Deja vu: Come fottere l’innovazione sociale. Il primitivo “cervello”.

“Ti sei mai fermato un attimo ad osservarla? Ad ammirare la sua bellezza? La sua genialità? Miliardi di persone che vivono le proprie vite, inconsapevoli. Tu sapevi che la prima Matrix era stata progettata per essere un mondo umano ideale? Dove non si soffriva, e dove erano felici tutti quanti, e contenti. Fu un disastro. Nessuno si adattò a quel programma, andarono perduti interi raccolti.

Tra noi ci fu chi pensò a… ad errori nel linguaggio di programmazione nel descrivere il vostro mondo ideale, ma io ritengo che, in quanto specie, il genere umano riconosca come propria una realtà di miseria e di sofferenza. Quello del mondo ideale era un sogno dal quale il vostro primitivo cervello cercava, si sforzava, di liberarsi. Ecco perché poi Matrix è stata riprogettata così.

All’apice della vostra civiltà. Ho detto “vostra civiltà” di proposito, perché non appena noi cominciammo a pensare per voi diventò la nostra civiltà, e questa naturalmente è la ragione per cui noi ora siamo qui. Evoluzione, Morpheus. Evoluzione. Come per i dinosauri. Guarda dalla finestra: avete fatto il vostro tempo. Il futuro è il nostro mondo, Morpheus. Il futuro è il nostro tempo”.

– (Agente Smith)


Accadde anticamente, qualcuno lo colloca tra il IV e il II-I millennio a.C., che a ondate migratorie successive alcune popolazioni patriarcali e guerriere situate presumibilmente nella regione dell’aria caucasica (da cui deduco provenga la denominazione di “razza caucasica”) e siberica, furono responsabili della violenta colonizzazione dell’Asia centro-meridionale e dell’Europa e della trasformazione radicale delle civiltà che li vi abitavano dalla preistoria. Mi riferisco all’ipotesi Kurgan e alle “società gilaniche” dell’archeologa Gimbutas Marija. Gli indoeuropei, cioè i nostri antenati, o di almeno molti di noi, in questa ipotesi sarebbero i Kurgan. Le orde o invasioni barbariche di cui si parla nelle scuole e che a vario titolo nel tempo hanno preso d’assalto il vecchio continente, saccheggiando, depredando, sono più recenti dei Kurgan. I Kurgan sarebbero proprio l’origine di questa nostra realtà che chiamiamo società e della sua organizzazione. E’ interessante osservare come popolazioni fondamentalmente primitive ed aggressive ciclicamente arrivano a distruggere tutto. 
La storia raccontata Gimbutas Marija e portata avanti dall’antropologa Riane Eisler è stata abbastanza emarginata, tant’è vero che nelle scuole non se ne parla proprio. Si, certo, qualche accenno a Creta, i palazzi, i manifatti, le statue e il mito, ma niente che permetta di produrre un qualche tipo di ragionamento, sospetto o meditazione. Che sarebbero esistite civiltà avanzate e con una concezione dell’uomo, della sua funzione e del suo sviluppo, e soprattutto del modello sociale realizzato, nche potremmo considerare di singolare interesse al punto da risultare rivoluzionarie per i nostri attuali tempi, non vi è traccia nei programmi scolastici. Personalmente non ho interesse a farci un qualche tipo di speculazione politica, ma le implicazioni di una simile ipotesi sono importanti ed interessanti. 
Indipendentemente, infatti, dal nome o dal periodo, quello che si evincerebbe da questi studi è che non solo è esistita una civiltà ideale, quel mondo ideale che molti sognano o ne auspicano l’avvento, ma che ad un certo punto della storia di questo pianeta, proprio all’apice di quelle stesse società (quella gilaniche, appunto), altri gruppi di uomini alquanto “primitivi”, istintivi, le assogettarono con le armi imponendo il loro modello, fatto fondamentalmente di brutalità, sottomissione, violenza, coercizione, in poche parole, proprio come dice “agent” Smith, fatto “di miseria e di sofferenza”. Per quanto possa sembrare una storia assurda da credere (ma è solo un problema di condizionamento), ha tutti gli ingredienti per risultare assimilabile ad un qualche tipo di verità possibile, tanto più, che dopo migliaia di anni quello stesso modello lo possiamo intravvedere nella nostra attuale società e condizioni di vita.
Nonostante abbiamo raggiunto un certo sviluppo tecnologico, non solo non siamo riusciti a svilupparci in senso umanistico, ma non siamo nemmeno riusciti a fare in modo che tutti ne beneficiassero, l’innovazione che siamo riusciti a produrre e sviluppare continua ad alimentare quelle stesse logiche di sfruttamento e sottomissione di migliaia di anni fa; affamiamo intere popolazioni per sottrarre loro le risorse che servono per produrre i nostri oggetti e nutrire il nostro potere ed il controllo. Si costruiscono auto sempre più sofisticate che inquinano l’aria che respiriamo tutti e consumano risorse senza produrre altro che movimento. Serve un cambiamento strutturale, è inutile che ognuno nel suo piccolo si sottragga da certi comportamenti quando è tutto il sistema che è malato e senza futuro. A cosa serve fare la differenziata, se dietro casa c’è un inceneritore? Bisogna che ci svegliamo. 
Siamo ancora a discutere del paradigma consumistico, di nuova produttività, di processi produttivi computerizzati, o peggio ci prendiamo in giro con la sostenibiltà energetica ed ambientale, quando non capiamo che se non cambia la “testa” se non cambiamo come “civiltà” siamo destinati ad estinguerci, perchè affronteremo qualsiasi tipo di cambiamento o possibilità di innovare con lo stesso paradigma da “schiavo”. Questa schiavitù è semplice da scoprire perchè è come tu funzioni ed agisci il più del tempo. 

Questo significa che anche se un problema hai anche però tutte le occasioni od opportunità per vederla, devi solo capire come leggere quello che vedi: passiamo parte non della nostra giornata, ma della nostra vita intera, a rimuginare e tormentarci, parlando mentalmente e lamentandoci della sorte e delle persone; un parlottare interno, che crea crucci, il rivangare eventi passati e molto altro. Per andare avanti dobbiamo ripensare tutto in modo radicale, altrimenti il futuro sarà come il passato. Il riciclo e il recupero, nuovi sistemi di trasporto, di produzione energetica, di produzione e consumo agroalimentare, l’autonomia (alimentare ed energetica), l’auto-produzione, etc. se non cambiamo la testa ci raccontiamo storie. Sei uno schiavo e questo deve essere alla base della nostra trasformazione, tanto più che al volante di questo pazzo autobus o treno non c’è più nessuno da secoli e cammina solo per inerzia.


E’ l’ìpnosi collettiva che fa degli uomini un immenso gregge nel quale altre pecore, schiave ed ipnotizzate anch’esse, ma abbastanza scaltre da rendersi conto dello stato patologico e psicologico degli altri uomini, ne approfittano per i loro fini di potere. Se non ci liberiamo dalla schiavitù mentale alla quale questo sistema ci ha assuefatto non c’è modo di capire e rendere reale qualsiasi tentativo o cambiamento anche se motivato da nobili intenzioni. I capi politici, quelli dell’economia, quelli religiosi manovrano a loro piacimento tutto il gregge, ma sono schiavi anche loro: delle loro ideologie o del denaro. Il profitto è una cosa fittizia.

Ci prendiamo in giro se non capiamo che il problema è un problema di “civiltà“, di “civilizzazione“, è oltre il culturale, è oltre il sociali e lo Stato. Serve “educazione“, serve un modello di sviluppo diverso, incentrato sull’uomo e lo sviluppo della coscienza, della consapevolezza, non un modello di sviluppo sociale, economico o industriale, ma dell’uomo. L’uomo moderno è l’infantile e primitivo Kurgan che pensa di poter mangiare depredando il suo vicino. E’ la logica di questa cosa che chiamano “mercato” a farlo, ma il “mercato” è ancora quella cosa lì di migliaia di anni fa, ed infatti dove non si riesce con l’ipnosi, si adottano ancora le armi. Ci sono un numero impressionante di conflitti o guerre aperte nel mondo
Non puoi parlare di innovazione tecnologica se la testa resta quella, perchè stai facendo ancora una volta le stesse cose. Ecco perchè se da una parte l’innovazione sociale ci mostra una strada ed una possibilità vera di liberarci non dal primitivo cervello (lo spiegherò di seguito), ma da una primitiva civilizzazione, dall’altra, se non cambiamo l’uomo, il suo “pensiero” nulla si potrà cambiare. Il cervello c’entra poco, anche questo è un limite del nostro attuale sapere, il cervello è uno strumento, c’è molto altro dietro al funzionamento biologico o metabolismo del corpo umano. Se non facciamo capire all’uomo moderno che è condizionato, che si sta illudendo di essere libero e capace di esprimere un qualche genere di volere, che non sia solo rispondere a riflessi dettati dall’istinto come un qualsiasi animale, nulla in lui si può fare o realizzare. Se non gli facciamo capire che non è in grado di operare nessun genere di libera scelta, non c’è innovazione sociale che possa tenere e realizzarsi.  Sarà la solita farsa e qualcosa si è iniziato a vedere in questa direzione.
L’uomo non sceglie, non può. Per scegliere deve avere la chiarezza, deve avere sviluppato la consapevolezza, deve essere cresciuto all’insegna del “capire”, non del pretendere e del profitto o vantaggio personale. Non c’è sociale nella spasmodica ricerca di considerazione, di popolarità o di attenzioni. L’uomo non sceglie non lo ha mai fatto, egli in realtà opta per una cosa e per l’altra a seconda del condizionamento di cui è stato vittima precedentemente. Noi siamo veramente vittime dell’educazione che ci è stata impartita dalla famiglia, dalla chiesa e dalla scuola e che sono gli strumenti di questa società malata, destinata solo a terminare. 


Applicare un modello etico (ecostostenibile, a impatto zero, che tiene conto, secondo me, ipocritamente, del sociale, etc.) al paradigma di sempre, ovvero il “mercato”, è un modo per non cambiare niente ed alimentare ancora sempre le stesse cose. Certo magari si andrà a stare meglio: se riduciamo le emissioni, e l’aria migliora, o se invece di produrre in modo intensivo, ognuno si mangia i prodotti della sua terra, o se facciamo auto elettriche o ci inventiamo un social network ancora più “smart” di facebook, è possibile che sia così, ma prima cosa bisognerebbe capire se questo meglio è veramente rivolto a tutti e, secondo, non sarà che l’illusione di essere liberi aumenterà. Perchè osservando come tutta questa cultura smart che si sta depositando nelle giovani menti rendendole di fatto sempre più deboli e primitive, non sembra ci sia tutta questa “libertà”.

Il divario tra ricchi privilegiati e poveri incacchiati, divario che si sta creando facendo sparire di fatto la “classe media”, non potrebbe essere funzionale a far star meglio sempre e solo certi pochi? Non è che mentre ti tengono distratto ed impegnato a fare le manifestazioni in piazza, a lottare contro questo o quello, contro l’art. 18, il Job-act o lo sblocca Italia, contro le trivelle, gli inceneritori o altro stanno in realtà già mettendo le mani sul futuro possibile e auspicabile? Non sto dicendo che non bisogna farle queste proteste, dico che in una guerra bisogna conoscere tutto il fronte dello scontro se non si vuole trovare delle sorprese. 

Vengo e mi spiego meglio. Stavo facendo una ricerca estesa per trovare approfondimenti sul “social innovation” di cui mi avete sentito dire recentemente. Le ragioni sono legate al portare avanti e dare sviluppo concreto al “progetto Zion”. SOCIAL INNOVATION: l’ho scoperta un pò per caso avvicinandomi alle call dei finanziamenti europei, studiando il documento di programmazione chiamato HORIZON 2020, e molto altro. 

Cosa ti trovo? Società come Enel che fa corrente elettrica comprando certrali nucleari nell’est europeo, che parla di città intelligenti, di razionalizzazione dei consumi energetici, di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili, di smart grid. Cos’è lo smart grid? La realizzazione di nuovi prodotti e servizi a livello locale che concorrono a creare un eco-sistema urbano efficiente e integrato detto: smart city. Ottengono 2 risultati: prendono finanziamenti dall’europa e creano una prassi. Non sono gli unici. Nella cosa ci sono università, società, fondazioni, istituti di credito, tutti impegnati a fare campus e contest society hub.

Uno a primo acchitto dice – “che bello stanno capendo, si sono resi conto che dobbiamo produrre in modo diverso”! Falso, non gli importa nulla gli importa mantere il mercato, perchè il mercato è lo strumento di controllo e quindi che gli permette di mantere il potere. Città preconfezionate, treni con servizi wifi, Bio-etici, etc., stanno lavorando sull’utenza. Ci siamo è Matrix, e se non te ne accorgi ti troverai nella vasca o liquefatto per dare vita alla loro nuove “smart” community! State attenti alle parole, lì dentro c’è tutto. Babele è stata costruita a chiacchiere.

Ti dicono: le idee non mancano, le persone disposte ad impegnarsi nemmeno, le proposte non mancano, sai cosa manca? Un nuovo modello organizzativo, una nuova filosofia di impresa, capace di capitalizzare, guardatevi questo video Societing Reloaded Booktrailer. E’ proprio vero ci fregano con le parole. Creano una definizione e poi la fanno diventare un acronimo e non ne sai più niente di cosa significa: Programma Operativo Nazionale e “Ricerca e Competitività” 2007-2013  diventa PON “R&C”  e non sai più cos’è bene, leggilo, perchè è quello che ti stanno preparando, è quel muro di mattoni alla finestra del palazzo nel quale ti stanno rinchiudendo. Cos’è il MIUR (AdG) cos’è il MiSE (OI)? 

Mentre sei indaffarato a far quadrare il tuo piano famigliare, mentre ti lamenti, questi non dormono mai e stanno già prendendosi quello che era tuo e nostro di diritto ovvero la possibilità futura di cambiare radicalmente le cose. E lo so, è dura, perchè la tentazione di lasciarli fare ce l’hai perchè tanto tutto sommato in questo modo le cose andranno meglio e tu ormai non hai più voglia di lottare per vivere. E’ proprio un gran bel colpo. L’ho detto che liberasi della schiavitù non è una passeggiata, le catene sono il modo primitivo che hai di intedere e pensare alle cose e non hai sentito prima la differenza, quella che senti adesso è solo “paura” di restare a piedi. A te sta bene come un guanto e che non hai nessuna voglia od intenzione di cambiare a maggior ragione se andiamo verso una società tutta SMART, snella, veloce. Bisogna dargliene atto: sono bravi, hanno trovato il modo di trasformare una cosa incredibile come l’innovazione sociale nel solito tentativo di produrre profitto e confondere le persone. Come ho detto si starà un pò meglio, perchè qualche vantaggio, ovviamente, a migliorare l’ambiente c’è, la gente lo accetterà volentieri e li avrete un altra volta messi in una gabbia. Poi bisognerà vedere come arriviamo a quel si starà bene, perchè se per tenerti occupato distruggiamo parte del territorio e il tessuto sociale quelli che staranno bene chi saranno? Ricordati bene queste parole del nostro caro “agent” Smith:
“Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura”.
Sveglia gente ce la stanno facendo sotto gli occhi. Vi ricordate cos’è il Deja vu in “the matrix”? Accade quando cambiano qualcosa, eccolo qui, il qualcosa si chiama “social innovation”, “community”, “smart” city, tutte cose eccellenti, ma stanno cercando di soffiarcele sotto il naso usando la tendenza dell’uomo a non volersi mai mettere in gioco o in discussione, quella stessa tendenza che G. I. Gurdjieff descrive perfettamente in questo frammento estratto dal suo libro “Racconti di Belzebù a suo nipote”, al capitolo “IL RISVEGLIO DEL PENSIERO”:
“A mio parere, il vostro guaio in questo caso è che fin dall’infanzia vi è stato inculcato, ed è oramai perfettamente armonizzato con il vostro psichismo generale,  un modo automatico di percepire qualsiasi impressione di tipo nuovo, e funziona così bene che vi permette di sottrarvi alla necessità di fare il benché minimo  sforzo individuale durante tutta la vostra vita responsabile: una vera “benedizione”!”
Se non cambia il sistema cognitivo, se non estirpiamo dal pensiero e dal sentimento degli uomini, spietatamente e senza il minimo compromesso, le credenze e le opinioni riguardanti tutto ciò che esiste al mondo radicate oramai da secoli di asservimento e condizionamento, non c’è innovazione sociale che reggerà, bisogna tornare a studiare e non metodi per come fare impresa, ma tornare a studiare l’uomo: “cos’è?”, “a cosa serve?”, “perchè esiste?” “come a fatto a ridursi come un animale intellettuale, invece di esprimere il potenziale della sua coscienza” e molto altro. L’etica viene dal cambiamento di mentalità, non da nuovo modo di fare impresa.L’etica nasce, sorge, viene dal cambiamento da una metalità primitiva ad una autentica mentalità sociale, che non potete avere adesso dato e perchè non siete stati educati ad essa. Siete stati educati ad essere degli ego dipendenti. Se non vi liberate da questa forma primitiva di condizionamento e di schiavitù, non c’è sociale e non c’è cooperazione, interazione, socialità o altro che tenga, c’è solo ipocrisia e malaffare.Ci prendono in giro, tutto sta diventando smart:

• Smart mobility
• Smart health
• Smart education
• Cloud computing technologies per smart government
• Smart culture e Turismo
• Renewable energy e smart grid
• Energy Efficiency e low carbon technologies
• Smart mobility e last-mile logistic
• Sustainable natural resources (waste, water, urban biodiversity)

Sapete cosa significa “smart”? Veloce, svelto, abile, ma nella direzione della “Furbizia”. L’innovazione, ad esempio commerciale, non è più unicamente una questione riguardante nuovi prodotti e nuovi beni di consumo. La vera innovazione commerciale sarebbe abbandonare il modello di sviluppo fondato sul profitto ed il mercato della domanda e dell’offerta, dato che questo mercato è oramai saturo non solo di prodotti, ma di ingordigia che impedisce ogni ulteriore possibilità di sviluppo, oltre ad essere inevitabilmente non sono poco equo e solidale, ma tremendamente malato e viziato dalla necessità di fare prodotti e servizi sempre più corruttibili, ovvero che si rompano presto, altrimenti non si vende. 
Capite che è assolutamente un problema di mentalità? Che è un problema di civiltà o civilizzazione? La vera innovazione oggi non può che essere un cambiamento innanzitutto di mentalità, se non cambia la testa non c’è nulla che si possa fare per aggiustare questo andazzo o spirale erosiva che finirà per divorare tutto e tutti, portandoci anche all’estinzione come razza se non fermiamo questa follia. Innovazioni sociali quali ad esempio i media sociali tipo Facebook, che permettono nuovi modi di relazionarsi, organizzare progetti e stare insieme; piattaforme come Iphone che aggregano una pluralità di servizi e li integrano in uno strumento solo diventando così parte integrata della vita quotidiana, quindi tecnoligia, innovazione che potrebbe migliorare le cose, messi nelle mani di persone con questa mentalità, con questa concezione ancora primitiva di ciò che sono e private di un educazione adeguata alla innovazione e cambiamento tecnologico in atto risultano alla fine tante belle scimmie avvolte in bei vestiti, tanto per citare un film che tanto piace (Revolver 2009).

Tutto viene fatto diventare “social innovation”, ma competere non produce innovazione, competere è istinto di sopravvivenza, intelligente, ma niente a che vedere con la consapevolezza di cui parlo per il più del tempo. Competere non ha niente a che vedere con il sociale, sociale è comunanza, è collaborazione, è assenza di mercato e di competitività. Questa è la vera innovazione sociale. Siamo sicuri che questi individui stanno guardando a questa cosa o il loro primitivo cervello di Kurgan sta solo cercando sopravvivere ad un cambiamento inevitabile? Fintanto che l’uomo compete non c’è niente di sociale, sociale è consapevolezza, competere è istinto di sopravvivenza, competere è primitivo.
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| PROGETTO ZION | area Formazione | L’uso di FB come piattaforma DIDATTICA |

Non è una novità, almeno per i frequentatori di questo blog, che personalmente abbia più volte sollevato alcune riserve, non tanto sullo strumento in se, ma su l’utilizzo sconsiderato, inutile, inconsapevole, strumentale, deviato, alterato, adultero, miserabile, esecrabile, etc. di facebook. Le persone non vengono preparate, non sono educate ad utilizzare questi strumenti. Sono solo lasciate a se stesse, per quanto ognuno creda di saperne qualcosa in merito al suo utilizzo.

D’altronde cosa c’è di male?” – mi dirai. Risposte –  “nulla, niente” – non è questo il punto, nel domandarselo si perde il centro o punto del discorso. Questo bisogno di identificare o individuare cosa è “bene” e cosa, per lo più, è “male”, fa parte del modo stravagante col quale siamo stati “educati”. Nella stessa affermazione – “Cosa c’è di “male” – implicitamente presupponiamo un qualche genere di colpa o peccato. conosciamo bene da dove deriva questo senso di colpa ed inevitabilmente però lo alimentiamo e perpetriamo lo stesso. Abbiamo bisogno di trovare sempre una colpa ed un colpevole, invece di capire che ciò che importa, ciò che è realmente centrale è crescere, è ciò che “siamo“, è chiedersi semmai – “cosa sto diventando”. Il centro resta sempre “il divenire” o, qualcuno la chiamerebbe, l'”evolvere“. Quando il divenire va nella direzione di un cambiamento o crescita o maturazione o saggezza la chiamiamo per comodità evoluzione, quando è in senso della perdita di dominio su di se, di discesa negli istinti più animaleschi, la chiamiamo “involuzione”.

Nei miei precedenti articoli, “facebook. Un eggregora spaventoso” e “facebook. Il piacere di mettersi in mostra” mettevo l’accento proprio su alcune su queste finalità e scopi. L’innovazione è uno strumento che dovrebbe servire per rendere non solo migliore la vita delle persone, migliorandone le possibilità sociali, di relazione, ma dovrebbe anche migliorarne le qualità intellettive, ovvero dovrebbe servire anche per migliorarci come individui. Purtroppo non è quello che accade perchè alla deriva o sbaraglio ad utilizzarli senza particolari avvertenze, questi strumenti si traducono ancora una volta in modi diversi per dire sempre le stesse cose di noi, dandoci sempre la stessa sensazione di contare qualcosa, cosa che così non è. Milioni di utenti Fb. Le persone non sono preparate ad utilizzare questi strumenti in un altro modo che nel modo con cui usano continuamente tutto, con le solite logiche e finalità: bisogno di considerazione e bisogno di mettersi in mostra.

Lasciati senza un adeguato tipo di educazione tutti questi incredibili strumenti di lavoro diventano le solite piattaforme utili solo a chi le ha pensate, strumenti utili a produrre: uno, controllarti e due, prendere ed acquisire dati sensibili per rivenderle, o produrre campagne pubblicitarie o servizi o cose sempre più adatti ai vari gusti, ovvero per pilotare i tuoi interessi. Per fare indagini di mercato e rendere disponibili a chi paga i tuoi dati personali. La prossima volta che pensi che un account è gratuito ricordati che quando clicchi su accetto e do il consenso, stai accettando le condizioni di utilizzo del servizio, condizioni che comprendono le clausole vessatorie relative all’utilizzo dei tuoi dati sensibili, il monitoraggio, e molto altro utile per l’invio di promozioni, indagini di mercato e molto altro.

La cosa veramente interessante dal punto di vista sociologico è che nel giro di pochi anni (circa una decina) sono riusciti a farci credere che Facebook sia in qualche modo un luogo dove socializzare, uno strumento per socializzare ed aumentare la cerchia delle nostre conoscenze o amicizie.

L’etimologia della parola (sociale, socializzare) deriva dal latino socius, ovvero socio, compagno, inteso come colui che condivide una qualche appartenenza. Di stesso indirizzo è la parola associare, ovvero mettere insieme. Il bisogno quindi di appartenenza, di sentirsi parte di un gruppo è il meccanismo sul quale si fa leva per portarci nel sistema sociale o social network. Mi frega assai di socializzare su uno strumento così assurdo e virtuale come questo. Socializzare è qualcosa che ha a che vedere col l’incontrare le persone materialmente.

Se questo “sistema digitale” o rete o network che chiamiamo “internet” aiuta a fare questo è un conto, ma se crea dipendenza, e le persone invece di trovarsi, di aggregarsi, l’unico contatto che hanno è questo surrogato virtuale, comincia ad esserci qualcosa che non quadra più del solito. Per questa ragione ho deciso già da tempo di mettere mano ai rapporti che si sono creati attraverso il web e che li sono rimasti. Sono esclusi pertanto da questo discorso tutti coloro che conosco di persona e che quindi hanno avuto modo di incontrare il lavoro che faccio e sono capici di capire che non c’è altro che quello.

Non essendo io unico e solo proprietario del mio profilo e delle pagine e gruppi che amministro, dato che, avendo io accettato le condizioni di utilizzo del servizio, di fatto è facebook.it, in qualità di utente del servizio però e nel rispetto delle regole della “community di facebook” intendo disporre di questo mio profilo come di una “PIATTAFORMA DIDATTICA“, cosa che avevo già in qualche modo palesato da qualche tempo e che adesso, avendone il tempo, formalizzo. Questo significa che pur rispettando le regole della community non intendo sottostare necessariamente alla consuetudine con cui viene utilizzato questo strumento o servizio.

Questo significa che tutti coloro che chiederanno l’amicizia a questo profilo verranno considerati studenti ed aderenti alla piattaforma DIDATTICA i cui scopi sono innanzitutto scovare ogni forma di egocentrismo. Ogni, a mio insindacabile giudizio, ipocrisia verrà fermamente demolita con tutti i mezzi verbali disponibili, come è già stato più volte dimostrato. Chiunque si sia fatto qualche strana illusione di considerarmi suo amico, dovrà iniziare a convincersi dell’impossibilità di tale relazione telematica. Nulla di ciò che gira qui dentro è reale, e dimostrarlo è mio preciso e fermo interesse.

Coloro che si avvicinano a questa “piattaforma didattica” dovranno essere motivati dall’aver ben compreso la mancanza di libertà nella quale versano senza illusioni di alcun genere e lasciando ogni speranza di uscirne con giustificazioni di qualche tipo. Coloro che hanno chiesto l’amicizia nel passato sono informati che aderendo al mio profilo aderiranno anche a tutti gli strumenti didattici che intendo mettere in atto, anche a maltrattamenti di qualsiasi sorta. Se pensano di incontrare in me un amico si sbagliano. Io non esisto, per voi sono solo una stringa di caratteri che risponde alla vostra stessa emotività con la stessa vostra veemenza. Non ci provete nemmeno a capire con chi avete a che fare non fare che polarizzarvi sulla vostra idea.

A questo proposito, invito pertanto tutti coloro che hanno chiesto in tutti questi mesi e anni l’amicizia per altri scopi differenti dalla DIDATTICA di togliersi dal profilo dando la possibilità ad altri di usufruire di questo servizio. Per i contenuti che pubblico potranno comunque usufruirne dato che sono disponibili anche senza far parte dei miei contatti.

Tutti gli altri non si stupiscano dei miei “eccessi” o eccentricità dato che sono parte integrante del tentativo di fare di questo strumento “inutile” quale è Facebook in una piattaforma DIDATTICA di qualche tipo.

Copyright © 2002-2014 Rocco BRUNO, tutti i diritti riservati

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