Una via tortuosa. Un viaggio lungo. La tortura di se stessi.

Esci una sera sotto un vasto cielo stellato, alza gli occhi a quei milioni di mondi sopra la tua testa. Guarda la Via Lattea. In quell’infinità, la Terra si dissolve, sparisce e con essa sparisci anche tu. Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi? Dove vuoi andare? Ti attende un viaggio lungo e difficile. E non sai se potrai riposare. Ricordati dove sei e perché sei lì. Non avere troppa cura di te, e rammenta che nessuno sforzo viene mai fatto invano. E adesso puoi metterti in cammino“. G.I. Gurdjieff
Lo scoglio più difficile di quando si cerca di “conoscere” (se stessi), inteso “Nosce te Ipsum”, è la “fede”, Pistis, la difficoltà di credere impedisce di fatto di vedere. La cosa che deve essere chiara che il credere al quale ci si riferisce non ha nulla a che vedere con il dogma (programma installati in tutti gli umani nei primi anni di vita), con il credere cieco, tu puoi credere in Dio o non credersi e credere nella scienza come la soluzione di tutto, ma sta di fatto che sempre di “credere” si tratta, questo a conferma che vediamo solo quello in cui “crediamo”, e che oggi il nostro “credo” attuale condiziona la nostra visione e ci impedisce di renderci conto di quello che realmente sta accadendo, ci impedisce di renderci conto che qualcosa in noi si sta facendo. La fede è potere per questo qualcuno diceva che sposta le montagne, ma non era al “potere” del credo che si riferiva, ma ad uno stato interno possente, di un individuo che comincia a capire il valore di “scegliere” e perseguire fino in fondo i suoi propositi. Cosa dice Neo quando Smith gli dice “perché” signor Anderson, perché continua a battersi, e lui gli risponde perché così ho scelto. 

Conoscere se stessi, conoscere cosa siamo realmente è lo scopo qui, e non possiamo scoprirlo se ci siamo già descritti tutto, se siamo così maledettamente convinti di sapere già cosa siamo. Il voler credere, non è “credere”, non puoi pensare di esserlo devi convincerti, e il convincimento è un proposito attivo, vivo, è responsabilità è un individuo che ha iniziato a maturare. La cosa drammatica è che noi pensiamo che in quattro e quattrotto conseguiremo una qualche facoltà od otterremo chissà quale dono o “testimone”, frequentando una scuola o per mezzo di qualcuno, e non funziona così; la conquista di una coscienza passa per un processo totalmente personale, “sei tu che controlli la tua vita”, … “parole tue” (Oracolo in Matrix). 

Appena qualcosa non va nel verso che ci aspettavano precipitiamo in una nuova crisi e non capiamo che quella crisi emozionale è proprio la conferma che in noi qualcosa di sta facendo. Deve essere troppo chiaro “la tortura di se stessi non porta ad alcun progresso”, essa è l’espressione della nostra “ignoranza”, è una menzogna, è una falsità, calpesta solo l’unica porta aperta verso la libertà e la conoscenza, calpesta la vostra “sensibilità”. Ecc0 perché vi ho detto “dovete volervi bene”; volersi bene è rispettare i propri tempi, è il rispetto di ciò che siamo, è qualificare e permettere alla nostra sensibilità di restare all’erta per concepire e percepire il cambiamento in atto. Sentire amore dentro significa essere l’eletto, essere l’eletto è come essere innamorati, e se ti detesti, se ti giudichi, se ti vuoi male, se perdi ogni speranza in ciò che fai, nella tua visione, cosa pensi di poter conseguire, … il mondo manifesta la tortura di se stessi, il mondo tortura uomini ed animali come espressione di una condizione intima, interiore, … se smetti di odiarti, se smetti di darti addosso e torturarti perché non sei l’iniziato, l’eletto che credevi di dover essere, smetterà anche il dolore nel mondo, sei tu che con il tuo torturarti alimenti la tortura nel mondo. Questo è potere che cerchi, sei Smith che vuole le chiavi da Morpheus per andare via, stai cercando le chiavi del tempio per portare questo mondo nell’altro, eppure qualcosa dentro si sta facendo, ma tu non lo puoi vedere, perché non credi. Credere è potere.

E’ importante raggiungere una certa maturità di modo da evitare che, come sacchi di patate aperti per strada, lasciamo entrare o versare in noi ogni genere di spazzatura, e questo lo facciamo se iniziamo a credere di essere qualcos’altro, non possiamo confidare in qualcosa o qualcuno fuori di noi, o comunque non per tutto. Non ci sarà cerimonia, rito, o maestro che possa tramutare un idiota in un “iniziato”, quello che lo fa sei tu, la scintilla, l’impulso per farlo sei te, non c’è nessun “testimone” che ti deve essere passato, devi aprire solo gli occhi e smetterla di elemosinare come un lebbroso, non potrai che restare sempre deluso. Si capisce cosa è che intendevano i vangeli quando parlano dei lebbrosi?! Stai guardando nella direzione sbagliata, guarda dentro, non fa una piega la frase citata sopra, “ricordati dove sei e perché sei lì”, è questo il ricordo di sé, è ricordare cosa è accaduto, quale è stata la molla, cosa è stato, quale impulso ad un certo punto di ha spinto a cercare, non l’idea, il sapore, la sensazione, lo stato interno, e “rammenta che nessuno sforzo viene mai fatto invano”, ma di tutto questo viaggio attore principale, l’autore, il conduttore devi essere tu, devi essere tu, sveglia; hai un altra volta investito su qualcosa o qualcuno, … ma basta, qui non c’è nessun fenomeno, c’è uno che ti sta dicendo che ti devi svegliare e sei tu quello che lo deve fare. Conoscere se stessi è un processo di acquisizione di coscienza che solo l’individuo può fare, la fede sta nel credere che questo sia possibile. 

La fede non deve essere in un maestro o in un metodo, che tra l’altro è solo burocrazia, … la fede è che ci deve essere di più di quello che vedi, la fede è che tu esisti e che sei molto di più ma se non te ne convinci come fai ad iniziare un qualsiasi lavoro, … allora sono storie quelle che ti racconti, … Voi non volete un lavoro di scuola, volete un lavoro di scuola che si adatti alle vostre esigenze, per non cambiare le vostre “illusioni”, ecco perché cercate un metodo,  … per questo cerchi un metodo così ti deresponsabilizzi. Il metodo è una via di minor resistenza, non ti costringe a guardarti dentro. Il metodo non c’è non esiste, sei tu che fai funzionare le cose. La natura non ha provveduto allo sviluppo della coscienza perchè sei tu che devi compierlo, alla natura l’animale uomo funzione bene così come è: “pappa, cacca, nanna”, persino il fatto che si ammazzi l’un l’altro è parte di ciò che è previsto, persino fare il politico è dettato dalla natura (ah, battutone); lo sviluppo di una coscienza pertanto passa da una volontà personale, individuale, in noi è solo messo un seme, e quel seme può crescere come no, e non dipende da quello che tu “credi” inteso come “pensato”, si capisce a quale fede faccio riferimento? Il seme è l’intelletto.

Parlo di una fede che non parla, non pensa, non ha idee, parlo di una fede che è volontà, è il sangue che bolle degli uomini di stirpe “Maya”, è il cuore impavido, che lotta per la sopravvivenza della sua anima, della sua dignità, e per fare questo serve il coraggio che solo una fede ferrea può donarti, anzi tu sei quello. La natura è saggia e non ha provveduto a sviluppare niente che non fosse di questo mondo materiale perchè sa che lo sviluppo “sottile”, spirituale è parte dello sforzo individuale, esso si realizza costantemente nella vita quotidiana, ecco perchè vi ho detto che in ultima istanza non c’è nessun metodo perseguibile che possa dare risultati se non impariamo a conoscere il valore del “buon senso” e del “volere”.  

A che vale applicare cose tipo – non lasciarsi “toccare” dagli avvenimenti che di solito ci trascinano in un vortice di emozioni (positive o negative poco importa), di reazioni contrastanti, di cattivo “umore” o altro, se non siamo in grado di capire perchè tutto questo accade, cosa sta realmente accadendo, e questo lo sai se smetti di applicarsi un metodo ed inizia ad usare il “buon senso”. Se tu ti imponi una lavoro simile ma non ti accorgi e riconosci lo stato, la vibrazione nella quella la tal situazione ti precipita, a che vale cercarne il distacco, a che vale non darli espressione? Lo farai solo quando hai iniziato ad individuarne lo stato vibratorio  nel quale ti sei auto precipitato e ti dai la possibilità di capire, possibilità che passa dal cercare una risposta che non hai ancora, se passi tutto al vaglio del tuo metodo non puoi concepire niente di nuovo. Capire è una questione di “impressioni”, di intuizione, di credere che ci deve essere di più, usare l’intelletto per domandarsi: cosa sta realmente succedendo? E’ possibile che sia tutto qui? Solo così hai una possibilità di capire, è in questo che devi osservarti, poco vale l’osservazione se non comprendi che ci deve essere di più di quello che vedi, e che quello che vedi dipende dal tuo pensiero condizionato. osservare non è per acquisire informazioni, serve per accorgerti come vibri, e quando lo scopri, che equivale a “vedere” realmente, scegli di separartene. 


Altrimenti sei sempre dentro le solite logiche dell’animale intellettuale, solo che adesso avrai anche un problema di pomposità. La chiara ed univoca formulazione di un sistema e di un suo metodo associato produce inevitabilmente una “burocratizzazione” del lavoro, una “burocrazia spirituale”, per questo non funziona niente, perché sei tu, con i tuoi aggiustamenti, che fai funzionare le cose, e questa cosa o ce l’hai o te la dovrai far crescere, nessun te la può dare. Le idee sono chiavi che aprono porte, ma sei tu che la deve oltrepassare la soglia. I metodi, se proprio ne vuoi, quelli utili, sono quelli che ti possono portare a sviluppare energia, trasmutarla, metterla in movimento, ma devi stare attento per quale scopo le cerchi, se lo fai per potere, … 

In un gruppo non si dovrebbe insegnare “niente”, si dovrebbe discutere, fare conferenze, organizzare dibattiti su temi importanti della vita, scambiare informazioni ed esperienze, … ma per farlo bisogna aver dissolto l’ostacolo più grande il “bisogno di considerazione”, altrimenti diventa il gruppo di psicoterapia o di alcolisti anonimi, che hanno tutto il mio rispetto per il compito onorevole che svolgono, ma non è quello di cui si cerca di parlare qui e di invitare a realizzare soprattutto. Qui si vuole parlare di una nave, di un equipaggio, di impavidi guerrieri dei piani sottili, di capitani coraggiosi, furbi contrabbandieri (Macedoni, la citazione è della canzone di Franco Battiato). Siamo segnali pirata in matrix, … se stai ancora con le paranoie sui traumi famigliare ed altro, devi fare un altro percorso, per adesso, devi seguire una strada che ti faccia crescere le ali, … e non è di sentimentalismo che parlo, parlo di “realtà”. 

“Un palazzo ha quattro entrate. Il suo pavimento è d’argento e d’oro, lapislazzuli e diaspro, e vi si respirano svariati aromi di rose e gelsomini. Ma in mezzo a tutto soffia un alito di morte! Lasciate che gli officianti penetrino ed aprano le porte ad una ad una o tutte in una volta. Lasciateli in piedi sul pavimento del palazzo; non sprofonderà. Allerta, o guerriero, o lottatore, se il tuo servitore sprofondasse! Ma ci sono rimedi e rimedi». Le quattro entrate sono le porte del tempio interiore, sono i misteri dell’alchimia e del fuoco, sono i misteri dell’unità, sono le 3 prime iniziazioni, e la consacrazione finale, esso sono i guardiani e su ogni porta c’è scritto una parola. 

Sulla 1° porta, primo guardiano della soglia, c’è scritto: SAPERE – e si riferisce a Sofia, ed è l’astrale, il mondo duale dove il conflitto emozionale precipita nell’ignoranza e rende impossibile la vera “conoscenza”. Il SAPERE diventa il primo strumento di cui abbiamo necessità, l’informazione che ci avvia verso la “fede” coscienza, ad abbracciare cioè la nostra “visione”, credere è una visione che si costruisce anche grazia a Sofia. 

Sulla 2° porta, secondo guardiano della soglia, c’è scritto: OSARE – la mente genera solo preoccupazione, ti precipita in uno stato di mancanza di fede e perdi la tua visione, OSARE è tentare, osare è avere il coraggio di vedere se quella cosa è vera.  

E sulla 3° porta, terzo guardiano della soglia, c’è scritto: POTERE – è il mondo causale, il piano della volontà, quella che si sviluppa quando incomincia a convincerti, è qui che la cattiva volontà o mancanza di fede viene sconfitta, mantenendo viva la propria visione, meditando, usando la preghiera come strumento di connessione intima, facendo esercizi di tramutazione, tenendo duro, vivendo ogni cosa, diventando ciò che siamo e realizzando il nostro disegno, che non è chiaro, ma che piano piano si mostra. La cattiva volontà si vince solo con la Volontà, e la volontà è PISTIS potere, PISTIS è Fede, la fede coscienza è POTERE. Sveglia!

Sulla 4° porta c’è scritto – “TACERE” … non te lo dico lo scopri da te stesso. Non ci sono parole per descriverla. Come ho già avuto modo di dire non c’è e non ci sarà mai una cerimonia o rito o passaggio del testimone che trasformerà mai un idiota in un iniziato, l’iniziato è un capitano coraggioso che affronta il mondo con viso aperto, è colui che vive la sua vita, diventa la sua vita e scopre il mistero dello Spirito che è in tutto, … la forza di essere un iniziato è dentro di te, ci nasci, è come le ali o ce le hai o te le dovrai far crescere, ma se senti tutta questa volontà di farlo forse, qualcosa ci deve essere già. L’iniziazione innanzi tutto è nella nostra testa, ma quello che emergerà non ha niente a che fare con qualcosa di conosciuto, non ha niente a che vedere col “pensiero”, men che meno con le tue associazioni. Il pensiero è l’inizio, è la porta di ingresso nel labirinto della tua mente, ma il centro, la rosa, è qualcosa che solo il silenzio potrà descrivere. 
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L’ego non si uccide dell’ego ci si sveste. Chiarimento sull’alchimia sessuale.

L’ego non lo uccidi, non lo distruggi, perché l’ego non è qualcosa che esiste realmente, è parte della materia degli arconti, è parte del materiale con cui è fatto tutto qui, l’ego è una parte della nostra essenza che è rimasta impressa nella materia di questo mondo (Prakriti) ed ha preso la forma che il nostro grado di consapevolezza ci ha permesso di darle, l’ego è la materia dell’animale plasmata dall’intelligenza della coscienza, è materia planetaria e risponde alla leggi di questo piano. Ecco perché si usa dire che l’essenza è imbottigliata, prigioniere dell’ego, ma questa cosa deve essere compresa. L’ego è ciò che accade quando metti, dai l’intelletto, o meglio il valore aggiunto di “anima” ad un animale, l’ego è quello che accade ai suoi istinti quando gli dai intelletto, quando depositi in esso un seme di intelligenza, un embrione di coscienza, per questo l’elica del DNA è fatta in quel certo modo in grado di ospitare il flusso luminoso della vibrazione di un “anima”, qualsiasi cosa questo significhi. Questa “cosa” permette a quella materia di elevarsi, ed il processo di elevazione, di sviluppo, lo chiamiamo “lavoro”, o anche “morte”, o “annichilimento”, o “disintegrazione” o “dissoluzione” dell’ego, questo perché qualcosa viene sciolto per dare vita a qualcos’altro, proprio come accade ad un seme di grano (e si capisce qui perché da dove proviene la parabola sulla “zizzania”) quando viene messo nella terra, la “pula” (la “pula” procede solo dal seme di grano, la “zizzania” invece da un seme diverso) che lo circonda si rompe ed inizia il nuovo processo di sviluppo. La vita e la morte sono forze, è Shiva-Shakti che nello stesso tempo distrugge e costruisce.


La “pula” e la “zizzania” sono gradi nella predisposizione ad un ulteriore sviluppo, c’è differenza, tra un illico ed uno psichico, e c’è differenza tra questi ed un pneumatico. Ma questa non è questione di discriminare, sono passaggi nello sviluppo “esserico”, tutti prima o poi giungono a costruire il seme di grano, l’embrione di coscienza che serve per nascere per seconda volta. E’ quello che leggevo recentemente tratto dagli scritti di questo vescovo di Lione, certo Ireneo, che criticava il fatto che gli gnostici pensassero che l’anima debba sperimentare tutte le possibili forme di vita, comprese quelle peggiori, “irriverenti ed empie”, in modo da non aspettarsi più niente dall’esistenza carnale, questo perché – “le cose sono buone o malvagie solo secondo l’opinione degli uomini“. Ireneo nell’esprimere  questa cosa come una concezione paradossale della reincarnazione ci fa conoscere innanzi tutto che hai tempi la metempsicosi fosse consolidata, almeno ritenuta come ipotesi possibile, infatti dice: «Tutti passano incessantemente da un corpo in un altro, fino a che non hanno fatto tutte le azioni che si possono fare in questo mondo». Per lui il paradosso consisteva nel fatto che per sfuggire alla materia, bisognasse esaurirne tutte le possibilità a meno che – “uno non faccia tutto in un solo soggiorno”. 


Ecco perchè ci sono stelle e stelle e gradi e gradi nello sviluppo. Si capisce anche come sia stato distorta non solo l’idea, per la gnosi, secondo cui Dio ha preso un corpo di uomo, ma anche il fatto il corpo è portatore di male e la salvezza consiste proprio nell’esistere uscendo da tutto ciò che è carnale e materiale oppure nel rotolarvisi per scherno, essa invece è un idea sublime, ma comprensibile solo alla luce di una visione più grande. Il corpo non è portatore del male, il “male” qui non è inteso in senso assoluto, ma relativo alla schiavitù in funzione del fatto che deve essere vinta. Discendere per risalire, e per farlo serve lo spirito di opposizione, è in questo ad esempio un ulteriore modo di vedere e sentire la legge del tre, l’attrito necessario affinché qualcosa d’altro nasca. Neo e Smith si battono ed alla fine terminano entrambi perché – “tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine” e la fine è la “luce” coscienza, il loto che si vede in lontananza.




Lo spirito di Opposizione non si uccide, te ne liberi, ne sciogli il vincolo, è questo che fai; lo restituisci all’arconte, alla natura, l’ego visto come i pesi per stare qui, quando lo scarichi, quando scarichi la regola con la quale lo hai impresso, sciogli il vincolo, sei libero, inizi a liberare la tua innocenza infantile dal condizionamento per sviluppare una maturità che è, per così dire, “animica”. L’ego è la materia prima che deve essere trasformata, è il punto di partenza, è lo strumento dell'”innocente” del viaggio dell’eroe per acquisire un ulteriore livello d’essere. Forse è questo in viaggio delle “anime” per diventare sempre più perfette, è questo il ciclo del Nemesi delle stelle? Ecco perché in Pistis Sofia (il testo copto) si parla, ad esempio, di sigilli, di voce dell’ineffabile e di flusso luminoso, il Cristo è un lavoro che può essere fatto, è il lavoro per trasformare Kemi ovvero, la “Terra Nera” del Nilo, in oro. Il fango nero e maleodorante del lino del Nilo che dà il prezioso raccolto delle d’orate spighe di grano.


L’ego, pertanto, non si uccide, dell’ego ci si sveste, per tornare alla nudità originale con fede (Pistis, potere) e sapienza (Sofia), con la saggezza cioè di un viaggio attraverso la dimora terrestre, attraverso i suoi inferni atomici. E’ di questo che parla Dante, e Virgilio è il seme, il grillo parlante di Pinocchio che aspira a diventare da un pezzo di lego un bambino vero. Adamo ed Eva vivono in paradiso (che è un certo stato coscienziale) completamente ignari del loro stato, della loro condizione paradisiaca, sono in quel senso “innocenti”, ingenui; cibandosi dall’albero della conoscenza, l’eone “Sofia”, il mondo dialettico, da dove proviene probabilmente l’idea di albero della conoscenza  del “bene” e del “male”, essi passano allo stadio di sviluppo successivo potenziale che è quello di esser simili ad un Dio, di poter diventare simili a un Dio, ma per farlo si devono rivestire. Scoprendo la loro nudità, si coprono, si vestono della foglia, si vestono cioè dello spirito di opposizione che gli farà fare esperienza in questo mondo.


Non è forse la condizione di ogni animale qui, su questo piano, essi non conoscono la sofferenza sono esclusivamente istintualità; ma se li doti di intelletto, assurgono alla condizione di animali intellettuali, ovvero forme umanoide (Tomas Anderson, “Ander” da “andros”, “uomo” e “son”, figlio, tutto insieme: figlio dell’uomo). La sofferenza dell’uomo proviene dall’aver coscienza. L’anima che è in loro può aspirare ad un livello di sviluppo ulteriore a quello animale, ecco perché la mucca è sacra, si sta preparando alla sua prima incarnazione umanoide, allora così capisco cosa sia il ciclo di “evoluzione/involuzione”, ed ecco perché ho detto in altre occasioni che l’essere umano è qualcosa probabilmente a cavallo tra il mondo animale e quello di certi esseri autorealizzati… in cosa consiste questa autorealizzazione? Nella costruzione di una coscienza superiore, vibrante, … gli elementi, la materia prima, lo spirito di opposizione, sono la Terra Nera, Kemi, la condizione dalla quale partiamo, per questo i 7 peccati capitali non possono essere vissuti come un codice morale, ma come indicazione per il personale sviluppo “esserico”. E per farlo la divinità (inteso come un alto principio della vita stessa) ha depositata nell’uomo un seme di preziosissima senape. Pistis Sofia è la realizzazione completa a questo livello di sviluppo, in questo gioco di proiezioni olografiche la conclusione dello schema è l’acquisizione di un altro valore coscienziale, che si ottiene vivendo con saggezza e comprendendo le ragioni del nostro ego, ecco perchè Neo quando compie questa trasformazione (morte e rinascita) dice: “Aveva ragione Smith! ..lei ha sempre ragione.. è inevitabile!”


Il concetto di “uccidere” (l’ego) deve essere superato, deve essere compreso il suo autentico significato,  come deve essere superata l’idea secondo cui gli gnostici considerano la materia il “male”. E’ questo quello che cercavano di insegnarci i saggi di tutti i tempi, altrimenti creo un nemico e non posso capire. Gesù diceva amate i vostri nemici, se non capisci il senso della parola “uccidere” starai creando un nemico e quando vedi nemici resti nel conflitto che è proprio ciò che ti tiene nel giogo, lo Spirito di Opposizione è la materia che deve essere sciolta per rigenerarsi: “Solve e coagula”. Morire psicologicamente significa “sciogliere” i vecchi schemi, sciogliere un vecchio modo di pensare, significa che abbiamo compreso e stiamo abbracciando una nuova visione. E’ come pensi che genera quel nugolo di emozioni, di reazioni del corpo, il suo compito lui lo sta facendo, lo sta assolvendo al meglio, gli istinti sono qualcosa di formidabile, ma è richiesto un grado di “responsabilità” per ottenerne una qualche utilità, diversamente imparerò a mie spese, non c’è crudeltà in questo, c’è grande sapienza. L’ego è la forma che sto dando alla mia vita, cambio il mio modo di pensare cambia la vita. 


C’è un ultima cosa alla quale voglio porre rimedio. C’è un concetto diffuso in certi ambienti, e che per un certo tempo ho sostenuto anch’io secondo cui – “un single può arrivare a distruggere fino al 30% del suo ego da solo, ma senza una compagna é destinato a fermarsi a non procedere ulteriormente, e che l`unico modo che abbiamo per creare i corpi solari è la pratica del Maithuna, nessun altro tipo di pratica crea corpi”. Non solo credo che questo sia un approccio infantile e molto limitato di vedere la cosa, perché restringe il campo della questione, ma posta in questo modo genera frustrazione e sembrerebbe vanificare ogni “sforzo” se non si incontra qualcuno con cui realizzare questa cosa.


Gli sforzi non sono mai vani perché aprono la possibilità ad un individuo di sviluppare “coscienza”, con senza qualcun altro, altrimenti siamo ancora a cercare in altri la compensazione ecco perché non sarei così categorico. Bisogna capire che cos’è l’ego e cosa sia distruggerlo per capire come questo giocare con le percentuale sia un passaggio, come ho già detto, “infantile”, che deve essere superato alla luce della vastità stessa dell’universo nel quale siamo. Noi non possiamo distruggere qualcosa che siamo, altrimenti non è una distruzione ma un suicidio. L’ego, come sto cercando di far capire qui, come concetto di per se non esiste, è un modo per studiare se stessi, non è un entità intelligente, la sua intelligenza è quella primordiale, l’ego è la summa dei nostri pensieri, delle emozioni, delle vostre false speranze, ecco perché non ha identità se non la nostra e si presenta come una moltitudine. E’ per comodità di studio che si parla di peccati, di aggregati o di molti “io”, non è qualcosa di materiale, ed è per questo che può essere sciolto il vincolo.


Fintanto che siamo identificati con questa immagine residua ed irreale di noi stessi non possiamo fare molto con o senza l’alchimia sessuale. Il problema è quando massimizzi le idee, quando radicalizzi e non chiarisci. Ho dovuto ricredermi su molte cose dei miei studi fatti negli ambienti Samaeliani, per vedere è necessario capire, ed anche di questa cosa va compreso a chi si rivolgeva il suo pensiero: anni ’50 a una massa di sud americani massacrati dal dogma del cattolicesimo. Ecco perchè ho dovuto andare a cercare le fonti e scoprire che praticamente nulla è stato realmente farina del suo sacco, pur comprendendo la necessità che ha avuto di dover semplificare ed essere sintetico. I meriti interni non li discuto, non l’ho mai incontrato, non posso sapere, ma quelli che gli sono succeduti mi hanno tremendamente “terrorizzato” in quanto ad ignoranza e fanatismo. Si sono giocati la tunica del maestro a dadi. Pur restando il merito di aver reso pubblico e fatto chiarezza su tutta la questione sessuale, non solo sulla sua utilità, ma sulla sua natura di controllo, si é purtroppo ugualmente ingenerato nelle persone che sono seguite questa mania a cercare una coppia a tutti i costi, questo perché non si può mettere vino nuovo in otri vecchie. Non puoi cercare di avere un rapporto con una persona solo perchè così costruirai i corpi e potrai dissolvere il tuo ego. L’ego è l’animale, lo spirito di opposizione che gli arconti mettono attorno all’anima per tenerla in questo mondo e per permetterle di fare esperienza qui, esso non può essere distrutto, può solo essere restituito a chi te lo ha dato. 

Puoi cercare di disidentificarti e questo lo fai in coppia come da solo. Vincere il sesso è vincere l’ultima grande vera tentazione, la catena più potente e lo fai nella fucina, nella palestra più difficile che è il matrimonio stesso, non è solo una questione di come fai sesso, quella è la ricetta, e poi ci sono stelle e stelle pianeti e pianeti, gradi e gradi. Una coppia si costruisce, non puoi forzarla, non puoi deciderla a tavolino, c’è un fuoco che deve sprigionarsi, e tutto arriva al momento giusto, ma se lo cerchi, se ti poni il problema, è ancora l’ego, è Smith che vuole i “potere”,  per l'”anima”, l’essere, che è oltre il tempo, e che ha per questa ragione tutto il tempo di cui può disporre per compiere la sua opera, il problema non sussiste, noi non siamo chi e ciò che crediamo di “essere” quando entriamo in queste dinamiche egoiche. Nel mondo della “coscienza” tutto è possibile sei tu che non ci credi, … ancora. 
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Il ricordo di sé. Tensori o tensione emotiva.

C’è un lavoro che può essere fatto con le emozioni, che è parte integrante di quello che vengono chiamati i “misteri minori“, che ha a che fare con l’imparare a gestire i propri stati interni, il proprio umore e cristallizzando un certo dominio interno che passa per il lavoro con le tensioni emotive. Si tratta di un aspetto del “trasmutare”, del saper estrarre cioè il fuoco dalla “passione” per uno scopo che è della coscienza. Nei misteri si parlerebbe della prova appunto del “fuoco”, della capacità cioè di imparare non a reprimere o a non esprimere emozioni, ma ad “estrarre”da questi momenti una certa qualità del fuoco utile al nostro sviluppo. 


Durante i momenti di forte tensione emotiva, infatti, si sprigiona un tipo particolare, per così dire, di energia, un fuoco, un energia che diremmo dello Spirito, che bollando sotto un certo stato di coscienza permetterebbe di fissare in noi quel qualcosa di riconducibile all’idea di “presenza”; presenza inteso come un certo tipo di emanazione che invece di essere “veleninoskiriana” sia luminosa, vibrante, viva e che ravvivi la “coscienza” invece di assopirla o spaventarla. Tramite “un emozione molto intensa”, – dice Ouspensky nella raccolta dei suoi incontri dal 1928 al 1945 intitolata “un nuovo documento”, – “si può creare la base per il ricordo di sé” … purtroppo questa cosa deve essere capita. Quello che sfugge, il dettaglio più importante, è che il testo è una raccolta dei verbali degli incontri, il che significa che si tratta di una parte di qualcosa che è avvenuto, ed è  unicamente una traccia, come tale è solo una parte di quello che è avvenuto realmente durante quegli incontri; è un terzo di quello che è accaduto, un terzo della comunicazione, dell’insegnamento, del lavoro che si è processato durante questi incontri e pertanto parziale e non può essere presa alla lettera, tocca intuire cosa sia realmente accaduto ed a cosa si stava riferendo in quel momento Ouspensky non solo a parole, ma non tutto il suo “essere”, bisognerebbe capire o meglio sentire entrare in contatto cioè con cosa stava vibrando in lui in quegli istanti.


La questione del “ricordo di sé” è, come più volte ho sostenuto, una questione di lana caprina, bisogna capire cosa sia il “ricordare”, altrimenti si resta in una trappola che porta alla dissociazione: si tratta di una possibilità di poter prendere coscienza, e questo avviene il più delle volte in forma spontanea, è che noi cerchiamo di ricordarci di provare a riprodurre tutto questo in modo scientifico, cioè far diventare un fenomeno ripetibile questa spontaneità, di modo che non si processi casualmente, ma perchè stimolata da un idea che è “il ricordare”. Solo così possiamo realmente comprendere cosa significa saper approfittare degli stati di “tensione emotiva”. L’importante è saperlo, avere cioè l’informazione, averne cioè la “sofia”, solo con il ricordarmi dell’idea posso provare a vedere di conseguire la “conoscenza”, la gnosis, e per farsi che sofia diventi gnosis, mi serve “pistis”, il potere, la fede, ovvero il “perchè”, ed il perchè lo conosco, lo scopro solo se mi ricordo e resto davanti a quello che sta accadendo … ecco perchè una volta vi ho detto state davanti alla vostra inadeguatezza e soffritene, parafrasando un andante di una certa Madam de Salzman. 

Lo stesso vale per tutte le idee del sistema (con la precauzione di sapere che si tratta di idee), compresa quella della possibile di farne un qualche uso degli stati di tensione emotiva, se me lo ricordo durante la manifestazione della tensione, sperimento e scopro da me stesso quello che non può essere descritto, scritto o spiegato perchè diventerebbe sempre e comunque una definizione ed ancora “sofia”. Abbiamo bisogno di esempi per capire le idee, e gli esempi sono la vita vissuta con una certa attenzione a quello che ci accade, ed alla luce delle informazioni acquisite o metodo. Molte persone credono di capire una cosa quando possono darle un nome, e non si accorgono che si tratta di un artificio, che si tratta ancora di un qualcosa che è parte del mondo della dialettica, del mondo dialettico, cioè. 

Ma ricordando sempre che è di un metodo, cioè che è di uno strumento che si sta parlando e che la sostanza, il valore aggiunto sei tu, finisce per metterti in gioco, altrimenti usi le idee per sottrarti alle tue responsabilità, alla responsabilità di rivelare “te stesso”, una responsabilità verso ciò che consideri, al tuo livello, il tuo stesso “essere”, una realizzazione che ti sei prefissato in qualche momento particolare della tua vita, che adesso non ricordi magari più con la stessa chiarezza, e che è quella di fissare un centro di volontà attiva, di acquisire una certa decisione e determinazione nella direzione della “presenza”, intesa proprio come l’esserci, vivere, sentire e stare in quello che sei. 

Dobbiamo capire che quello che viene chiamato “ricordo di sé” è in realtà una stato nel quale siamo sempre ma non lo notiamo, non abbiamo cioè coscienza. Il manifestarsi dei tensori, cioè dei momenti di tensione emotiva non è così prevedibile come si pensa e serve restare allertati, quanto ci si riesca, per poterne approfittare, ricordarsi di questa idea diventa utile quando i sintomi compaiono. Questi momenti emotivi compaiono di tanto in tanto, sono occasioni, ma noi di solito non le usiamo, ci preoccupiamo di giudicarci o giudicarli, e questo ci impedisce di usufruirne, il sapere di poterne trarre un qualche vantaggio è già un passo avanti, perchè ne vediamo l’utilità, e questo, almeno in parte, dovrebbe servire a ridurre l’attività e l’azione del giudizio. Sapendolo, non possiamo ignorare l’idea che si possano usare. E’ questo lo scopo della sapienza o sofia, Pistis si realizza quando ti ricordi e provi ad agire in un altro modo. Il saperlo, quindi, ed il ricordarselo mentre la tensione emotiva si presenta fa si che rimarrà la traccia, utile anche nel futuro. Dobbiamo sapere quindi che possiamo usare gli stati emotivi quando si presentano perchè così possiamo estrarre la nostra forza dal nostro Spirito, come? Non identificandoci col dialogo, le nostre ragione e quant’altro giustificherebbe una reazione, ed entrando nel corpo, ma bisogna essersi addestrato nel tempo con il Lavoro in Calma già proposto.
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