso richiede una mente sgombra non solo dalle stupidaggini, ma dai bisogni materiali, ecco perché serve cambiare il carattere morale, iniziando di fatto dalle proprie consolidate abitudini e comodità.

Al momento attuale di bollitura generale e a-comprensione del reale neanche il significato della parola “discernere” viene più compreso alla perfezione. Oggi vedo tante persone alle quali è precluso solamente il semplice imparare a farlo (mi riferisco al poter discernere). Questo a mio avviso è dovuto o causato e come conseguenza della cristallizzazione di questo continuo folleggiare da una filosofia ad un altra, da una pratica illuminante all’altra, da un digiuno ad un altro.

Forse sarebbe il caso di digiunare per un pò dalle stronzate (mentali), cosa che purtroppo è preclusa anche questa a causa di un bisogno più viscerale, acquisito precedentemente all’incontro con un lavoro di scuola o filosofia iniziatica, di considerazione e di importanza personale.

Questo volare da un parte ad un altra, altro non è che la manifestazione di un incapacità di puntare su se stessi e coltivare qualcosa di veramente centrato ed autentico: invece di continuare a “cercare” forse sarebbe il caso di iniziare a “trovare”. Nessuno ancora ha chiaramente percepito che la spinta moderna verso la tecnologia con la scusa di “migliorare la qualità della vita” di tutti non sta facendo altro che farci comportare come animali sterilizzati i cui stimoli alla vita sono stati tutti rimossi e soppiantati da bisogni che, presto o tardi capirete, hanno prodotto solo uno schema di dipendenza non tanto verso qualcosa in particolare ma verso lo schema stesso.

E’ per questo che potete andare per il mondo convinti di fare qualcosa di creativo o di stare coltivando qualcosa di spirituale, mentre di fatto state solo perpetrando il vostro schema di dipendenza. E’ questo solco profondo a fare di voi delle persone perfettamente uniformate, assolutamente prevedibili nei comportamenti ed assuefatte completamente ad un sistema di schemi di alimentazione.

A causa di quest’assuefazione e dipendenza siete di fatto diventati soggetti assolutamente inutile ed inadatti ad un lavoro di scuola, per quando ognuno di voi sarà convinto del contrario e che, evidentemente, questo scritto non è rivolto a lui o a lei, o di essere invece assolutamente dentro un qualche genere di percorso di crescita. Se questa ultima affermazione è in effetti ed in assoluto vera, ovvero che è vera nel senso che in effetti tutta l’umanità è in un cammino di crescita che la vedrà tra migliaia di anni evolversi e sollevarsi da tutti questi scivoloni da considerarsi auto-realizzata, allo stato attuale e nell’oggettività del vostro essere soggettivi non state combinando un belino per crescere veramente.

Siete per lo più indispettiti dagli altri e sbattete i piedi come bambini viziati e capricciosi appena qualcosa non va nel verso che vi aspettate o nel momento in cui vi viene tolto il giocattolo. Di crescere di fatto non se ne parla. E pensare che mio padre diceva che ero un irresponsabile, ma guardando a chi mi circonda non posso che sentirmi una cima.

Oggi l’unico passo che vi resta da fare è quello acquisire un qualche genere divalore morale di cui dovrete comprenderne per sforzo intellettuale e coscienteil senso ed il significato autentico, dato che la morale alla quale vi rivolgete ed abbracciate è falsata dalla convinzione di essere nel giusto e dalle vostre più che giuste ragioni. La rettitudine morale non è qualcosa che si esterna, non è qualcosa che si ha, non è qualcosa che si esibisce, è qualcosa che si diventa.

Si diventa retti percorrendo una via ed abbracciando quella via fino in fondo. Ecco che cos’è la fede, è la fiducia con cui si persegue una Via convinti che possa darci dei risultati. Se questa fede vacilla vi conviene cambiate strada, se state cercando ancora la pozione o la pratica più perfetta, state solo perdendo tempo. Molte sono le vie un unico traguardo. Molte sono le vie un unica modalità operativa: produrre e percorrere quella via fino alla sua totale consumazione. Solo così si potrà arrivare a comprendere il senso della rettitudine morale e nel farlo, nel percorrerla, vi scoprirete cambiati e capirete di fatto che ciò che vi ha permesso di cambiare non è stata la via, ma l’averla percorsa, o meglio consumata interamente. 

Continuando a rimbalzare da una pratica all’altra mescolando il tutto nella vostra testolina annebbiata da anni di torpore e schiavitù, ricolma di seri problemi cognitivi e di Qi (quoziente intellettivo, ovvero, non capite più niente a causa del fatto che state atrofizzando l’unico organo disponibile che vi era rimasto con i vostri bisogni e le aspettative di una terra promessa che non arriverà mai se non lasciate andare tutto), non sarete in gradi di giungere a niente, per quanto siete convinti del contrario. Convinzione che vi viene proprio dal modo in cui avete accettato il condizionamento, condizionamento che vi impone di accumulare, condizionamento che fa di voi degli ingordi a-morali. Siete ingordi immorali di pratiche e pozioni magiche, come prima cercavate la pillola perfetta che vi facesse stare bene, adesso cercate la Via. Accumulate una pratica dopo l’altra senza neanche capirla, assimilarla, estrinsecarla al pieno che cambiate di nuovo strada. Come gli altri cercate emozioni forti, non cambiamenti radicali. Sieteconsumatori spirituali, ecco perché avete bisogno di spiritual business.

Non potete giungere a niente perché ogni pratica ed ogni via nuova che scoprite vi imporra per sua stessa natura di continuare a porvi, anche se questo non è percepito, nella condizione di dover ricominciare ogni volta da capo, perdendo tutto il lavoro fatto in precedenza o gran parte di esso. Mentre voi andate in giro convinti che vi state arricchendo di dettagli, in realtà state solo ricominciando da capo un nuovo percorso, il quale richiederà ovviamente tempo e dedizione per produrre dei risultati. Siete previsti così ed è in questo che consiste la vostra corruzione. Siete corrotti dentro e non lo capite più, è in questo che consiste la vostra a-moralità, pensate di stare facendo qualcosa, mentre nutrite sempre e solo nuove aspettative o capricci (dipende dal punto dal quale si guarda).

Blaterate di mille idee, di mille saperi, atteggiandovi a maestri senza averne capito nessuno veramente e fino in fondo. Milioni di vite che si sono allontanate dalcoltivare con rettitudine morale una via. E’ così che la vostra esistenza sta diventando veramente corrotta, senza che voi ve ne accorgiate.

Non esiste nessun sistema colpevole di condizionare le persone, o di corromperle, sei tu stesso a farlo, tu sei parte di questo sistema, – “se non lo faccio io lo farà sicuramente qualcun altro” – è il tuo mantra preferito, non – “Oṃ namaḥ Śivāya, namaḥ Śivāya Oṃ“, – quello è solo per atteggiarti un pò. Chiudi le frasi con “namastè“, senza capire che è proprio quel comportamento il segno distintivo della tua corruzione. Sei un occidentale e come tutti gli altri occidentali sei nato in catene in una prigione per la tua mente, e tutto questo materiale viene assorbito, va a mescolarsi col resto complicandoti ancora di più e non semplificando la tua esistenza, anche se tu sei convinto di essere sereno e in pace con Dio se non ne esci da queste scemenze trascorrerai il resto del tempo che ti rimane a rimaneggiarti la testa, cosa nota come titillazione, e solo alla fine capirai che hai sperperato il tuo tempo o la tua polvere. Per inciso siccome abbiamo colonizzato il mondo, anche gli orientali sono diventati occidentalizzati.

Esiste ed è sempre esistito un unico solo vero ed autentico responsabile alla tua sofferenza ed inconsapevolezza o incapacità di agire, capire o sentirti al tuo posto, ovvero, tu stesso, che credendo a tutto quanto ti viene propinato da sempre non hai mai veramente scelto qualcosa, credi di essere diverso solo perchè fai dei corsi di qualche tipo, ma ti sei solo adeguato all’andazzo generale senza assumerti la responsabilità di esistere, cercando anche tu la considerazione e il confort necessario a farti sbarcare il lunario su questo pianeta. Sveglia! Smetti di dormire finché ti resta tempo e corri a farti perfetto, non stai percorrendo nessuna cavolo di via iniziatica o come tu la vuoi chiamare.

Non hai percepito nemmeno minimamente il senso ed il significato di una via iniziatica se non per il bisogno di vantarti con amici e conoscenti o in te stesso, che è anche peggio. Fai il professorone, parli in continuazione. Ma non lo vedi che non riesci a stare zitto 30 secondi?!

Crogiolandosi nella fantasia di essere degli iniziati non si è compreso di quale genere di volontà siete chiamati ad esprimere, e non a parola, ma nei fatti, cosa nella quale cadete puntualmente. E’ proprio come nella favola di pinocchio, vivete nel paese dei balocchi e vi piace anche un casino, almeno finitela di fingervi interessati ad un percorso di qualche tipo. Il genere umano è ad una svolta, ma sembrate tutti non vederlo, è un passaggio definitivo, dove la tecnologia sta dando il suo colpo più importante. La chiamano genericamente la 4 rivoluzione industriale, così e di modo che non ve ne accorgiate, basta che avete uno smart in mano e siete apposto.

Voi pensate che con l’automazione e l’avanzamento tecnologico ne andremo tutti a stare meglio, ma in realtà non funziona così. L’automazione toglie alla gente reddito perché manda a casa le persone, anche se le aziende, che ricordo pensano sempre e solo ad una cosa e cioè a fare profitto, chiamano questi cambiamenti efficienza o efficientazione o efficientare il processo. Aumentare la produttività significa che ci vuole qualcosa che lavori più tempo di quello impiegato in questo momento, contingentare i costi significa tagliarli. Indovina un pò chi è il costo più importante dopo il trasporto merci? Già, tu.

Ho idea che non avete mica tanto capito cosa vi aspetta. Un braccio meccanico costa 35 mila € all’anno, lavora h 24, non va in malattia, non vuole le ferie, non si lamenta, non si deprime. Un lavoratore a contributi con contratto che ha tutti questi deficit costa anche di più. Secondo voi cosa pensate che accadrà nel tempo? O veramente credete che quello che chiamate il capo è il vostro datore di lavoro? Quello vi da un reddito, ovvero soldi fintanto che non può vedere come fare a liberarsi di voi, che tra l’altro siete anche diventati dei giganteschi rompi coglioni, presuntuosi, saputelli convinti di sapere tutto voi.

La Cina stessa sta comprando tecnologia robotica. E’ il massimo i cinesi che vogliono sostituire i cinesi con i robot. Voi mi direte: “ma qualcosa prima o poi dovranno inventarla. Se la gente non ha reddito, chi comprerà le loro cose?” – risposta – “Tu sempre tu, perchè ne hai talmente bisogno che farai qualcosa per poterle avere”. E quando non puoi ci sarà la realtà aumentata come palliativo o per decomprimere. Ma non li guardi i film? Non ti ho già detto altre volte che Hollywood è il notiziario del sistema mondiale?

Datevi una regolata, iniziate veramente a coltivare qualcosa perché non vi resta mica poi così tanto tempo. Quest’anno ho intenzione di fare alcuni cambiamenti, cambiamenti che sono dettati dalla recente situazione di emergenza che si è venuta a creare e che corre molto più veloce di quanto avevo ipotizzato. Qualcuno li capirà altri meno, altri per niente. Non importa, come sempre dico, non si può far contenti tutti. Serve mettere insieme Zion ed al più presto e voi pensate solo a venirci a fare i turisti. Ma questa è un altra storia.


Progetto Zion | Un primo passo! La prima Pietra dell’Ateneo

In data 19 luglio 2016 ore 11,30 a.m. è stato fatto il primo passo importante nella direzione e per l’acquisizione della proprietà individuata già l’estate scorsa e dove iniziare a realizzare la struttura polifunzionale, a contatto con la natura e lontano dalle città. Un nuovo e moderno “Ateneo“, un “monastero“, nel suo senso più ampio, adattato ai tempi attuali. Un luogo dove entrare in contatto con la propria individualità, attraverso il raccoglimento e il lavoro su se stessi.

Si tratta di un primo passo, con il fermo intento nel tempo ed in seguito di farne di nuovi. Un primo passo, concreto, che se da una parte avvicina la realizzazione del progetto dall’altra lo allontana, questo perché chiama tutti ad uno sforzo ulteriore nella direzione del perfezionamento di se stessi. Inutile dire che c’è ancora molto da fare e per certi versi iniziamo soltanto adesso a muovere i primi passi, almeno come comunità o tribù.

Senza il lavoro singolare di ogni partecipante agli incontri difficilmente possiamo veramente di camminare e considerarci un gruppo o cerchio come quello descritto in tutti questi anni di istruzione ed educazione che ho svolto. Il modello sociale denominato “Progetto Zion“, nato per dimostrare che un modo diverso di vivere esiste parte proprio dalla trasformazione della proprie pretese. Lasciate da parte le polemiche o recriminazioni, le regole sono definite, voi potete credervi usciti da qualsiasi genere di “matrix” vogliate, ma solo misurandosi con il lavoro che propongo da anni è possibile trovare spazio e posto nell’associazione.

Non c’è sostenibilità se non si diventa noi stessi per primi sostenibili (emotivamente, intellettualmente e fisicamente), ovvero meno sgradevoli di quanto normalmente si è. Come ho detto svariate volte: “serve un lavoro di scuola e serve applicare un metodo e strumenti“. Chi partecipa agli incontri sta di fatto partecipando ad un lavoro di scuola, sta operando su se stesso un cambiamento o almeno così ci si auspica. Partecipare attivamente al progetto Zion significa partecipare attivamente agli incontri. Solo durante gli incontri si può iniziare a capire questo progetto, perché per capirlo, per poterlo capire devi cambiare testa.

Oltre alla frequentazione dei miei incontri che si tengono tutti gli anni il mercoledì a S. Donato Milanese e quando sono in giro per le città di Italia è possibile, a livello locale, provare a contattare i vari gruppi alla seguente pagina: Contattaci. E’ fondamentale ed importante portare avanti un lavoro personale. Per quest’anno scolastico 2016-17 sono previste alcune novità: attività sia in termini di seminari di un fine settimana, che attività più impegnative compresi anche i viaggi didattici quali “Catarsi nei Catari” o “il passo della Dea” in fase di preparazione.

Parte di questo programma verrà pubblicare sulla pagina del Calendario Incontri e Seminari (clicca qui), sui soliti canali social e derivanti pagine, e per newletters a chi si iscrive ad Associazione Zion News (cliccando qui o dal sito) o anche a Sentieri Esoterici E Pellegrinaggi! Il resto dell’offerta formativa o Portfolio Attività resta consultabile nella sezione Formazione | Incontri e Seminari.

Gli incontri e l’educazione restano pertanto inevitabilmente il pilastro del Progetto Zion e restano le porte d’accesso a questo progetto. In queste ore in molto mi avete contattato chiedendomi appunto di questo, chiedendomi dov’è il posto, come fare per arrivarci e molto altro, evidenziando una singolare interpretazione del progetto. Zion è una conseguenza di un lavoro che ha inizio in se stessi, e come conseguenza mette in contatto tra loro le persone che operano e lavorano all’interno del progetto stesso.

Chi vuole provare a fare un lavoro di scuola, chi vuole studiare e provare ad evolvere da una condizione che sente reale di schiavitù mentale ed emotiva ha solo un modo e cioè partecipare alle attività che propongo di lezioni frontali ed al programma didattico il cui Calendario Attività viene aggiornato di volta in volta, come già esposto, a questo link – Formazione | Incontri e Seminari e a Calendario Incontri e Seminari (clicca qui). Unitamente alle lezioni ed incontri, i seminari ed i viaggi didattici vengono organizzati anche eventi pubblici atti a presentare i risultati delle ricerche sia in ambito di autonomia e sostenibilità che in ambito culturale ed antropologico denominato To Zion Contest! Recentemente abbiamo realizzato proprio in quest’ambito il tozioncontest 2.0 -> Il calice e la Spada e di cui presto produrremo il resoconto e il documento visivo.

Inutile ribadirlo, ma a volte serve: al momento servono investimenti e serve un nuovo impegno da parte di chi ci ha sostenuto sino ad ora, da parte di chi non lo aveva ancora fatto e da parte di nuovi soggetti che vedono in questo progetto la soluzione di un incredibile abbrutimento dell’uomo. Attraverso quello raccolto sino qui, e per il quale ringrazio ancora tutti coloro che hanno partecipato e contribuito, ci avete permesso di arrivare a questa passo così importante dell’acquisizione di un terreno ed annesse strutture.

Attualmente il luogo, però, necessita di essere riconverti nell’Ateneo descritto. Servono alcune ristrutturazioni, riadattamenti e serve realizzare varie costruzioni. Non mi sto riferendo ad una semplice tinteggiata o stuccatura, ma al fatto che di fatto serve tutto, non ci sono nemmeno i sanitari, che sono stati rimossi, serve dell’arredamento, servono lavori in muratura, serve fare gli impianti, serve materiale edile, serve progettazione, e molto, molto altro che ancora va inquadrato. Le strutture sono abbastanza al crudo, giusto i tetti sono ben messi, ma per quanto concerne l’idea di Ateneo/monastero è veramente ancora tutto da fare.

Qui c’è il found crowding su buonacausa.org su cui fare una eventuale donazione: Progetto Zion – dona adesso!!! Solo attraverso questa forma di dono possiamo imparare a capire cosa significa partecipare ad una causa più grande senza dover trovare a tutti costi un tornaconto personale. Lo scopo della donazione non deve essere sperare di avere un posto all’interno di Zion, che di per se non esiste, se non come stimolo al cambiamento di paradigma e culturale, ma affinché la sua realizzazione sia possibile ed ultimata!

Grazie ancora per averci creduto e per il sostegno dato fin qua, ci si prende in onda,

Rocco BRUNO


Copyright © 2002-2016 Rocco BRUNO, tutti i diritti riservati | 
I libri: usciredamatrix.com, Info varie ed attività: associazionezion.org, 
Calendario degli incontri!
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Sentieri Esoterici | Escursionista o Pellegrino?!

Non sempre e’ semplice identificare e/o identificarsi con questi due termini, l’Escursionista e il Pellegrino, come il Camminatore e il Viandante, sono comunque due facce della stessa medaglia; l’Escursionista come il Camminatore segue una freccia, un segnale o simbolo che delimita un sentiero, il Pellegrino e il Viandante a differenza “vedono la meta”, però non come fine ultimo, ma come stimolo per seguire quel selciato che porta alle scelte per essere più maturo attraverso l’esperienza e la conoscenza. L’intento qui è quello di conoscere l’uomo e i segni che ha lasciato nella storia nel tentativo di trasmettere ad altri e far capire che c’è molto di più nella loro esistenza, che ci sono cose che conducono ad una sapere differente. Un filo rosso che collega come un cammino alla ricerca di Sè non solo fatto di sentieri e chilometri da percorrere, ma soprattutto un “Sapere” che cammina parallelo alla storia degli uomini che, ignari, inconsapevolmente vivono all’oscuro. Attraverso questi itinerari si cerca di risvegliare proprio questo senso universale.

Eviteremo di parlare di grande spiritualità, ma possiamo descrivere i sentimenti semplici che ritmano la vita di ogni giorno sui cammini, le abitudini così normali come alzarsi e vestirsi al mattino presto, infilare gli scarponi, prendere lo zaino in spalla e cominciare a camminare.

La parola Peregrinus fa riferimento a «per agra» (attraverso le terre, i campi), cioè a colei o colui che abbandona la sua casa e parte in cammino, diventando così un senza domicilio fisso moderno. Ma questa parola ci lascia intravedere anche delle esperienze fuori del quotidiano e l’apprendimento di un modo differente di vivere. Insomma, il pellegrino e’ colei o colui che, affrontando pericoli e percorrendo terre a lui sconosciute, trasforma le sue esperienze in conoscenza e saggezza, vivendo fuori dai canoni “normali”. Allo stesso tempo si intende introdurre adeguate spiegazioni atte alla comprensione di ciò che si sta osservando o facendo.

“Camminare” – un’attività praticabile da tutti, in qualunque stagione, a qualunque età, che non richiede costose attrezzature, che non inquina e non fa rumore. E’ un’azione lenta, che permette di osservare anche le piccole cose; silenziosa, ritmica, che non disturba il pensiero – anzi stimola la riflessione – faticosa ma non estenuante, consente di sentire il proprio corpo e di apprezzare le distanze guadagnate un passo alla volta; autonoma, non si deve fare ricorso a mezzi meccanici, si parte e ci si ferma quando lo si desidera, si procede al proprio ritmo.

Sentieri Esoterici e oltre | News letter

Compila e ricevi le news sulle iniziative cliccando su Sentieri Esoterici – news o visita il sito sentieriesoterici.it!


L’identificazione, In-ire

Il termine “Iniziazione”, da cui “iniziatico” e “iniziato”, proviene dal verbo “In-ire”, “andare dentro”; niente a che vedere con i travisamenti e le alterazioni che nel tempo si sono consolidate, grazie al terreno fertile di una mentalità superficiale e limitata, che ha generato tante fantasie ed attribuzioni “esteriori” per cui l’iniziazione viene intesa come qualcosa da raggiungere fuori di se’, da “acquisire”, all’interno di scuole ed associazioni, al pari di una scalata sociale con tanto di medaglietta, riconoscimento degli altri ed importanza personale.

Dunque “andare dentro”, ma “dentro” dove? E’ un modo figurato, un analogia, per esprimere l’invito e l’atto del conoscere se stessi- il “nosce te ipsum” dell’Oracolo di Delfi, il significato stesso di Gnosis, ma anche qui sorge spontanea un altra domanda: COME conoscersi? “Conoscersi” non e’ come leggere un libro, imbottendosi la testa di informazioni, ma e’ un esperienza profonda, che parte da un tentativo di Osservazione imparziale, distante dall’idea di “cammino” inteso come qualcosa di separato della vita di tutti i giorni- c’e’ solo la vita e come la stiamo vivendo,  cos’e’ centrale e cos’e’ periferico, cosa siamo in grado di capire allo stato attuale, cos’e’ che ci governa e controlla, e fin dove arriva la capacita’ di esprimere un qualche tipo di volonta’- quindi e’ piu’ una Filosofia, un modo di intendere ed approcciarsi alla vita, detto appunto “Filosofia Iniziatica”.

Questo presuppone che bisogna mettere tutto in discussione, a partire dal modo stesso in cui interpretiamo gli eventi e crediamo di conoscere la realtà, a cui siamo stati educati e perpetriamo inconsapevolmente. Il modo in cui e’ avvenuto il nostro sviluppo e’ alterato nelle sue fondamenta e condiziona ogni atto e certezza granitica che abbiamo su noi stessi. Come tanti “carillon”, sin dai primi anni siamo stati “caricati” e nel tempo si comincia il “balletto” o “Cronoprogramma”(Produci-Consuma-Riproduci-Crepa) in cui tutto “accade” secondo binari prestabiliti, nella convinzione comune di poter “fare” solo perche’ ci si vede “ballare”.. da questo presupposto potersi avvicinare ad una conoscenza di se’ implica un approccio radicale, una TOTALE messa in discussione di TUTTO, a partire dalla stessa immagine che abbiamo di noi stessi a cui si e’ tanto affezionati perché é l’unica certezza sulla quale poggiare un “orientamento” e descrizione del mondo tramite la propria storia personale- ed ironia della sorte, e’ proprio la piu’ grande illusione che consuma il tempo che abbiamo a disposizione, in cui un giorno o l’altro puo’ “capitare” che emerga un senso di “disorientamento”, subito sedato, tramite in-trattenimento, scopi vari, scalata sociale, paranoie- ammutolendo quella “voce” che dal profondo reclama -come l’aria- Spazio, approfondire e vivere davvero domande sempre evitate, ma che dovrebbero costituire il “centro” nella vita di un individuo, proprio perche’ esistenziali:

Cosa sono? Perche’ esisto? Cos’e’ l’universo?

“Farsi le domande” non e’ una formulazione mentale, ma e’ uno Stato-di domanda, in cui se dai “risposte” razionali affrettate interrompi il processo di conoscenza, proprio perche’ l’attuale modo di pensare e’ l’ostacolo piu’ grande alla comprensione; le informazioni sono un aiuto propedeutico, ma bisogna metterle in pratica e farne esperienza. Se mi e’ stato detto che un giorno moriro’, che senso e significato ha tutto quello che sto vivendo oggi?tutto quello che so? Come nel film “Dio esiste e vive a Bruxelles” se ci mandassero un sms con la data del giorno di morte(1 mese-1anno-10anni) avrebbe tutto lo stesso peso ed importanza che ha ora?

Eppure quella data, allo stato attuale c’e’(anche se non arriva l’sms) ed esiste forse proprio perche’ non ci pensiamo mai… Come dentro una gara automobilistica ci ritroviamo dentro un “circuito”, di cui siamo le “macchine” cioe’ ci muoviamo “automaticamente”, in cui bisogna fare solo una cosa:CORRERE, raggiungere traguardi, AVERE, ogni tanto qualche pitstop(la discoteca, la pizza, il teatro la vacanza)..e’ quello che vediamo attorno a noi sin da quando siamo nati e cosi’ come nei medicinali mettono le controindicazioni in minuscolo per non fartele leggere, ogni tanto arriva voce che alla fine della “gara”, il “traguardo” finale e’ proprio la morte..ma non importa!..l’importante e’ continuare a correre- che vuol dire abbracciare in toto i paradigmi e le credenze attuali, il cui sunto e’ la dottrina del profitto e dell’avere: cose, affetti, situazioni, titoli, immagine, importanza.

Perche’ siamo dotati della capacita’ di INTELLIGERE, di capire e spiegarsi, e non invece come gli animali non siamo per natura limitati al semplice adempimento delle finalita’ di cibo-riproduzione-territorio? Ci dev’essere di piu’, quel “Piu’” che risiede proprio nelle facolta’ che ci caratterizzano all’interno di cio’ che esiste, che riguarda l’uomo e la sua ragion d’essere – capire questo implica una ricerca, un modo di intendere la vita, non puo’ verificarsi accidentalmente e casualmente ma puo’ solo essere autodeterminato attraverso uno studio e lavoro su di se’, l’applicazione di metodi e strumenti in questa direzione, tramite lo sviluppo di capacita’ e caratteristiche quali Volonta’, Coscienza, Intelletto- quest’ultima facolta’ essendo abbassata all’esclusivo soddisfacimento dei bisogni primari dell’animale, li altera inevitabilmente, perche’ e’ alterata la forma mentis che determina la manifestazione: e’ il pensiero che muove il braccio e non viceversa!

Le cause sono le influenze e l’educazione, il “servizio di leva” che tutti obbligatoriamente attraversiamo per poi arruolarci all’interno della societa’, inserendoci nel meccanismo socio-economico-culturale dall’uomo stesso stabilito, o al massimo per acquisire qualche “orpello” per sentirsi meglio degli altri. E’ questa la finalita’ dell’educazione attuale, ci e’ sempre stato detto e come tale l’abbiamo assunto annullando ogni altro possibile tipo di Sviluppo ed Educazione, e nel tempo allontanandoci dalla possibilita’ di accorgersi di tutto cio’.

Non c’e’ davvero nulla oltre quello che ci e’ stato detto essere la realta’? Perche’ avviene questo?Cos’e’ che impedisce di accorgersi?

 Innanzitutto gli effetti dei processi educativi, l’illusione di capire tutto, da cui la convinzione di essere “uno” che “fa” delle cose, mentre invece siamo “tanti io”, tante spinte tendenze binari, che accidentalmente scorrazzano nell’inganno consolidato dal percepire un solo corpo(corpus-insieme di) ed un continuum temporale nel quale piu’ che sonnecchiare eseguendo dei programmi stimolati da imput esterni, ci si crogiola in qualche strana fantasia,  identificandosi continuamente con le manifestazioni e gli stati che ci attraversano- con l”io” o tendenza di turno di quel momento senza capire ne’ sentire da dove proviene quella spinta e qual’e’ la sua causa. Questo e’ cio’ che chiamiamo oggi “io”, tecnicamente una frammentazione, ed e’ la causa dell’oscillazione emotiva, indissolubilmente legata a uno stato interno o “livello d’essere”, e dei pensieri che crediamo essere “nostri”, quando invece stiamo proprio assistendo al “balletto del carillon” che oggi allo stato attuale l’uomo manifesta essere. Non puo’ che emergere Inadeguatezza dal percepire questo stato di cose. ed e’ proprio il primo contatto con qualcosa di Reale in noi, la base di un possibile cambiamento o Rivoluzione- Eh si!proprio quello che ci fa “stare male” che cioe’ non soddisfa il meccanismo del pensiero ed autocompiacimento con il quale si prova a sopravvivere e di cui nel tempo si diventa artisti a mascherare.

Nella profonda simbologia dell’ “iniziazione” , nella cosiddetta “Scala Santa” verso la piena realizzazione del seme divino (Mariae Nascenti), il primo gradino e’ proprio la RINUNCIA.  Rinuncia a tutto l’attaccamento, alle illusioni,  ai desideri, all’attuale modo di pensare, non tanto agli oggetti o alle cose. Rinuncia all’identificazione ed immagine di se’, qualcosa che puo’ essere fatto proprio nei momenti in cui siamo convinti di avere ragione, che ci e’ stato fatto un torto, nel pieno del giudizio, nel momento piu’ difficile in cui anche se e’ da anni che leggi libri di risveglio, quando ti pestano la “coda” dimentichi tutto e l’Ego(la tendenza automatica alterata) apre le sue fauci, con tanto di presunzione alla ragione assoluta. Rinuncia a cio’ che solletica l’autosoddisfacimento, l’unico modo attuale per colmare vuoti ,la consolatoria visione che abbiamo di noi stessi, anche quando si hanno complessi di inferiorita’- anche in quel caso ci si crogiola nella certezza e nel cibo/impressione alterato che ne deriva. Rinuncia alla titillazione,  al blaterare, atto mentale di fornicazione, la cui base e’ l’alterazione del sesso, parte tutto da li, dalla tendenza a disperdere le proprie energie vitali- come scrive Gurdjieff: “e’ il sesso cio’ che rende schiavo l’uomo” nel suo utilizzo alterato, “e’ il sesso che rende libero l’uomo” nella sua sacralita’ e purezza, nell’utilizzo consapevole e casto della forza vitale presente in questa funzione , fonte ,”Pietra” e base primaria di ogni possibile cambiamento.

Tutto questo, la Rinuncia, non puo’ essere autoimposto solo perche’ qualcuno ce l’ha detto, ma “emerge” come conseguenza di un “lavoro”, e’ l’inizio di una “morte”dell’ego e della falsa personalita’, del “me stesso” che fino ad oggi ha determinato la vita condotta, per la fioritura di una natura “superiore” di “vita nuova”- ed e’ percepito come veleno dal “me stesso”,  all’atto pratico anche da chi si proclama “realizzato”, perche’ e’ cio’ che “non piace”, che va contro la tendenza e la comodita’, e quando qualcuno mette a repentaglio le comode certezze smascherando la meccanicita’, lo si attacca, ci si difende, proteggendo in realta’ proprio il meccanismo che tiene anora SCHIAVO l’uomo.

Come nel film Revolver, riferendosi a mister Gold- la “voce nella testa”, l’ego, la forma mentis, meccanismo di preservazione dell’io alterato con tutte le sue certezze e paure:

Ovunque lei non vuole andare, e’ li il luogo dove LO trovera’. Di cosa ha paura Signor green?

Il sunto di tutte le credenze, i dogmi mai verificati, le paure che generano attaccamenti, tutto questo costituisce  il materiale per cui non e’ piu’ possibile “avanzare”, procedere alla conoscenza di se’, probabilmente perche’ non lo si vuole nemmeno, perche’ identificati in una forma, in tutto cio’ che costituisce certezza, comodita’. Compiere il “viaggio iniziatico” come nella Divina Commedia di Dante , e’ proprio morire a tutte le illusioni, le stesse che generano un inganno anche di tipo “spirituale”, quello di compiere un “cammino”, di realizzarsi e acquisire dei gradi,  nella piena convinzione di “avere” un anima che fa delle cose fantastiche, che e’ “spirituale” e bella.

Cos’e’ che allo stato attuale ci Anima?? DESIDERIO, natura inferiore, il solo soddisfacimento di bisogni istintivi alterati dall’intelletto a Superbia, Brama, Invidia, Lussuria. Il “viaggio” in questo senso non e’ di tipo spaziale-temporale, non si “acquisisce” nulla per come comunemente si intende, cioe’ “cose”, quella e’ solo l’ennesima deformazione di una mente condizionata che ambisce ad avere potere e riconoscimento, in piena logica piramidale di PROFITTO.

Lo “Sviluppo”, quello vero, implica una totale rivoluzione e capovolgimento di valori, indica un particolare tipo di processo, come per l’embrione che nutrito e gestato da alla “Luce” qualcos’altro “fuori” in uno spazio di Realta’ piu’ ampio di quello in cui si sviluppa solo che oggi crediamo esista solo lo spazio(si intende immateriale psicologico) chiuso nel quale ci muoviamo, convinti che l’embrione sia gia’ un essere realizzato e che la “Pancia” nella quale l’embrione sta sia tutto il mondo e l’unica realta’ possibile, percio’ non ci si vuole proprio staccare ed esplorare uno spazio piu’ ampio, perche’ bisogna lasciare le attuali certezze, muoversi dalla “Selva oscura” cioe’ la logica di branco dell’attuale societa’, senza sapere che cosi’ l’embrione tende a spegnersi e ritirarsi.

Il “viaggio”, cosi’ come l”anima”, l”iniziazione”, e’ un Analogia, ha un senso Anagogico – dal greco ἀναγωγικός (lett. “conoscere a fondo“) – qualcosa di astratto e immateriale , descritta attraverso procedimenti, un linguaggio e dei simboli vicini alla materia- come le lancette di un orologio, dal cui movimento noi deduciamo che il tempo “scorre” per “analogia”, ma il tempo come entita’ non ha quel movimento fisico, e’ immateriale ed impalpabile, ma esiste ed e’ “circolare” nel senso che si ripete attraverso cicli determinati da movimenti che generano oltre la percezione ordinaria da “lancetta d’orologio”.

Il materialismo positivistico, con tutti i suoi dogmi ha pervaso ed inquinato anche ogni possibilità’ di astrazione, di contattare il significato immateriale e consistente delle cose, nonostante l’immateriale sia cio’ che determina istante dopo istante la nostra vita- pensieri, sensazioni sono immateriali, non occupano spazio (Vedasi Psicobiofica e Teoria delle apparenze di Marco Todeschini), ma e’ cio’ in cui siamo continuamente immersi come vissuto. Questa alterazione di matrice positivistica ed anche religiosa e’ la causa di tante aberrazioni con la sua mentalita’ , anche la cosiddetta’ “spiritualità” in cui si fa un “cammino” e si prendono delle “cose” con le quali ci si “realizza” montando ulteriormente , pompando sempre piu’ l’immagine che ognuno ha, il “me stesso”, costruendo una prigione mentale ancor piu’ solida di quella ordinaria- in cui per il povero “embrione” sara’ sempre piu’ difficile trovare “nutrimento” e rendersi manifesto.

Con questa testa non si va da nessuna parte, e’ proprio difficile da capire perche’ si prova a capire con la stessa testa che genera il “problema”, cioe’ la condizione attuale. Se non si sperimenta questa “amara” verita’, amara come la “Cicuta di Socrate” quindi salutaria e benedetta per l’ente immateriale che siamo, nulla e’ possibile nessun reale cambiamento. Per tornare alla Divina Commedia, si vivra’ nella convinzione di intraprendere un “viaggio” solo perche’ si leggono dei libri o si fanno dei corsi o ci si convince di essere “svegli”, mentre invece si vivra’ ancora addormentati all’interno della “selva” , ”sognando” di salire le scale dei cieli, inseguendo ben soddisfatti i traguardi stessi della “selva”.

E’ proprio questa la condizione di partenza nella quale Dante si ritrova e prima ancora di incrociare Virgilioche simboleggia la conoscenza e le capacita’ dell’intelletto- ed intraprendere la “discesa agli inferi” , cioe’ ai propri inferni psicologici, verra’ sbarrato nel suo cammino da tre belve feroci , rappresentazioni simboliche di Superbia, Brama, Lussuria- piu’ mangiano piu’ hanno fame- quindi sin da subito emerge la difficolta’, gli ostacoli ad una Rivoluzione profonda che non e’ per nulla idillica e campestre come viene solitamente sbandierata, ma e’ piena di Shock, di Orrore, di lampi di coscienza e pentimento(non in senso cattolico), una totale resa dei conti , in cui “attraversare” i vari gironi infernali, e non “stazionarci” definitivamente”, rappresenta gia’ un processo di purificazione dall’ aspetto “ilico” , denso materiale della psicologia e del modo inconsapevole di vivere l’esistenza.

Non a caso si legge alle porte dell’inferno “Lasciate ogni speranza” cioe’ ogni vanità, illusione, consolatoria idea, indolenza, superbia. Virgilio viene in soccorso di Dante per intercessione di TRE SANTE DONNE, tre aspetti della divina forza femminile, –Rachele Maddalena Beatrice, Madre Sorella Compagna-, della Divina “Madre” che alberga in ognuno di noi, che aiuta attraverso la Conoscenza, che e’ “Madre” della “Coscienza” o “Cristo”,  attraverso la comprensione di alcune chiavi -VIRGILIO- per compiere l’ardua discesa verso il “centro” della Terra, o “Humus” da cui deriva la parola “uomo”, in cui e’ conficcato il Luciferolux ferre, portatore di luce- la forza e spinta animale alterata che assume quindi un aspetto ostile e mostruoso, nel componimento dantesco presenta tre teste fameliche , l’alterazione dei tre istinti di cibo riproduzione territorio, od ancora pensiero sentimento sensazione alterati dall’”inferno”- inferiorita’ di manifestazione e mancato, disarmonico, sviluppo.

Dante (L’animo umano, l’embrione di coscienza) e Virgilio supereranno il centro della Terra e raggiungeranno il Purgatorio (purificazione) risalendo controcorrente un “fiume” e passando attraverso la fessura di una “Roccia”- anche in questo caso come in tanti altri simboli “iniziatici”, il riferimento e significato e’ SESSUALE,  e’ la Pietra del sesso e il fiume sono le Acque Seminali, attraverso la Pietra verso la Purificazione si passa Solo per la Trasmutazione delle Acque- “Estrarre la spada dalla Roccia”, “Mose’ che separa le acque”, “Il Cristo che cammina sulle acque” sono tutti simboli che si riferiscono al medesimo processo. Nel Purgatorio sono presenti i 7PECCATI capitali, accompagnati dalle rispettive VIRTU’ come facce di una stessa medaglia, non c’ e’ virtu’ sovrapposto a vizio(erroneamente interpretato e vissuto come “colpa”), ma il “vizio” e’ alterazione e particolare sfumatura determinata dalla Forma assunta e dal condizionamento- La Virtu’ e’ Assenza di vizio, e’ Integrita’.

Infine Dante solo in seguito a una triplice purificazione in tre fiumi(ancora le acque!) incontra BEATRICE(Datrice di Beatitudine)-colei che la si deve chiamare Amore” e il suo numero e’ il NOVEla Divina madre, la “sposa” mistica, la forza creatrice che abbraccia l’uomo che si erge tramite Purificazione, Intelletto, Volonta’- il NOVE e’ la Nona Sfera, ancora una volta il sesso reso Casto e Sacro da un Sentimento puro, da A-mors assenza di morte. Sara’ Beatrice e non piu’ Virgilio(le idee) ad accompagnare il poeta attraverso i Cieli(dal latino cae+lum– “ripiegamento della Luce” dunque uno stato di coscienza , Di Presenza, e comprensione e non un luogo fisico), una condizione in cui la mente, il dialogo interno, non puo’ accedere, ne’ descrivere, ma solo dire che e’ ricolma di “Luce”,  fino alla Rosa dei Beati simbolo di “fioritura” e “Rinascita” della Natura Superiore”- ed infine la totale Ascesa ed annullamento in DIO(ancora una volta uno stato di coscienza)o “PADRE”.

Non esiste nessun “Paradiso” “Purgatorio” ed “Inferno” fuori di noi, essi sono gli Stati interni nei quali oscilliamo e la possibilita’ di altri processi e differente sviluppo.Tutto questo e’ Reale e possibile, ma allo stato attuale non e’ descrivibile se non attraverso simboli, ed e’ lontano nonostante sia “dentro” ogni uomo o donna, allontanato dall’affascinazione, dall’educazione, dalla presunzione e dai dogmi, dalla morte contro cui non esiste rimedio se non nella Vita che in se stessi si sperimenta. Un diverso sviluppo e’ possibile, solo tramite una Rivoluzione radicale e profonda, partendo da se stessi e dalle 3 linee di lavoro , una “Scuola” vera, un “Secondo tipo d’Educazione” che nel tempo generera’ inevitabilmente delle condizioni di vita diverse, perche’ rivolto alle Cause e non agli effetti della condizione attuale dell’uomo – Per Necessita’, perche’ ci si accorge che la vita scorre dentro la “selva oscura”, alle porte del “viaggio”, ma ci si ostina a perseverare in cio’ che rende sempre piu’ ciechi e opprime ben altre possibilita’, lo scopo stesso dell’esistenza e del perche’ nasciamo,  mistero “insondabile” ad oggi da Svelare.

Sappi che il mondo intero mangia ed e’ mangiato; sappi

che quelli che godono della vita eterna sono accettanti e
accettati. 
Questo mondo e i suoi abitanti saranno dispersi alla fine;
mentre l’altro mondo e i suoi passeggeri continueranno
per sempre. 
Questo mondo e tutti quelli che lo amano sono separati;
la gente dell’altro mondo e’ eterna ed unita.
L’uomo nobile e’ colui le cui buone traccie rimangono,
che e’ stato liberato da cento mali, perigli,
paure. 
Se gli uomini nobili sono migliaia, in definitiva sono uno
solo; nulla a che vedere con le immagini di chi pensa in termini di numeri. 
Il mangiatore e il mangiato hanno entrambi bocca e gola;
il vincitore e il vinto possiedono entrambi perspicacia e
intelligenza. 
Dio ha dotato di fauci il bastone della giustizia, cosicche’
divora tutti gli altri bastoni e le corde;
 e tuttavia non ingrassa a causa di tutto questo cibo,poiche’
il suo cibo e la sua forma non sono animali.
 Ha dotato di fauci-come il bastone- anche la Fede,
cosicche’ essa ha divorato ogni considerazione vana che sia
mai sorta.
Ecco perche’ le cose spirituali e intellegibili, e le cose
concrete, hanno fauci.Chi da’ cibo alle fauci delle cose
spirituali e intellegibili e’ sempre Dio. 
Cosi’, dalla Luna sino al Pesce, non v’e’ nulla nella
Creazione che non abbia le fauci, per poter avere nutrimento da
Dio. 
Quando le fauci dell’anima son vuote di pensieri relativi al
corpo, allora l’alimento che viene accordato diventa
sublime.
 Sappi che la condizione necessaria e’ la trasformazione
della natura sensuale, poiche’ la morte degli uomini perversi
origina dalla loro natura perversa.
Quando per un essere umano e’ diventato naturale
mangiare argilla, esso diventa pallido, smunto, malato,
miserabile;
ma quando la sua natura meschina e’ stata trasformata,
la bruttezza sparisce dal suo volto ed egli splende come una
fiaccola.
 Dove e’ una nutrice per il neonato da allattare,
affinche’ con tenerezza possa addolcire l’interno della sua bocca,
e offrendogli il seno lo colmi con centinaia di delizie?
Giacche’ per questo debole bambinello il capezzolo e’
ancora l’ostacolo che lo separa dai molti piaceri del pane
e delle pietanze. 
La nostra vita dipende dunque dallo svezzamento.
Sforzati di svezzarti a poco a poco. 
Quando l’uomo era un embrione, il suo cibo era il sangue;
allo stesso modo,il vero credente sa trarre purezza anche
dalla corruzione.
Quando e’ stato svezzato dal sangue, il suo cibo e’
diventato il latte; quando e’ stato svezzato dal latte,
e’ diventato un mangiatore di cibi solidi. 
Quando fu svezzato dai cibi solidi,divenne come Luqman:
un cercatore del gioco nascosto. 
Se qualcuno dicesse all’embrione, nel seno materno:
<fuori di qui troverai un mondo ordinatissimo, 
una terra gradevole, lunga e larga, piena di delizie e
di cose da mangiare; 
montagne, mari, pianure, frutteti profumati, giardini,
campi seminati, 
un cielo altissimo e pieno di luce, il sole, i raggi di luna e
cento stelle, 
e il vento del sud, il vento del nord, il vento dell’ovest,
che danno ai giardini l’apparenza di banchetti di nozze, di
feste.
Queste meraviglie sono di la’ da ogni descrizione: perche’
rimanere in questa miserevole oscurita’? 
Perche’ bevi sangue in questo luogo stretto, luogo di
imprigionamento, lordura e sofferenza?> 
L’embrione, a causa dello stato in cui si trova, sarebbe
incredulo, si terrebbe lontano da quel messaggio, non vi
crederebbe. 
Direbbe:< Tutto cio’ e’ assurdo, e’ inganno e illusione>, poiche’
il giudizio dei ciechi e’ sprovvisto di immaginazione. 
Dato che l’embrione nulla ha scorto di cio’ che gli e’ stato
detto, la sua diffidenza non gli farebbe ascoltare oltre. 
Del pari, in questo mondo, l’abdal parla dell’altro mondo
a uomini comuni 
dicendo:<Questo mondo e’ una fossa estremamente buia e
stretta; al di la’ c’e’ un mondo senza odore ne’ colore.>
Nessuna di queste parole e’ entrata nelle orecchie di uno
solo di loro, poiche’ la bramosia costituisce una barriera
enorme e solida. 
La bramosia chiude le orecchie e impedisce d’acoltare;
l’attaccamento a se stessi chiude gli occhi e impedisce di
vedere. 
Cosi’, nel caso dell’embrione,il desiderio del sangue, suo
nutrimento nella sua stretta dimora, 
gli impedisce di prestar orecchio alle notizie del nostro
mondo.Come cibo conosce solo il sangue.“   tratto da MATHNAWI libro III ,versi 30-70 Jalal alDin Rumi.

Scritto da: Domenico Pidatella | Progetto Zion – Sicilia |

Dal 15 Novembre 2015 tutte le domeniche potete seguire un ciclo di incontri “CONOSCENZA E RIVOLUZIONE” sulle tematiche promosse dall’associazione ZionProgetto Zion | introduzione alla filosofia iniziatica | Luogo: il centro Yoga “Vista e Benessere” di Catania, P.zza Angelo Majorana 14 | tutte le domeniche dalle ore 20,00 – e per tutto il 2015/2016.

Lo scopo di questi incontri è di suggerire innanzitutto spunti di ragionamento, attraverso lo studio e la conoscenza (GNOSIS) di se stessi, e di promuovere un lavoro nella direzione di quello che possiamo chiamare un Cambiamento o Rivoluzione Interiore.


Sostieni il progetto Zion | l’Accademia della Pietra | Centro studi antropologici – facendo una donazione – cliccando qui!


PROGETTO ZION | l’Accademia della Pietra | Centro studi antropologici | Manifesto fondativo

Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell’Eros. Se se ne rendessero conto, certamente avrebbero elevato templi e altari a questo dio, e dei più magnifici, e gli offrirebbero i più splendidi sacrifici. Non sarebbe affatto come oggi, quando nessuno di questi omaggi gli viene reso. E invece, niente sarebbe più importante, perchè è il dio più amico degli uomini: viene in loro soccorso, porta rimedio ai mali la cui guarigione è forse per gli uomini la più grande felicità. Dunque cercherò di mostrarvi la sua potenza, e voi fate altrettanto con gli altri.

Ma innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. […]

(tratto da SIMPOSIO/CONVIVIOPLATONE IV SEC A.C.: parla Aristofane)

Il presente articolo per presentare la nascita dell’Accademia della Pietra, denominazione di origine controllata, nel senso che è comprovata e verificata negli anni l’ipotesi di studio sulla quale si fonda l’accademia stessa, nel senso che il lavoro per realizzare questo progetto è “sintesi” di un lavoro di ricerca e studio, di sperimentazione di vari percorsi di studio, pazienti ragionamenti e lampi di intuizione sfociati nell’attuale lavoro di scuola e divulgazione di un pensiero filosofico pratico conosciuti anche col nome di – Progetto Zion | Piattaforma didattica | Centro studi antropologici.

L’Accademia della Pietra è lo sforzo ulteriore di trasformare questa piattaforma, questo centro studi in una realtà fruibile come lo potrebbe essere una scuola civica o un accademia delle belle arti, con la differenza che ancora una volta il centro di tutto il lavoro è “l’uomo”, è l’individuo ed i quesiti ed interrogativi che a questa forma di vita sono legati.

E’ qualcosa che va oltre l’idea di una “scuola di risveglio” o di sviluppo coscienziale o di quello che credi o vorresti. L’orientamento formativo infatti non è quello solo di dotare i propri studenti di tutti quegli strumenti (tecniche consigliate per prendere coscienza di se stessi, quali, l’osservazione di sé e il ricordo di sé, lo studio delle nostro tendenza, il modo con cui allontaniamo o respingiamo la realtà ed eventualmente anche il significato dei vari simbolismi), che col tempo gli permettano di contattare quella parte celata, in ombra, di se stessi, sia essa legata alle qualità o ai traumi che la vincolano, ma anche dare la chiave di lettura di questi strumenti e la ragione per cui debbano essere utilizzati, cosa che è oltre il problema stesso di restare “svegli”, o manifestare un qualche tipo di potere, o realizzare i proprio desideri o chissà cos’altro a carattere “esoteristico”.

Certo che una sensibile riduzione del dialogare internamente ed un aumento del livello di presenza e consapevolezza sono cose auspicabile per un miglioramento della vita, il punto è però: a che pro? A cosa serve? Che cosa ve ne fareste veramente di una simile possibilità?

Tanto più, che più pensiero non equivale in assoluto a più consapevolezza, mentre invece più “attenzione” a quello che c’è a più livelli del percepito, in una parola: più presenza determina maggior consapevolezza, questo perché quest’azione allarga la visione permettendo allo studente di cogliere da se stesso i misteri del suo esistere. Il punto è che lo studente deve essersi posta la domanda, deve essersi posto la “questione esistenziale“, e se non lo ha ancora fatto è compito di una scuola di sollevare la questione. Tutti noi abbiamo una “questione esistenziale” irrisolta, dato che il sistema non è stato in grado realmente di dare risposte in merito, se non convincerti che tutto è casuale e che tu non sei ne più ne meno che la conseguenza dell’evoluzione biologica.

Solo abbracciando questa questione (“esserica” o “questione esistenziale“) diventiamo capaci e capiamo la necessità di dirigere il potere della nostra mente invece che nella realizzazione materiale di qualcosa o verso un improbabile “cielo”, in qualcos’altro di necessario e cardinale per sua stessa natura ed ammissione. L’attenzione nel presente dischiude ed apre le porte ad una varietà di esperienze educative che possono essere comprese solo se il punto di partenza è la “questione esistenziale“.

Poi e successivamente, grazie, all’acquisizione di un attitudine all’indagine, alla ricerca del “perché” delle cose, si potrà estendere lo sviluppo della propria coscienza; cosa che accade spontaneamente nel momento in cui siamo ben motivati da questioni di vita o di morte. Il punto resta sempre ed è: perché? Perché un individuo dovrebbe necessariamente interessarsi e voler aumentare il suo grado o livello o potenziale di consapevolezza? Perché? A chi importa? E cosa ci si aspetta di ottenere al fine o come scopo? Non dico che grazie l’applicazione di queste pratiche quotidiane non si possano sperimentare degli effetti salutari, dico che sarebbe meglio praticare per uno scopo e quale miglior scopo può esserci che salvarsi l’esistenza? Che è poi il senso e lo scopo salvifico di cui tanto le religioni parlano, ma che i più difficilmente colgono essendo presi dai dogmi e dalla paura di morire.

E’ la spinta iniziale che porta le persone ad interessarsi di questo tipo di studi che deve essere chiara, e questa spinta ha un nome e una madre: la “questione esistenziale” e la ricerca di una verità diversa da quello che ci e’ stato messo davanti agli occhi, il forte impulso e il bisogno di manifestare l’esigenza forte che c’e’ qualcosa che non funziona a questo mondo e che ci sono cose che vanno sotto un strato apparente di normalità, ma che di normale non hanno nulla. E’ come se normalizzando tutto e rendendo tutto cosi’ semplice e facile da intendere e realizzare da far diventare quasi inutile farsi domande, soprattutto certe domande: quelle più scomode, quelle che dovrebbero farci ragionare sulla nostra esistenza e sul suo scopo. Perché nasciamo e viviamo?

E’ diventato praticamente inutile domandarselo. E’ normale! E’ facile da capire: nasci, studi, lavori, compri una casa, fai una famiglia, e di quando in quando ti diverti un po’. Quando guardo questo mondo, questa realtà, questa civiltà, a volte ho la sensazione che le persone si tengano impegnate in qualcosa che non li faccia pensare in attesa del giorno in cui moriranno. Le persone raramente si fermano a ragionare sul perché esistono, sul – “cosa ci stanno a fare al mondo“. Che cos’e’ un essere umano? Perché esiste? Cosa significa esistere? – Per i più tutte queste domande fanno sorridere, è stupido porsele, è tutto chiaro, è tutto già spiegato, sei qui perché sei la convergenza di casi fortuiti uno dopo l’altro che ti hanno portato dalla particella di polvere sperduta nello spazio, ad un alga, un pesce, poi sei uscito dal mare, un lombrico, una mucca, un cavallo ed alla fine un uomo.

Smith : “Pensa veramente di lottare per qualcosa a parte la sua sopravvivenza? Sa dirmi di che si tratta, ammesso che ne abbia coscienza? e’ la liberta’? e’ la verita’? O magari la pace. Non mi dica che e’ l’amore! Illusioni, signor Anderson, capricci della percezione, temporanei costrutti del debole intelletto umano, che cerca disperatamente di giustificare un’esistenza priva del minimo significato e scopo!” – Matrix revolutions

Le persone sono senza “speranza”. E’ la perdita di ogni impulso verso la “questione esistenziale”, esserica, qualcuno direbbe che è la ragione di quello che vediamo e in qualche modo subiamo. Le persone vanno da A a B, dove A è il giorno della tua nascita e B è il giorno della tua morte, per i più, in mezzo c’è solo una – “gigantesca rottura di scatole”, per altri “vediamo come faccio ad ammazzare il tempo che mi resta“, altri ancora – “devo lasciare qualcosa alla mia famiglia ai miei posteri“, altri – “tutte queste cose e nessuna“.

Il punto è che tu non sei altro che un miscredente, come gli altri hai smesso di sentire e di pensare che ci può essere altro a questo mondo che quelle quattro cose certe che vi raccontante e così facendo vi convincete e rafforzate uno con l’altro; tutto per non ammettere a voi stessi che fondamentalmente tu stai andando senza speranza verso una strada senza uscita che porta dritto dentro un cimitero. Non sei più capace di credere in altro che un giorno morirai, e quindi fai di tutto per non pensarci, e per ironia della sorte è solo stando in quella condizione che capirai se ci può essere altro e come realizzare la tua personalissima “evasione“.

Ti sforzi di credere in cose come l’anima immortale, l’incarnazione, i cicli di trasmigrazione, il giorno del giudizio, ma fondamentalmente tu non credi più in nulla che non sia la tua stessa morte in quanto “fine dei giochi”, “game over”. Ti stai dirigendo dritto verso il cimitero privo di qualsiasi speranza e rassegnato a questa fine che purtroppo avverti come ineludibile, e forse lo è anche, ma ti sei arreso ancora prima di esserci arrivato a quel cimitero.

Ammesso di poterne avere coscienza: per cosa realmente viviamo, allora? Tutti noi siamo impediti dal comprendere e sapere le reali ragioni del fatto che ci troviamo qui. Questo è il primo vero grande enigma, diversamente ogni sforzo viene tradotto nella ricerca di qualità, potere o attenzioni o importanza personale che nulla svelano di questa annosa “questione esistenziale”. “per cosa realmente viviamo?” – questo è il punto vero, e questo ci permette di ritrovare entusiasmo in una ricerca che si è arrestata nel momento in cui hai smesso di chiederti il “perché” delle cose.

Questo è il perno dell’Accademia della Pietra: il “perché?” delle cose. Una domanda che diventa il carburante di un nuovo modo di affrontare la vita, con una luce della speranza nuovamente accesa, non una speranza per credenti dogmatici, ma una speranza che deve seguire dei fatti. Capire chi siamo, cosa siamo, cosa cerchiamo, quale potenziale realmente abbiamo e per quale ragione capiamo e siamo attratti da tutto questo, è la Pietra angolare, è la pietra ad angolo nella costruzione di una Coscienza, prima di se, ma poi di ciò che esiste e c’è. Siamo nichilisti, in questo senso, siamo senza speranza, abbiamo smesso di immaginare che qualcosa, oltre quel cimitero al quale ci stiamo appropinquando dal giorno della nostra nascita, possa esistere, non siamo più capaci di immaginare e sentire che esista “veramente” qualcosa che vada oltre il nostro passaggio terreno. Sei senza speranza, e quindi senza alcuna possibilità di vivere oltre la tua esistenza attuale, sei destinato a – “morire come un cane” (cit. da Gurdjieff) – se non sei capace di immaginarlo qualcos’altro non potrai neanche realizzarlo.

Ecco perché c’entra il sesso, con l’uso coerente di questa forza, di questo impulso che gli antichi chiamavano il dio Eros, perché il sesso è legato al fatto che un giorno moriremo e quindi necessitiamo di riprodurci. Se vi dicessi che non c’è cattedrale argotica che non parli di sesso, di come trasformare se stessi diventando puri e casti, mi prendereste per un fanatico religioso alterato, mentre gli alterati sono i ciechi che non riescono più a vedere l’evidenza di quello che c’è scritto su questi manuali di Pietra.

Ecco cos’è la pietra filosofale, è un uso dell’impulso nelle direzione della rigenerazione invece che della riproduzione e quindi la morte diventa solo una questione psicologica, ovvero diventa questione di morire al proprio ego, neutralizzarlo, annichilirlo proprio come insegna il Buddha. Ermete trismegisto, come idea, come processo, ci parla ancora di tutto questo, egli è tre volte magnificamente ermetico. E’ di castità che si parla, che non significa celibato, ma un modo diverso di avere rapporti con una persona dell’altro sesso, capendo innanzitutto il significato dell’amore, ovvero capire che davanti a me c’è una persona come me, con aspirazioni e sentimenti, non l’oggetto del mio personalissimo monotono appagamento di un piacere sessuale. Sesso e morte sono fortemente legati, ecco perché dei crimini a sfondo sessuale, ed ecco perché gli studi di criminologia.

Credenti o non credenti siamo tutti uguali, perché tutti ugualmente spaventati da questa cosa che chiamiamo: morte! E vi assicuro che nessuno è così spavaldo quando se la trova difronte dal dire che non la teme. Chi lo fa è perché ancora non l’ha guardata bene negli occhi questa cosa. Ma d’altronde come potrebbe, dovrebbe cambiare tutto il suo sistema di riferimento e di valori, ed allora è meglio dormire, è meglio la scuola di risveglio, almeno penso a quello che potrei essere, diventare, manifestare, penso alla “presenza”, penso alla magia di questa o quella formula, penso allo “zero limits“, penso ad attrarre quello che desidero, … meglio, si molto, meglio! Perché all’Accademia della Pietra si studia e si sviluppa il modo con cui potersi salvare il “deretano”, pochi cincischiamenti e moine, c’è poco da darsi delle arie o importanza, dato che non c’è promessa di successo per nessuno.

Ci sono legittimi dubbi, portati avanti per provare a vedere prima di tutto se ci liberiamo della mentalità acquisita e che è quella che ci priva di ogni “speranza”. La luce per noi è accendere nuovamente una speranza, e di questi tempi di rassegnazione ha il sapore  dell’opera più assurda, impossibile e sbagliata da quando l’uomo parla di civilizzazione.

Realmente, fatto salvo per quelle quattro idee che abbiamo appreso da libri, maestri e guide a vario titolo, nessuno o veramente molto pochi, sanno la vera ragione della nostra esistenza, sanno il perché esistiamo, il perché ci troviamo su questo pianeta e come questo sia stato possibile. I più, poi, ignorano persino che possa esserci un “perché” a tutto questo, credono fermamente nel caso. Il puzzo che si emana, lo si emana da così tanto tempo che non sembra più nemmeno un puzzo, per alcuni è persino inodore ed insapore, quando gradito e percepito come profumo ed a quel punto, per quanto lo si voglia, non si capisce neanche il senso di una simile ricerca; ed ecco perché ho detto che questa è la “Pietra“, senza questa consapevolezza, senza questo dolore esistenziale, senza questa insostenibile leggerezza dell’essere qualsiasi azione verrà fatta senza il necessario entusiasmo o comprensione, si sarà proprio come Neo sul palazzo che dice – “sgombra la tua mente. Dubbi, scetticismo, paure!“- ma poi, siccome si è i primi a non vederne il senso, la sensatezza, non si potrà che inevitabilmente cadere dal palazzo e spiattellarsi a terra in egual modo.

La storia è piena di imprecisioni tali da non darci nessuno spunto per capire come sia possibile che da un presunto uomo primitivo del paleolitico (circa 100.000 a.c.) che se ne andava in giro seminudo a sniffare i sederi degli altri della sua specie per capire quale fosse il ruolo nel gruppo, sia potuto diventare quello che oggi conosciamo e chiamiamo uomo. Forse non è così che sono andate le cose.

Nei libri di testo a scuola non esistono tracce della storia dell’Europa Antica: sebbene l’Europa sia disseminati di reperti archeologici che dal paleolitico ci portano fino alla cosiddetta Storia non viene reso conto di quali civiltà abbiano lasciato queste stupefacenti tracce, eppure è oggettivamente possibile stabilire che in Europa nel neolitico esistevano fiorenti civiltà (7000 a.C. – 5500 a.C.) che non avevano nulla da invidiare alla SUCCESSIVE civiltà mesopotamiche (4000 a.C.) considerata attualmente l’inizio della storia antica. Come è possibile che queste popolazioni europee primitive che hanno lasciato tracce evidenti di uno sviluppo civile superiore non siano contemplate dai testi di storia?

Poco male è già in atto uno studio approfondito della cosa e ne faremo una materia di studio fondamentale dell’Accademia della Pietra, dato che conoscere la storia del condizionamento al quale siamo tutt’ora sottoposti è la base di partenza per iniziare a capirci qualcosa sull’uomo e le sue origini e possibilità su questo pianeta. Il modello e l’orientamento formativo è stato già presentato varie volte sia per iscritto che durante le lezioni frontali. Oggi, la cosa prende un piede, un allungo su quanto fatto sia ad ora. Studieremo la Storia del condizionamento partendo dai lavori dell’archeologa Gimbutas Marija per spiegare l’attuale situazione civiltà o società o civilizzazione.

Storia del condizionamento sarà la delle colonne fondamentali che sorreggono tutto il metodo e quest’Accademia (insieme alla filosofia iniziatica, la Teoria delle apparenze e la Psicobiofisica di M. Todeschini, le 5 leggi biologiche scoperte dal Ryke Geerd Hamer). Studieremo le cattedrali gotiche, al fine di svelare il messaggio scolpito nella pietra cominciando con il Duomo di Milano (Mariae Nascenti), per arrivare alla cattedrale di Notre Dame di Parigi, e tutte le cattedrali su questa linea alla scoperta dei veri significati e ragioni che hanno portato a queste costruzioni.

Lo stesso termine “gotico“, impiegato per questo genere di arte, a torto, deriva dai Goti, antico popolo della Germania, significato che venne imposto dagli accademici dell’epoca per deriderne l’originalità e la singolarità; il termine equivale al significato di barbaro, primitivo, . La spiegazione dev’essere cercata nell’origine cabalistica della parola anziché nella sua radice letterale. Non c’è niente di più iniziatico di una cattedrale argotica, sintesi di elementi di alchimia, astronomia, cabala e geometria sacra. Come fa notare Fulcanelli nel suo testo Il Mistero delle cattedrali, in lingua francese c’è un gioco di fonetica che rende simili i termini «art gotique» e «argotique». Nato come gergo della malavita e dei mendicanti del sec. XII in Francia, organizzati nella confraternita Argot, era un linguaggio segreto, usato per caratterizzare e tenere uniti i membri e per distinguersi dal resto della società. Fino al sec. XIX, l’argot ha mantenuto il carattere di lingua segreta, dice Fulcanelli:

«il linguaggio particolare di tutti quegli individui che sono interessati a scambiarsi le proprie opinioni senza essere capiti dagli altri che stanno intorno». Una vera e propria cabala parlata. Gli argotieri, quelli che si servono d’un tale linguaggio, sono i discendenti ermetici degli argonauti, i quali andavano sulla nave Argo, parlavano la lingua argotica, – la nostra lingua verde – navigando verso le fortunate rive della Colchide per conquistare il famoso Vello d’Oro. Ancor oggi si dice d’un uomo molto intelligente, ma anche assai scaltro: sa tutto, capisce l’argot. Tutti gl’Iniziati si esprimevano in argot […]”

Come a dire che c’è un messaggio criptato nella Pietra di queste cattedrali, e non solo è un sentito dire, ma è un sapere reale per chi conosce questo linguaggio. Le Cattedrali riflettono l’armonia del Cosmo dove tutto è fatto secondo Numero, Peso e Misura. Costruite secondo le Divine Proporzioni matematiche, secondo il Numero d’oro che è ugualmente alla base della costituzione dell’Uomo, delle piante, dei cristalli.

Ecco svelato il perché la madonnina d’oro del duomo di Milano si erge maestosa all’altezza di 108 metri da terra: la cattedrale rappresenta l’apprendistato umano il quale attraverso varie trasformazioni della sua coscienza, rappresentate dai 7 ordini/livelli di statue poste dalla terra al cielo, dalla materia allo spirito, ad indicare lo sviluppo ulteriore e potenziale in noi che si realizza attraverso Maria madre del Cristo. E’ della nascita di un autentica coscienza che si parla qui. Perché 108? Perché il Numero che da sempre i saggi di varie culture indicano per indicare il ciclo delle reincarnazioni, l’anima attraverso la metempsicosi cerca la sua realizzazione; attraverso le sue molte incarnazioni giunge ad essere purificata al valore e la misura dell’oro: ecco perché è Maria ed ecco perché è d’oro in cima alla cattedrale che altro non rappresenta che la costruzione di un “Dio”.

Attraverseremo la storia scoprendo un passo dopo l’altro come l’uomo è diventato quello che è oggi, capiremo come sia stato possibile perdere ogni ragion d’essere e diventare automi, macchine biologiche al servizio di un potere, di una classe dominante che è la prima stessa ad ignorare di come abbia fatto a trovarsi al governo del mondo.

Inseguiremo i miti greci, l’Iliade, l’Odissea, capiremo l’uso del teatro come strumento per imporre una nuova visione della società. Scopriremo che l’esoterismo di per se, almeno come termine, esiste solo dal XIX secolo in avanti, dopo che deposto Napoleone gli aristocratici dell’epoca delusi, amareggiati e frustrati si volsero alla religione ed alle scienze occulte, creando associazioni più o meno segrete con forte carattere nostalgico dell’epoca medievale, l’Egitto e l’Italia, Heliopolis e Cagliostro e finendo inevitabilmente di incasinare tutto. Capiremo qual’è il mistero che lega il labirinto del Minotauro il mito di Teseo e il pavimento della cattedrale di Chartres.

Cercheremo la mistica nei misteri isiaci, e torneremo a percorrere la linea di S. Michele che taglia (12.0 Meridiane e le Ley-lines, la Spada di San Michele Arcangelo) ed unisce l’Irlanda (Skellig Michael) la Normandia (Fr) , fino a Gerusalemme passando per una linea ben precisa tra Mont St Micheal in Francia, Sacra di san Michele a Torino, Santuario di san Michele in Puglia fino alla città santa di Gerusalemme per riscoprire il sapore della mistica e capire il valore dei templi e dei loro rituali antichi.

Torneremo a capire il significato di “vibrazione”, di frequenze, di acustica e perché i templi non solo sono costruiti secondo una precisa logica di progettazione, ma anche in posti con precise caratteristiche, ci interesseremo di nodi e di radionica. Daremo un nome ed una “ragione”, ovvero, un “motivo” alla crudeltà che per 2000 anni ha perseguitato ed ucciso in nome di un Dio che era solo nelle loro teste, che ha distrutto, umiliato e riedificato sugli stessi siti per cancellare ogni traccia della pregressa civiltà le cui vestigia restano sotto il nome di Pagani o paganesimo. Dei Catari e degli Albigesi, tra la rocche della gran resistenza alla furia distruttiva dei crociati.

Città come Béziers, emblema della strage perpetrata dai crociati il 22 luglio 1209, nel quadro della crociata contro gli albigesi promossa nel 1208 da papa Innocenzo III. Riporto per l’ennesima volta lo stesso racconto dell’esercito capitanato dal monaco cistercense Arnaud Amalric, abate di Citeaux, il quale nel corso del massacro, sterminò almeno ventimila catari. Secondo il suo confratello Cesario di Heisterbach, nel corso dell’assedio Amalric avrebbe esclamato: “Uccideteli tutti! Il Signore conosce i suoi” (una frase direttamente tratta dalla Seconda lettera a Timoteo, 2,19).

Lo scopo di questo progetto didattico è mostrare come da sempre l’uomo è interessato a comprendere chi è e quale possa essere il suo ulteriore sviluppo come individuo o essere, uno sviluppo verso il divino testimoniato in ogni epoca e sempre osteggiato, non ha niente a che vedere con le società conosciute e la storia che studiamo è la storia dell’evoluzione del mondo e quella della rigenerazione spirituale dell’anima e del corpo umano, attraverso il dominio della natura inferiore (territori, riproduzione e cibo) e della fioritura di quella superiore (sentimento, pensiero e volontà).



Il condizionamento è un processo di adattamento!

Evoluzione, Morpheus. Evoluzione. Come per i dinosauri, avete fatto il vostro tempo. Il futuro è il nostro mondo, Morpheus. Il futuro è il nostro tempo. [Agente Smith]

Si parla spesso di condizionamento e si dà per scontato di aver afferrato la consistenza dietro alla parola. Ciò che più sfugge è che se la consistenza è il tesoro, il corpo di idee è la mappa e le parole sono gli strumenti del cercatore di tesori per tracciare e seguire le piste verso la X, non solo al tesoro ci posso arrivare da più direzioni, ma posso anche prediligerne una parte piuttosto che l’altra. Non è detto che debba arraffare tutto oggi. Non tutto è fatto per essere preso e ricettato in un mercato.

Il concetto di condizionamento è prima di tutto una descrizione, parziale, di un processo. La sua parzialità risiede nel condurre l’attenzione su un solo aspetto di un fenomeno più grande e sugli effetti particolari di questo aspetto. Condizionato vuol dire “sottoposto a condizioni”, con condizioni si intendono le regole in accordo alle quali è concesso o non concesso che un fenomeno di ordine differente si manifesti. Parziale e per questo efficace a chiarirsi le idee su di un singolo aspetto.
Si può diventare condizionamentologi senza spostare un’acca del proprio condizionamento, perché? Hai risolto la prima equazione, ma ti manca il resto. Non puoi trascendere nulla restandovi immerso mente, anima e corpo. Occorre spostare l’attenzione su di un fenomeno di ordine superiore, ridimensionare la questione confrontandosi con qualcosa che non solo la contestualizzi, ma che, superandola, la chiarisca.

Qual’è il fenomeno di ordine superiore dal quale possiamo far discendere il processo che si produce negli esseri umani durante l’età della loro formazione e che procura loro il bizzarro essere sottoposti ad alcune regole psicologiche che ne impediscono, di fatto, il mostrarsi per quello che sono anche da soli di fronte allo specchio?
Una domanda prima, a cosa è funzionale non mostrarmi per quello che sono, in altre parole mentire? Perché mentiamo?

Mentiamo quando non ci sentiamo all’altezza, mentiamo quando abbiamo paura, mentiamo quando ci sentiamo minacciati, in sostanza mentiamo per difendere qualcosa, per difenderci, diremmo.
Non c’è bisogno di scomodare un ingegnere militare per sapere che una difesa viene edificata in seguito o in previsione di un attacco. Fuor di metafora, il mentire, aspetto del condizionamento, è una difesa e l’attacco o è presunto (e parliamo di credenze) o è già avvenuto (parliamo di vissuto) o si è presunto che sia avvenuto (parliamo di ignoranza o ingenuità, di vissuto e di credenze che ne derivano).

Proseguiamo, la città s’è adattata all’ambiente ostile e sono spuntate le mura. Adattamento è la parola chiave, lo possiamo osservare ovunque attorno a noi. E di certo non ci sogneremmo mai di bollarlo come “brutto, cattivo, negativo”. Eppure è così che bolliamo il condizionamento, è questo il motivo per cui non potremo mai trascenderlo, ma continueremo solo a s-parlarne, spesso alimentandone i capisaldi (importanza personale, mentire, etc…).

Una naturale conseguenza di questa presa di coscienza è il chiedersi come mai per adattarmi all’ambiente in cui mi sono trovato a esistere ho dovuto porre “leggi” lesive della manifestazione di ciò che sono, addirittura ho dovuto ingannare me stesso al punto tale da non saper più distinguere tra menzogna e realtà per un pugno di mosche. Qui non parliamo di mondi possibili, ma di ciò che è stato e che ha dato già i suoi frutti.
Certo, finché stiamo sugli effetti, tra l’altro bollandoli sulla base di preconcetti costruiti anche usando a sproposito informazioni che per scopo hanno la liberazione e la rivoluzione di una coscienza, c’è poco che si possa fare. Siamo ancora indecisi tra il portarci la crema solare o la sciarpa pesante. Sicuro che ti servano per il viaggio?

Condizionato è come dire adattato, bisogna capire il contesto in cui il termine è espresso e lo scopo per cui è proferito. Sembra quasi che ci interessi più studiare la mappa che trovare il tesoro. Chiudere lo zainetto e partire alla svelta, non sai quanto tempo ti resta.

Scritto da: Gennaro di Napoli

G. Di Napoli dal 11 gennaio 2016 fino a giugno 2016 sta tenendo un ciclo di incontri sulle tematiche promosse dall’associazione Zion | Progetto Zion | introduzione alla filosofia iniziatica | Luogo: Centro civico di via Lattea, 2 – Bettolino di Mediglia (MI) | tutti i lunedì dalle ore 20,30 – e per tutto il 2015/2016.


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L’Esodo | Mosè e i sistemi del mondo

Esodo: dal latino exŏdus, dal greco ἔξοδος, composto di ἐξ ossia “fuori” e ὁδός ovvero “via, cammino”; significa quindi “via d’uscita”.

L’esodo dal nostro punto di vista ha poco a che fare con un qualcosa là fuori nel mondo o con la storia del popolo Ebraico, ma piuttosto con qualcosa di interiore che accade in noi stessi, esodo o passaggio è la trasformazione, la rivoluzione intima che ognuna deve fare in se stesso, rivoluzione del proprio modo di pensare, di come elabori le informazioni che ricevi, di come ti approcci alla vita, necessario perché come sei stato condizionato a pensare è diventato nel tempo un sistema di controllo.

Non c’è nessuno la fuori che controlla tutto ciò che fai, non interessa a nessuno quali sono i tuo hobby o passioni o come passi il tempo libero, questo sentito ha molto a che fare con il bisogno di considerazione a cui siamo stati fin da piccoli abituati, dobbiamo cercare conferme, abbiamo bisogno che la gente ci veda interessanti, divertenti, il film revolver in questo senso ci dà una mano a capire quello che si cerca di passare:

C’è una cosa dentro di te che non conosci e di cui negherei l’esistenza. Finché non sarà troppo tardi per farci qualcosa. È l’unico motivo per cui ti alzi al mattino. L’unico motivo per cui sopporti un capo stupido. Il sangue, il sudore e le lacrime. Questo perché vuoi che le persone sappiano quanto sei bravo, attraente, generoso, divertente, intelligente. Temetemi o riveritemi, ma per favore pensate che sono speciale. Condividiamo una dipendenza. Siamo tossicomani dichiarati. Vogliamo tutti la pacca sulla spalla e l’orologio d’oro. L’ hipp-ip-ourrà del cazzo. Guardate il ragazzo intelligente con il distintivo, che lucida il suo trofeo, brillanti e diamanti impazziti: siamo solo scimmie avvolte in bei vestiti, che implorano l’approvazione degli altri. Se lo sapessimo, non ci comporteremmo così. Qualcuno ce lo nasconde. E se avessi una seconda possibilità?” – Dialogo di Jake Green (Revolver)

L’attuale sistema mondo in cui siamo immersi funziona e si basa su questi assunti, la tua attenzione deve essere sempre fuori, ti devi preoccupare di tutto meno che di te stesso, la gente va avanti, trascina le proprie esistenze pensando che il gioco non finisca mai.

Frank: Qual è la regola di ogni gioco signor Green?
Jake Green: Per diventare più furbo devi giocare contro un avversario più furbo.
Avi: Bravo. E la seconda regola di ogni gioco?
Jake Green: Più sofisticato è il gioco, più sofisticato è l’avversario.
Avi: Che più o meno e la stessa cosa. Ma quando si ferma? Quando si ferma il gioco?
Jake Green: [Pensando tra sé e sé] Si ferma quando mi darete delle risposte. Non lasciarli scherzare con la tua mente Jake.
Avi: Sa che sono io a scherzare con la sua mente signor Green? Sente quella voce da così tanto tempo che ormai crede sia la sua. Crede che sia il suo miglior amico.
Jake Green: [Pensando tra sé e sé] Dovrà credere che il suo avversario sia il suo miglior amico.
Avi: Dove deve nascondersi un avversario?
Jake Green: [Pensando tra sé e sé] Nell’ultimo posto dove guarderesti.
Avi: Sa chi è Sam Gold, signor Green? Dovrebbe. Perché lui lo sa chi è lei. Lui è qui dentro. [Indica la testa] E finge di essere lei. Lei fa parte di un gioco Jake, fa parte del gioco. Tutti sono nel suo gioco. E nessuno lo sa. E tutto questo, tutto questo è il suo mondo. Gli appartiene. Lo controlla.

 

Il “Gioco” non è la fuori, la partita non si svolge in Club di scacchi, ma è al tuo interno, è il tuo sistema cognitivo o meglio la parte che il Signor Gurdjieff definisce “l’apparato formatore” , che bisogna cambiare, apparato appunto, cioè qualcosa che si prepara alla formazione, alla manifestazione, nel nostro caso della coscienza.

Ma cosa centra questo con l’esodo e la bibbia?? Centra e come poiché il mito biblico di Mosè e di conseguenza dell’esodo dall’Egitto ci sta parlando della stessa cosa. L’Egitto nel mito rappresenta proprio i sistemi del mondo, il condizionamento, tutto ciò che tiene schiavi gl’israeliti (Israel non è un popolo ma colui che porta unità a se stesso IS=Iside, RA=Horus, EL=Dio, la trinità, le tre forze che danno vita alla manifestazione) che sono sottomessi al volere e agli ordini del Faraone.

Faraone che rappresenta proprio l’ego, l’aggregato psichico, lo sfidante che ha paura di perdere i suoi schiavi prima che questi si ribellino contro di lui e distruggano il suo regno, si capisce che stiamo parlando di processi interni, che avvengono dentro ognuno di noi. Mosè a questo punto è chiaro che rappresenta la parte cosciente in noi, è il seme di senape per fare riferimento al Nuovo Testamento che se abbeverato germoglia e da i suoi frutti. Mosè che vuol dire proprio “tratto in salvo dalle acque” ma di quali acque si parla? Dalle acque seminali, le acque della vita, la trasmutazione sessuale, l’arcano AZF della tradizione Gnostica e di queste acque che ci parlano tutti miti che troviamo nelle varie culture sia occidentali che orientali, Mosè che viene trovato dalla sorella del faraone, che lo accudisce e lo fa crescere all’ombra dell’impero egiziano.

Anche qui la parte femminile è l’elemento che permette a Mosè di rimanere in vita, lo prende con sé lo accudisce e lo inizia alla tradizione egizia, il mito ci parla di quella parte femminile/sensibile che è in noi, solo tramite quella parte, se la coltiviamo, possiamo avere la possibilità di renderci conto della nostra situazione, come la Trinity di Matrix che aiuta Neo/Mosè a rendersi conto del proprio stato, ed a cercare di liberarsi, di svegliarsi, Mosè è l’eletto di Matrix.

Il mito dell’esodo ci parla della stessa cosa e quando Mosè si rende conto, scopre la sua situazione anzi l’orrore della situazione in cui vive, la scoperta è il suo dolore sono sempre stati la scoperta è il dolore di chiunque abbia compreso cosa sia questo sistema. La coscienza quanto si desta non dice; accipicchia mi hanno ingannata […] ma piuttosto il dolore che sperimenta e tale da fargli mettere in dubbio l’intera esistenza che fino a quel momento ha vissuto, se abbiamo la forza e la capacità di cavalcare quel sentito, allora possiamo cercare di fare qualcosa per cambiare il nostro stato interno, l’esodo che ci porta dalla schiavitù dell’Egitto e del Faraone(ego) alla terra promessa, Israele (Coscienza).

Il Mito ci dice pure come questo avviene, Mosè per portare il suo popolo dalla schiavitù alla libertà ha bisogno dell’aiuto di Dio(il Padre cosmico comune) che egli sente come una voce in un roveto ardente che brucia ma non si consuma, il fuoco dello spirito che arde dentro ognuno di noi, la Runa Kenaz degli antichi Celti sta a rappresentare lo stesso principio, che gli dice di innalzare il suo bastone che diventa un serpente, la verga di Aronne (Aronne che insieme alla sorella Miriam sono altre parti interne), la trasformazione del bastone in serpente ha molto a che fare con la purificazione attraverso la colonna vertebrale dei primi tre Chakra (schematizzando), la trasmutazione delle energie sessuali, solo dopo aver compiuto questi ed altri prodigi riesce a liberare il suo popolo dall’oppressore (ego/aggregato) e lo conduce, non prima di aver separato le “acque” (la trasmutazione delle acque seminali) del mar rosso alla terra promessa, Israele, ovvero aver portato unità in se stesso.

Scritto da: Placido Schillaci | Progetto Zion – Sicilia |

Dal 15 Novembre 2015 tutte le domeniche potete seguire un ciclo di incontri “CONOSCENZA E RIVOLUZIONE” sulle tematiche promosse dall’associazione ZionProgetto Zion | introduzione alla filosofia iniziatica | Luogo: il centro Yoga “Vista e Benessere” di Catania, P.zza Angelo Majorana 14 | tutte le domeniche dalle ore 20,00 – e per tutto il 2015/2016.

Lo scopo di questi incontri è di suggerire innanzitutto spunti di ragionamento, attraverso lo studio e la conoscenza (GNOSIS) di se stessi, e di promuovere un lavoro nella direzione di quello che possiamo chiamare un Cambiamento o Rivoluzione Interiore.


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I nemici della notte. Quando il sapere di essere stati condizionamento diventa un ostacolo.

« Il regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te, non in templi di legno e pietra, spacca un pezzo di legno e io ci sarò, solleva una pietra e li mi troverai. » Tommaso – (detti segreti di Gesù il vivente)

Dio è in te, la luce sei tu, tu sei la luce, io sono dio, gli dei sono con noi, noi siamo dei” – e il mondo va lo stesso a scatafascio! Come mai? Ma tu guarda se veramente si riesce a capire di cosa raccontano queste parole, mi riferisco ai detti di Gesù vivente, ma come altre scritte un po’ in tutti i testi considerati sacri. Hai capito che – sei stato condizionato a credere a un idea di Dio che non esiste? Riesci a capire che anche il tuo concetto di Dio e di luce è frutto di quel condizionamento? E fintanto che quel condizionamento è tale tu Dio non lo puoi percepire?

Per secoli uomini hanno imposto ad altri uomini un Dio vendicativo ed insensibile col quale abbiamo giustificato la brutaslità di una natura umana depravata, che ha giustificato le guerre e la miseria, la divisioni in classi sociali o caste e l’abbruttimento della donna al fine di deviare completamente l’evoluzione culturale in atto alle origini dell’umanità. E per quanto le radici delle antiche civiltà e splendore non siano state del tutto estirpate, faticano ad emergere in un mondo di competizione e sopraffazione, dove la trasformazione della realtà percepita è stata compiuta così bene che i più vivono in modo del tutto inconsapevole e non percepiscono più nemmeno chi è che gli parla.

Se hai accettato che sei condizionato, che l’ambiente nel quale ti sei sviluppato ha influito su di te al punto tale da privarti della possibilità di estendere in tuo pensiero ad un concetto così astratto come Dio o Dea, spiegami come puoi tu essere Dio, se non hai neanche la concezione di quel Dio che vorresti essere? Come puoi essere la luce che neanche conosci o ignori di conoscere? Di quella luce che hai sperimentato e non consideri luce, perché tu credi di sapere cosa sia la luce e quindi quando la incontri non la riconosci.

Le persone vogliono essere “luce” e vogliono credere che quella “luce” sia dentro di loro, o almeno questo è quello che si raccontano, implicito od esplicitamente, senza avere neanche una minima concezione e collegamento con un esperienza reale da attribuire alla parola “luce”. Assunto questo, ovvero che non è chiaro a quale “dio” ti rifai, semmai ce ne fosse uno o più di uno, il secondo dilemma che incontrai o che hai già incontrato e, quindi, avrai anche cercato di evitare come la peste, è che devi trovare un colpevole alla tua nullezza. Finirai pertanto per convincerti che per qualche ragione non sei quella luce che credi di dover essere a causa di qualcosa o meglio ancora di qualcuno (di solito il padre o la madre: Poveri genitori, anche questo). Se ti è andata bene hai anche incontrato certe idee ed hai iniziato a convincerti che non sei quella “luce” perché qualcosa o qualcuno, la società per mezzo del condizionamento, ti ha private dall’esserlo quella luce.

Continuerai a sentire tutta la tua inadeguatezza, sentirai che non hai una gran personale stima di te e quindi inizierai a convincerti, per lo più erroneamente, che senza tutto quello che hai passato non saresti la persona insulsa che oggi scopri e senti di essere, e per ironia della sorte non sei lontano dalla verità, se solo tu potessi capire cosa significa – “restare nella propria inadeguatezza senza fare niente!“. Ma siccome la temi come il fuoco, temendo di rimanere tale cercherai in tutti i modi di cambiare, cercherai in qualche modo metodi per cambiare per abbracciare e diventare quella luce. Ad altri è andata anche peggio dato che hanno incontrato chi gli ha raccontato di essere già Dio, che dio era il loro e loro sono dio e che a Dio non serve fare nulla perché è già ciò che deve essere. La domanda semplice sarebbe: quale Dio? Quello descritto dalle religioni? Quello descritto dalle scritture? Quello descritto dal tuo guru? A quale dio dovresti assimilarti o saresti? Che immensa illusione.

Luce, la parola “luce”, il cui corrispondente termine in greco è reso con φῶς (phaos/phōs) la cui radice corrisponde a quella del verbo phainō, significa “mostrare“, “rendere manifesto“. La stessa parola ha una corrispondenza nel latino: “lux” che significa “illuminare” e quindi “far vedere“. Far vedere cosa? Quello che sei? Già quello che sei, quindi tu sei quello che sei, e quello che sei, sei. Questa è “luce”. Tu cosa sei?

Proverò ad aiutarti a fare un passo in avanti prendendo il discorso da un altro lato. Restiamo sulla tua idea della “luce” dentro. Mi verrebbe da chiederti “dentro dove?”, ma fermiamoci qui. Prova a ragionare invece su questo: e se il dio e la luce alla quale aspiri non fosse dentro, ma è da costruire? Se non esistesse nessuna luce dentro, ma dovrai impegnarti per conquistarla? Saresti disposta o disposto lo stesso a darti da fare? Se si sei già a buon punto, perché hai smesso di illuderti e farti belle idee su di te e su cosa sei o non sei. Ognuno di noi praticamente è nulla, la mancanza più assoluta di tutto, ma ha una piccola possibilità, un impulso nella direzione del perfezionamento, gliel’ha data la Madre, la natura, perché essa ha bisogno di evolvere per sopravvivere. Se saprai farti bastare questo hai buone possibilità di cambiare, se certi magie inesistenti, … beh! Saprai risponderti da sola o da solo.

Voi mi domanderete che differenza fa? In entrambi casi se non ci si rivoluzione, se non si lavora al cambiamento e non si cerca una trasformazione, non c’è mutamento. Si è vero, sei chiamato comunque a “fare” qualcosa, il punto è che in un senso stai alimentando l’ego, e nell’altro c’è poco da stare allegri, mi sono fatto capire? Con una visione mi credo una specie di “cristo” in terra incompreso, che per colpa del mondo non lo sono diventato, nell’altro so di essere una cellula del “buco del culo” (mi scuso per l’espressione), e aspiro a diventare un neurone. Smetto di farmi illusioni, prendo quel barlume di speranza ed inizio a costruire la mia cattedrale. Capite la differenza? Non mi credi di essere una cattedrale, so che sono un buon piano di partenza, ma non c’è ancora nulla, se un fiume d’acqua che scorre e alcuni punti che congiungono, qualcuno li chiama nodi, altri meridiani, ma sono solo congiunture, fortunate opportunità.

Accetto questa nullità e questo mi permette di evolvere. Se così faremo avremmo sconfitto un primo grande nemico o ostacolo al cambiamento. E si, perché di seguito ce ne viene incontro subito un secondo. E guardate che del primo non ce liberiamo solo perché lo sappiamo o lo avete letto qui, dovete realmente sentirvi nulla, quella nullità che sfuggite continuamente alimentando la vostra auto-immagine di belle immagini, di illusioni sulla vostra natura divina. L’uomo è figlio della terra, ovvero della Madre, è a lei che deve tutto, ed è a questa dea che dovrebbe immolarsi e sacrificarsi. Il Dio maschile creato dagli uomini è un dio vendicativo e distruttore utile solo ad alimentare illusioni. I Nostri antenati sapevano bene chi pregare e per questo che li hanno sterminati.

Ma veniamo al secondo problema. Noi vogliamo “fare”, ma per qualche ragione alla fine non riusciamo nemmeno la lasciare andare quell’attrezzo che teniamo tutto il giorno attaccato addosso per dedicarci almeno 5 min. della nostra giornata a un cavolo di meditazione o lavoro in calma. Mi riferisco ad “internet”, non tanto allo smarphone o al computer, che sono solo mezzi, ma al fatto che siamo connessi, o almeno abbiamo questa illusione, con tutto il resto del mondo h 24. Perché? Perché accade tutto questo?

Perché sono diventato così maledettamente dipendente da questo attrezzo? Perché ho bisogno di sentirmi collegato, riconnesso? Di quale bisogno parliamo? Perché non riesco completamente a staccarmene? Una parte del perché l’avete potuta intendere dalle domande stesse che vi ho posto e che è il bisogno di considerazione, ma, come ho detto in varie occasioni, il bisogno di considerazione è collegato al concetto di cibo, di ricevere attenzioni come cibo, in una parola di impressioni, ed è qui che si può capire dove si annida il vero nemico. Il cibo è “energia[1]”, ovvero possibilità di “fare”, “opera” o “azione”, “efficace”, “attivo”. Senza che ve ne rendiate conto in tutto ciò che facciamo siamo legati e limitati dalla quantità e qualità di energia prodotta dal nostro organismo.

Ogni funzione, stato, azione, pensiero o emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata. Per questa ragione per quanti la nostra attenzione sia attratta dal mettere in pratica certe tecniche consigliate per prendere coscienza di se stessi, quali, l’osservazione di sè e il ricordo di sè, lo studio delle nostro tendenza, il modo con cui allontaniamo o respingiamo la realtà ed eventualmente anche il significato dei vari simbolismi, non riusciamo realmente ad ottenere un qualche tipo di risultato, ed, anzi, a volte, per quanto paradossale possa risultare, ci troviamo nella condizione di prendere atto che per quanto siamo animati da buone intenzioni, alla fine non riusciamo se non per poco a mettere in atto una disciplina seria o qualche tipo di strategia e soprattutto a lungo termini.

Questo perché ciò che realmente sfugge è che senza la giusta qualità e quantità di energia, qualsiasi lavoro su se stessi non avrà alcun risultato e non porterà ad alcun beneficio. Ma questa è un’altra storia, prima te la devi vedere sul tuo essere un emerita nullità ed esserne contento per questo, sempre che tu riesca a capire e sentire di quale grado di libertà stia parlando. Buon lavoro. Rocco BRUNO


 [1] e-ner-gì-a SIGN Forza, vigore; in fisica, capacità di un sistema di compiere lavoro. dal greco: energheia, composto di en intensivo e ergon opera, azione. È una parola che funge un po’ da formula aperta per includere innumerevoli sfumature di forza e vigore; ma in sé non è un concetto vago o svolazzante, anzi. L’energia è la basilare attitudine a compiere un lavoro – anche se, come ci insegna la fisica, l’energia non si potrà tradurre perfettamente in lavoro, essendo inevitabile un certo grado di dissipazione. E questo, fuor di scienza, appare chiaro nell’esperienza di ognuno.


Copyright © 2002-2015 Rocco BRUNO, tutti i diritti riservati | I libri: usciredamatrix.com

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