E’ SOLO QUANDO RINUNCI A CAPIRE CHE COMINCI A CONOSCERE! Revolver 2005 (Guy Ritchie)

Il passato non esiste. Il passato è sempre con noi, qui ed ora! Per fortuna, direi. Così possiamo mettergli mano. Esiste un luogo, che non è un luogo, che è il tuo inconscio, che è quello che viene chiamato inconscio, che contiene il “ricordo”, i “ricordi inconsci”, dove pensieri, sensazioni, emozioni, azioni ed eventi sono impressi, proprio come sul nastro di una cassetta, e noi possiamo ritrovarli, semplicemente riavvolgendo il nastro. Per quale motivo? Per quale assurda ragione dovrei andare a rielaborare tutti questi ricordi? Perchè questi “ricordi inconsci” continuano ad agire ed a condizionare tutta la nostra esistenza.

Se ho la sensazione che ci sia qualcosa di strano nel mondo, se ho la sensazione che la mia vita se ne stia andando e non riesco a metterti argine, se ho la sensazione che non ho il dominio, la comprensione di certe cose che mi accadono, se mi rendo conto che ho una reattività che non riesco a dominare, se  mi sento schiavo, se avverto un ineluttabile meccanicità nel fare cose, una ciclicità negli eventi della mia vita, cioè il fatto che alla fine le cose vanno sempre nello stesso verso … beh! Se percepisco questo e molto altro, allora è facile che sia davanti ad uno stato di necessità che mi sta chiedendo di andare a fondo alla questione, ed il fondo, cioè la tana del bianconiglio, non è la fuori, le cause non sono da ricercare negli altri o nella sfiga, ma dentro di noi. Il passato non esiste, il tempo non esiste. Il tempo è un movimento, e per quanto riguarda noi è persino circolare: la terra gira intorno al sole e noi contiamo i suoi giri e li chiamiamo “anni”, gira intorno a se stessa e li chiamiamo “giorni”, suddividiamo queste fasi in “ore” o “minuti”, ma l’impulso che usiamo, il “secondo”, è del tutto artificiale, non esiste lo scorrere di un bel niente, esiste il “movimento”.

Dal punto di vista psicologico, poi, il tempo non c’è, non esiste praticamente in assoluto, è del tutto psicologico cioè irreale, una registrazione atemporale, anche se noi gli abbiamo dato una sequenza o meglio li abbiamo vissuti in sequenza e registrati così, mano a mano che i dati arrivavano: Un archivio di registrazioni di eventi e situazioni che li possiamo consultare senza un ordine sequenziale definito e lo facciamo. Sto guardando un bambino che gioca e mi ricorda un amico di infanzia, e da li estraggo i ricordi, che rimbalzano nel mio schermo psicologico come ricordi attraverso il meccanismo del pensiero associativo. Associo un ricordo all’altro con una nuova sequenza. R.A.M. Random Access Memory, memoria ad accesso casuale, ci facciamo anche i computer che funzionano come noi.

Che cosa significa? Significa che l’unico istante reale è quello che sta accadendo, e che passato, presente futuro sono contemporaneamente qui, in quell’istante; questo perché tutto quello che hai vissuto te lo stai portando dietro, condiziona quelle che stai facendo “adesso”, e produce le condizione di quello che ti accadrà. Se non cambi il tuo passato il tuo futuro sarà la riproposizione dei tuoi limiti. La cosa interessante da notare o realizzare è che quello che noi erroneamente abbiamo chiamato “passato” si è impresso o si imprime dentro di noi attraverso le emozioni, emozioni di ogni genere, per questo tante volte è così pesante da portarsi dietro che alcuni lo chiamano “fardello”. Il “passato” è come uno zaino pieno di cose e con cui te ne vai in giro: per forza che ti senti stanco.

Per intraprendere un viaggio in montagna serve muoversi leggeri. Per lasciare andare tutta questa zavorra bisogna imparare a volersi bene, per potersi “perdonare”, serve “perdonarsi dentro”. Bisognerebbe “perdonarsi” per quello che ci è accaduto di sgradevole, bisogna perdonarci di non aver avuto la coscienza che abbiamo oggi per capire quello che ci stava realmente accadendo, … bisognerebbe perdonarsi per essere stati o per sentirci di essere stati ingenui … Bisognerebbe perdonarsi dentro, il punto è che non lo riusciamo a fare, questo perché tutto si è impresso per mezzo delle emozioni, e noi non abbiamo mai imparato veramente a gestirle. Ecco perché in qualche modo siamo costretti ad affrontare e fare un lavoro su noi stessi. Serve iniziare dal “dolore” e deve essere fatto alla svelta, non possiamo permetterci di cincischiare troppo su i perché ed i per come abbiamo dei conflitti, il perché è semplice è la nostra mente ad essere conflittuale, non è colpa di mio padre o di mia madre, non è nemmeno colpa degli altri che mi hanno offeso o cose simili, è solo perché la mente dell’uomo è conflittuale. E’ bene imparare a lasciarsi alle spalle ogni trauma, ogni situazione mal digerita ed alla svelta.

Devo poter utilizzare la mia capacità di rendermi conto ed abbandonare vecchi schemi senza rimpianti ed attaccamenti, se capiamo che il “dolore” che ho provato per le varie situazioni difficili o avverse della vita cristallizza in una specie di corpo, di contenitore, e che quel contenitore me lo porto dietro come uno zainetto, come un fardello che finirà solo per rendermi la vita amara, cercherò di togliermelo dai piedi ed alla svelta, senza grosse spiegazioni; capirò che non ho mai veramente tenuto alla considerazioni degli altri e che quel dolore invece si è prodotto per una tendenza che è stata generata artificialmente e che non mi appartiene, non fa parte di ciò che sono realmente. In questo modo imparo a liberare me stesso e gli altri dal mio giudizio. Diversamente questo corpo, il signor Tolle lo chiama “corpo di dolore”, un parassita che si nutre del “dolore” stesso, un attitudine che si nutre di negatività, me lo porto dietro ed influenzerà e irradierà il suo influsso in tutta le scelte e le circostanze della mia vita.

E’ vero quando leggete o sentite dire che non esistono i “problemi”, ma esistono solo situazioni, questo perché il problema vero è, sorge per via di questa attitudine o corpo. Quindi invece di affrontare la vita con “coscienza”, cercando di renderci conto di quello che realmente ci sta accedendo, utilizziamo il filtro dei nostri pregressi dissapori, quello che chiaramente chiameremmo pregiudizi, qualcosa di pregresso che non è stato ancora vagliato alla luce della verità che è la coscienza. Senza presa di coscienza non posso accadere i cambiamenti, e non ci può essere “presa di coscienza” senza trovarci in uno stato di necessità, che sono poi di fatto quelle situazioni che noi viviamo come avverse; è la vita che ci costringe a risolvere in nostro dissidio interno, ma se noi osserviamo ed affrontiamo la cosa con la stessa attitudine difficilmente ne possiamo venire fuori, realizzeremo, erroneamente, che le cose alla fine vanno sempre nella stesso modo, ci diremo – lo sapevo – cosa potevo aspettarmi da te o cose simili, perdendo di vista il vero problema e cioè come noi vediamo le cose.

Il fatto che non poteva che andare come ti aspettavi non è una conferma delle tue idee o pregiudizi, ma del fatto che gli individui sono meccanici a cominciare da noi stessi che imprimiamo sempre la stessa visione a quello che ci accade. Il “ricordo incoscio” di tutta la mia esperienza di vita eserciterà il suo influsso nella mia esistenza attuale ogni qualvolta qualcosa di esterno lo farà riemergere, se non prendo in considerazione la possibilità di essermi sbagliato e che in realtà non conosco quello che mi sta accadendo reagirò come tutti meccanicamente.

Certo è vero non ci è mai stato realmente insegnato ad usare la nostra facoltà più importante che è la coscienza per renderci realmente conto di quello che accade ma solo le idee che ci sono state passate, ci convinceremo che la colpa è degli altri e della loro stupidità della loro incapacità di capire o di rendersi conto di quello che fanno, ma noi non siamo diversi; è a noi stessi di fatto che ci stiamo dando del cretino, perché se oggi tocca all’altro a comportarsi come tale, prima o poi toccherà anche a te, perché entrambi siamo stati educati a non capire come affrontare le cose della vita, non siamo stati educati a coltivare buone relazioni, siamo stati educati a “farcela passare”. Ma per “farcela passare” ci siamo fatti, ci siamo procurati del gran dolore, e per farci passare quel dolore, per non sentirlo più, ci siamo procurati dell’altro dolore, ancora, odiando la vita e maledicendo l’umanità. E’ così che abbiamo imparato a sottostimarci ed ad auto-sabotarci.

Il “nemico”, la stupidità dell’altro, la sua cattiveria, la sporcizia che vediamo nell’altro, altro non è che l’immagine riflessa all’esterno di quella parte tenebrosa dentro di noi, sia essa l’equivalente difetto in noi, che lo specchio di una carica di giudizio che portiamo o la proiezione di una condizione di codardia interiore che stiamo cercando di vincere attraverso l’apparente azione di sopruso da parte dell’altro. Si tratta di una parte tenebrosa di noi che non e che non vogliamo conoscere, perché istintivamente la sentiamo ostile rispetto all’immagine, il ritratto immaginario di noi stessi che ci siamo creati. La vita mi presenta con evidenza questa parte ponendomi davanti il mio “nemico”, che altro non è che quei miei difetti potenziali o reali, riflessi o antagonisti o complementari, che rifiuto in ogni modo di riconoscere; non sono in grado di sostenere il “dolore” o, meglio, l’orrore che ne scaturirebbe e per questo fuggo. La vita cerca invece continuamente di costringermi a prenderli fortemente in considerazione, è per questo che mi trovo sempre nelle stesse situazioni o relazioni. Più combatto, più combatto il mio “nemico”, e più combatto una parte di me che detesto; più lo odio e più genero “dolore” verso me stesso. Odio me stesso per come sono e per non essere come vorrei; l’altro mi fa solo vedere come sono, è per questo che lo detesto o mi è antipatico o altro.

I modi con cui lo vedo possono essere almeno 3: uno è un equivalenza, una corrispondenza diretta, vedo nell’altro un difetto che ho anche io, l’altro è qualcosa con cui ho avuto a che fare e di cui presumibilmente mi solo liberato ed adesso porto una carica emotiva negativa di giudizio, sono diventato da “peccatore” a un “moralista” (classico è il tabagista che smette di fumare e poi detesta tutti quelli che fumano, lo infastidiscono), il terzo modo è quello “antagonista” cioè la pressione che ricevo da fuori  è tale che mi mostra tutta la mia incapacità di reagire, mostra la mia codardia, ed a nessuno piace essere un “vigliacco”, un “codardo” od un “pusillanime”. Quando odio qualcuno è me stesso che sto addolorando questo perché il “dolore” che sento è il ritorno, la risposta alla mia carica di odio, che come un energia vortica, si amplifica e mi ritorna decuplicata.

Nonostante questo non è semplice, perché come si fa ad “amare” chi ci fa o ci vuole male? Non si fa; devo solo capire che non è lui o lei o la situazione che devo sopportare, digerire o amare ma me stesso. L’unico vero obbligo è verso se stessi, è solo così che liberiamo anche gli altri dal nostro campo magnetico di influenza. Il vero “nemico”, quindi, è il nostro atteggiamento, la nostra non conoscenza di cosa siamo, di cosa possiamo realmente fare, di come funzioniamo, di quale meraviglia siamo; il “nemico” autentico è l’ignoranza che ci porta come conseguenza il “dolore”, un “dolore” di cui l’ignoranza stessa si nutre, di cui il “dolore” stesso, come un parassita, si nutre. E’ la nostra mente alterata, attraverso il nostro “dialogo interiore” fatto delle parole che altri hanno messo nella nostra, fatto delle nostre più vere convinzioni, del nostro più profondo credo, a dirigere la nostra vita e noi crediamo di essere quel dialogo – “Sente quella voce da così tanto tempo che ormai crede sia la sua. Crede che sia il suo miglior amico.” – (dal film: Revolver – 2005 – Guy Ritchie).

Un “Avversario” invisibile, fatto di pensieri ed emozioni, nascosto dentro di noi, creato dalla nostra convinzione di essere vivi e di sapere tutto. Siamo stati educati ad “essere” così.  E’ lui il nostro vero “nemico”, non gli altri, gli altri servono solo a smascherarlo ed allora l’odio che provi è il suo, è il suo modo di difendersi, di impedirti di vedere, ti fa sentire “dolore” di modo che tu arretri. Il bastono e la carota, è così che siamo stati educati, – “se non ti comporti bene mamma non ti vuole più bene, se fai il bravo mamma di adora”, – emozioni negative o dolore ed emozioni positive, come il sentimentalismo, … sempre un illusione in termini. Lui è qui dentro, nella nostra testa, e finge di essere noi. Lo so che è difficile da credere, e la tua reazione è la conferma del fatto che lo stai difendendo senza neanche averne la ben che minima coscienza che è lui l’unica vera causa di tutto il “dolore” che provi. Lui ti dice cosa fare, cosa dire, cosa sentire. Difendi lui perché è tutto ciò che resta di te stesso, ed ironia della sorte sei vicino alla verità.

Lei fa parte di un gioco. Tutti fanno parte del suo gioco e nessuno lo sa. E tutto questo. E tutto questo è il suo mondo. Gli appartiene, lo controlla.” “Lui le dice cosa fare”,

Quel dialogo è artificiale, come la realtà stessa di “the matrix”, un mondo elaborato a tavolino per farti pensare e sentire come qualcun altro a deciso per te che devi “essere”. C’è lui dietro ad ogni dolore che ci è stato, , il nostro falso sé, un io, l’ego,; lui si nutre di quel “dolore”, senza “dolore” lui non esisterebbe.
lei lo sta proteggendo signor Green, ma con che cosa? Lui si nasconde dietro al suo “dolore” Jack, lo sta proteggendo con il suo dolore, abbracci quel dolore e vincerà questa partita”.
Odiare chi ci offende, chi ci ferisce è un atteggiamento che abbiamo imparato e generato noi, un riflesso irreale di noi che per sopravvivere si nutre di odio e del “dolore” che ne proviene in risposta a quell’odio; senza “odio” lui non esisterebbe, noi non esisteremmo visto che noi ci crediamo lui. E’ questa la ragione perché è così difficile lasciare andare, non odiare o altro, ecco perché è così difficile “perdonarsi dentro” ed ecco perché siamo costretti ad un lavoro lungo ed estenuante … se perdoniamo moriamo e nessuno di noi è veramente pronto per morire. Se togli il “dolore” cosa resta? L’ignoto. Tutto ciò che conosco, tutto ciò che in cui credo è falso, perché è il prodotto di un processo educativo deleterio basato sul condizionamento ed il controllo e non sulla libertà e la “coscienza”. “Lei mi deve temere” signor Green.

Ogni volta che soffriamo è lui che ci fa soffrire, non gli altri. E’ bene imparare ad usare il “nemico” che percepiamo fuori noi per distruggere il nostro vero “nemico”. E’ di questo che parlava Gesù quando ci invitava ad amare i nostri nemici. Amando il nemico che percepisci distruggi il tuo vero “nemico”, lui si nasconde dietro il tuo “amor proprio”, dietro il tuo “orgoglio”, la tua “vanità”, la tua “pigrizia”, la tua “collera”; gli altri sono solo strumenti per svegliarti dal tuo torpore. E’ lui che odia, è lui che detesta, è lui a provare antipatia perché gli altri ti costringono ad agire ed uscire da tutte queste cose. Il “peccato” è dentro di te, ma è rivolto verso te stesso, all’annientamento di quello che sei realmente.
E’ di un azione radicale che stiamo parlando qui; di controvertire ogni valore in campo, rovesciare le regole che lui ha stabilito, le regole che abbiamo appresso così faticosamente a colpi di frusta (figurata naturalmente). Ma tu mi dirai – “ma io sto bene, sono felice di tutto quello che ho, non capisco di quale diavolo di schiavitù mi continui a parlare, io sono un uomo libero, faccio, dico e penso quello che voglio ho una vita piena. Ho tutto quello di cui ho bisogno e se non ce l’ho me lo posso comprare.” – Si, ma avere non equivale ad essere. Essere è una cosa serie, e fintanto che ci sarà quella voce nella tua testa tu non sarai mai realmente libero. Il pensiero, quello vero è intuizione, non è un dialogo, non è una chiacchiera ossessiva.
Sai perché parla così tanto nella testa? Per paura che tu lo scopra. Riempie tutto il tuo tempo con la chiacchiera inutile per tenerti sotto controllo, e ironicamente sei tu stesso che te lo stai facendo fintanto che sei convinto che quei pensieri sono i tuoi. E’ lui che ti spinge a capire, e solo quando rinunci a capire che cominci a conoscere. Ma ti serve tempo. Ti serve tempo e informazioni, informazioni simili a questa affinchè la tua mente venga educata a stare dove deve stare, a fare il lavoro per cui è stata creata, e cioè servire lo spirito, l’indole indomabile di un uomo o una donna liberi. E’ l’essere a determinare, non i pensieri; il pensiero è un traduttore tra dentro e fuori.
Difronte alle prove della vita non abbiamo trovato di meglio che piagnucolare, lamentarci della nostra condizione, e della nostra “impossibilità di cambiarle”. Ma cosa veramente pessima è stata quella di credere e prendere tutto questo terribilmente  sul serio; senza capire che non stiamo che rafforzando questa descrizione, e sottolineo che è una descrizione, “funebre”, negative del mondo in cui viviamo e di noi, una drammatizzazione che non fa altro che accrescere dentro di noi lo stesso circolo vizioso di pensieri (dialogo interiore) ed emozioni (positive o negative poco importa, sempre di illusione stiamo parlando).

Se un uomo, od una donna … cambia … l’attitudine verso ciò che gli accade, … questo, nel corso del tempo modificherà anche la natura stessa degli eventi che incontra. E’ bene non farsi illusioni e non pensare a cambiamenti repentini ed inutili, perché resteremo sempre come siamo e non in un altro modo; prendere coscienza della situazione è un processo che richiede tempo. E’ con le nostre peggiori paure che dobbiamo lottare.

“C’è una cosa dentro di te, che non conosci, e di cui negherai l’esistenza. Finchè non sarà troppo tardi per farci qualcosa. E’ l’unico motivo per cui ti alzi al mattino. L’unico motivo per cui sopporti un capo stupido. Il sangue, il sudore e le lacrime … questo perchè vuoi che le persone sappiano quanto sei bravo, attraente, generoso, divertente, intelligente. Temetemi o riveritemi, ma per favore pensate che sono speciale. Condividiamo una dipendenza. Siamo tossicomani dichiarati. Vogliamo tutti la pacca sulla spalla e l’orologio d’oro. L’ip-ip-urrà del cazzo. Guardate il ragazzo intelligente con il distintivo, che lucida il suo trofeo. Brillate o chiamati impazziti … siamo solo scimmie, avvolte in bei vestiti, che implorano l’approvazione degli altri.” – revolver 2005 – G.R.

Perchè? Perchè abbiamo paura di morire. E’ la paura della morte che ci rende codardi. La considerazione,  l’approvazione che elemosiniamo dagli altri è perchè ci fa sentire più sopportabile questa “paura”. La fede incrollabile delle persone nell’ineluttabilità della morte genera una “paura”, per lo più a livello inconscio, ma esiste, ne esiste il ricordo, il “ricordo incoscio” di quando abbiamo appreso la notizia (ce ne hanno parlato, abbiamo visto qualcuno morto, o eventi simili) e lo choc che questa cosa ci ha procurato;  la paura che ne è conseguita governa “adesso” tutta la nostra vita. Come un tiranno ci rende timorosi, paurosi, codardi, iracondi, depressi, ansiosi, apprensivi, in una parola schiavi. Un buon passo verso la libertà è realizzare questo meccanismo terribile; l’idea della morte, la paura di questa cosa quando si è impressa ha ridotto drasticamente il nostro potere coscienziale, ha abbassato il nostro livello di coscienza.

Non siamo solo scimmie avvolte in bei vestiti, ma ci sforziamo di essere tali, quando ci perdiamo quello che ha veramente importanza nella vita. Siamo negozi con i prezzi messi a casaccio. Ciò che ha valore costa poco, la nostra “dignità”, ad esempio, siamo esseri incredibili, enormi, di una magnificenza senza pari, l’universo si dispiega e di espande per darci modo di essere molto di più di quello che crediamo, … e ciò che non ha valore ha un prezzo esorbitante: la nostra stessa vita. La nostra stessa esistenza è minacciata dalla nostra ignoranza, dalla nostra convinzione di non valere nulla, di non essere nulla. Pendiamo dalle decisioni altrui, da quello che pensano di noi perchè non siamo più capaci di guardare dentro, abbiamo imparato che quello che è dentro non ha valore. … Dovremmo imparare a guardare meglio. Se rinunciamo a capire allora iniziamo a conoscere … ed allora lì, sì. Ma c’è tanto “dolore” da attraversare ed abbiamo paura, ecco perchè abbiamo bisogno di tempo, ecco perchè abbiamo bisogno di un processo, che per sua natura ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti. Ma dovremmo cominciarlo questo processo, lo dobbiamo a noi stessi. E’ un  imperativo che ce lo chiede il nostro cuore, la nostra stessa anima. … … … … … …

 … continua! (forse )

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Cos’è un Soliunensius. La resa dei conti.

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Per quanto ne possa sapere, la parola “SOLIUNENSIUS” è un termine coniato dal signor George Ivanovič Gurdjieff per indicare un certo tipo di influsso proveniente dal nostro Sole e che ha effetti sugli esseri senzienti di un pianeta, generando sconvolgimenti di varia natura. Il fatto che non abbia trovato traccia, allo stato attuale, di questo termine in nessuna altro sistema o tradizione precedente, mi fa supporre che si tratti di una delle idee frutto del suo esclusivo lavoro, di cui ne ha tutta la paternità.

Il termine “Soliunensius”, come altri termini quali “kundabuffer“, “Askokin”, “partk-dolg-doveri esserici”, “Heptaparaparshinokh” o legge del sette, triamazikamno sacro o legge del tre, “Eternokrilno”,  l’Okidanokh, il Tesskuano, l’Insiembluizar cosmico generale  e molti altri, sono presenti, ideati di sana pianta a volte utilizzando parole prese dalla lingua Russa, Armena ed Inglese, per la prima volta, nella sua opera (di Gurdjieff) più epica che è i “racconti di Belzebù a suo nipote“. I plagi di queste idee sono innumerevoli, gli stessi utilizzatori dell’enneagramma mutuano questo strumento dai lavori del signor G.; molti di questi termini, poi, sono stati usati, storpiati, a volte anche ritraducendoli nella propria lingua, e snaturandone il loro significato ed effetto originario. Parlo di effetto perchè ogni termine è costruito per generare nell’individuo precise “sensazioni” che lo possano smuovere dal suo torpore innaturale, da un sonno che gli limita la visione e la percezione del reale, uno “choc addizionale” capace di risvegliare quello stato di necessità assopito e così indispensabile invece ad uno sviluppo nel senso della coscienza.

Ad esempio la parola Kundabuffer significherebbe – smussare la percezione attraverso la pomposità. Kundabuffer, è composta da 2 parole, “kund” che significherebbe “smussare” e “farr” che significherebbe “pompa”. Un altro esempio? Il termine doveri “partk-dolg” è la traduzione italiana dell’inglese ‘Parthdolg duty’. La parola è composta da tre parti, ognuna delle quali corrisponde al termine ‘dovere’ in una lingua diversa, ‘duty’ in inglese, ‘dolg’ in russo e ‘Parth’ in armeno. La formula è l’unione delle tre lingue che parla di un dovere proteso verso quella qualità del pensiero chiamato “intuito”, un “sentimento” di sè, simile al sentimento dell’innamoramento e le “sensazioni” fisiche più elevate. Tutta l’opera è costruita in questo modo con l’intento di stimolare quel qualcosa, chiamata, “anima” all’esperienza di sé.

Per quanto apparentemente assurde le cose che si raccontano, e per quanto complicato sembri il linguaggio con cui è scritto, chi legge i racconti di Belzebù sperimenta una gamma di “sensazioni”, “sentimenti” ed “intuizioni” di una profondità inusuale relative al suo “reale essere”, “esseriche”, si direbbe, … questo perchè i termini ed i dialoghi che avvengono tra Belzebù ed il nipote Hassin hanno lo scopo di raccontare una verità attraverso il mito, usando e creando nuovi archetipi che dovrebbero risvegliare una conoscenza già presente in ogni individuo a livello potenziale o latente; lo confermano le stesse parole di Belzebù al nipote quando a proposito degli esseri umani dice: “credono a tutto quel che sentono dire invece di credere soltanto a quello che hanno potuto riconoscere direttamente attraverso una giudiziosa riflessione, maturata da un ‘dibattito comparativo’ fra tutti i dati già immagazzinati in loro...” – (G.I. Gurdjieff, / racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, Ed. L’Ottava, voi. I, pag. 90). 
Ma veniamo al Soliunensius che è quello che mi interessa qui. Secondo quanto riferisce il personaggio principale di quest’opera, ovvero, Belzebù, ed anche qui la scelta non è casuale, gli esseri umani ciclicamente subiscono certe influenze provenienti dal Sole, influenze il cui scopo sarebbe quello naturale di accelerare i processi nel proprio perfezionamento nella direzione di acquisire progressivamente una “Ragione oggettiva”. Cosa ho detto? Ho detto che quello che siamo anela ad sempre maggiore consapevolezza. L’altra cosa interessante, secondo questa visione, è che sembrerebbe che questo bisogno aumenti da solo, proprio grazie alla qualità o autentica natura del Sole, ed attraverso la presenza ciclica di questi suoi influssi. Questo è quanto si dice nel libro a questo proposito: “gli esseri aspettano con impazienza l’azione della legge di “Soliunensius” perché grazie ad essa il bisogno di una evoluzione accelerata, nel senso di acquisire progressivamente la Ragione oggettiva, in loro aumenta da solo”.

Il Sole non è solo quello che sembra? Questo significherebbe, allora, inoltre, e quindi, che l’uomo svolge il suo compito sulla Terra, seppur inconsapevolmente, rapportandosi o in accordo agli sviluppo del Sole ed del sistema solare stesso che abita. L’uomo è parte di qualcosa di più grande? Luce e coscienza sono, in effetti, archetipicamente interdipendenti, nel senso che l’idea di luce è un potente archetipo che ci sta parlando di chiarezza, di consapevolezza, di possibilità di visione, di emanazione luminosa della Coscienza. E’ questo quello che potrebbe significare, allora, nel testo di Pistis Sophia ciò che viene implicitamente chiamato l'”esperimento del Sole” o “raccolto”. Esperimento il cui scopo finale sarebbe quello di raccogliere, appunto, un certo numero di “anime perfette”. Quali sono le “anime perfette” sono quelle coscienza che aspirano alla Coscienza, alla consapevolezza.
Il Soliunensius sarebbe, quindi, all’origine di certe “tensioni periodiche” o “rivolte” o “guerre” che investono il pianeta Terra periodicamente. A causa della strana conformazione dell’essere umano, metà essere senziente e metà animale, e delle condizioni di vita che progressivamente ha stabilito su questo piano di esistenza, l'”azione benefica” del Soliunensius, invece di produrre profondi e diffusi cambiamenti di stato a livello della coscienza verso una conseguente maggiore libertà interiore, spingerebbe gli esseri umani verso quello che il signor G. chiamava la tendenza alla “reciproca distruzione”. 
A questo proposito si legge nel Belzebù – “Ebbene, ripeto, questa sorta di tristissimi fenomeni compaiono laggiù sotto l’azione di due fattori indipendenti: il primo è la legge cosmica detta “Soliunensius”; il secondo, le anormali condizioni di esistenza esserica ordinaria da loro istituite”. “Anormali condizioni” che lui riassumeva nella divisione in classi come conseguenza dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e per ottenere privilegi e potere. Infatti si legge nel Belzebù: “per il momento, ti dirò soltanto che il sentimento suscitato dall’azione di Soliunensius acuisce in loro il bisogno di un cambiamento nelle condizioni esteriori, più o meno stabili, della loro esistenza esserica ordinaria”. 
L’ordinarietà di queste condizioni sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante i più pensino che il nostro sia il miglior sistema possibile, è in realtà solo il peggiore, dove grosse regioni del mondo sono tenute il uno stato di austerità, affamate da quella parte del mondo che ruba gli 8/10 delle risorse per ottenere una condizione di privilegio rispetto agli altri. 
Nei periodi in cui questa presunta legge cosmica agisce sulla nostra presenza generale, l’azione di Soliunensius, anziché suscitare il bisogno e la tendenza a un accelerato perfezionamento di sé, susciterebbe qualcosa che identificheremmo con un “bisogno di libertà”, ma che non lo è, dato che questo impulso ribelle sarebbe diretto fuori di noi invece che dentro. Secondo questa visione dell’universo gli eventi storici ai quali stiamo assistendo, e mi riferisco al disastro in Giappone alle sommosse del Nord Africa, il terremoto in Thailandia, quello in Grecia, e quant’altro è arrivato ed arriverà, sarebbero effetti secondari di un “Soliunensius” che si sta producendo di recente e la cui attività sarebbe stata anche registrata nelle recenti esplosioni sulla superficie del sole e conseguente tempesta solareTempeste solari e Soliunensius, quindi, sarebbero estremamente correlati se non addirittura la stessa cosa; una potrebbe essere l’osservazione fisica di un fenomeno spirituale, più sottile. Certo per noi è estremamente difficile, dato che la nostra tendenza ad un certo tipo di scientificità tenderebbe a farci descrivere gli eventi cosmici e la natura dell’universo in modo totalmente meccanicistico. La cosa veramente innovativa di questa concezione sarebbe che l’universo è vivo e che gli eventi cosmici che osserviamo coi nostri potenti telescopi altro non sono che processi della Coscienza universale.

Il Sole sarebbe, dunque, un essere vivente in sviluppo; nella tradizione si chiamerebbe un cosmocratore. Tutti i Soli lo sarebberoSe ci riflettiamo per bene la cosa è abbastanza verosimile. Senza il Sole qui tutto finirebbe, la vita esiste grazie alla presenza del Sole. Il Sole inoltre è a capo, per così dire, dei processi luminosi non solo inerenti all’illuminazione fisica, ma anche interiore, nel senso della coscienza. In poche, pochissime parole, essendo tutti gli esseri espressione di una Coscienza, e cercando questa Coscienza il perfezionamento di sé, il Sole influirebbe in tutto questo proprio attraverso le sue caratteristiche fondamentali traducibili in Luce, Vibrazione e calore. Inoltre, a seconda della conformazione della forma che prende nella materia, questa Coscienza avrebbe modo di conoscersi e svilupparsi al massimo livello di quello forma.

In altre parole, se l’uomo dovesse chiedersi – che ci sto afare qui sulla Terra? – alla luce di quanto affermato sin qui, il semplice interrogativo gli permetterebbe di cogliere il perchè esiste una così rara differenziazione tra lui e gli animali, generando spontaneamente un certo rispetto per tutte le forme di vita qui. Questa sarebbe anche la ragione per cui ci sarebbero specie e specie, livelli e livelli, forme e forme, etc. etc. Queste spiegherebbe anche quale incredibile relazione esiste tra tutte le forme di vita e l’universo come entità senziente superiore, e quanto il mantenimento della vita in condizioni sufficientemente soddisfacenti su questo piano darebbe alla nostra Coscienza la possibilità di sperimentare per un certo tempo quell’esperienza nella forma di cui necessita per il raggiungimento di un perfezionamento di sé. La Coscienza diventerebbe l’unico vero autentico valore ed impareremmo a rispettare di più l’esistenza. L’universo sta cercando di conoscere se stesso tanto quanto ogni individuo su questo piano dovrebbe desiderare. L’alternativa? Beh! Semplice, – sarebbe quella di credere (e sottolineo che sempre di un credere si tratterebbe) che tutto qui accada quasi sempre per caso o in modo del tutto accidentale.

I Soli diventerebbero l’espressioni di un più alto livello di consapevolezza. Il Sole è un essere in grado di promuovere e mantenere la vita (visibile) sul pianeta e chissà in quanti altri piani (invisibili) di esso. Penso al calore, senza il quale tutto qui si raffredderebbe e morirebbe. Che sia di natura corpuscolare, cioè fatta di particelle o di natura ondulatoria, sta di fatto che la sua luce stimola i ritmi, permette la fotosintesi (altra attività utilissima per il mantenimento della vita), oltre ad un’infinità di altre cose che sinceramente non conosco o non mi sovvengono adesso. A chi fosse interessato qui trova una ricerca fatta in un liceo, ci trovate anche l’esperimento di Young, sulla natura della luce. Calore, vibrazione e luce sono le emanazioni principale di un Sole, attraverso le quali promuoverebbe sviluppo.

Il Sole come promuove la vita ed incentiva le creature a crescere, come promuove lo sviluppo fisico, allo stesso modo potrebbe fare per lo sviluppo di una Coscienza in tutte le sue forme, compresa quella degli umani, nei piani più sottili. La coscienza è la cosa più reale di cui disponiamo, molto più dell’idea della materia stessa. Senza coscienza noi non esisteremmo, essa è plasmata nel ritmo perenne della creazione ed in ogni forma e manifestazione. Da dove arrivano i pensieri o i sentimenti in un essere umano? Dal cervello? Come mai sperimentiamo questa cosa che chiamiamo “coscienza”? Come mai siamo in grado di renderci conto delle cose, di produrre dei processi di elaborazione a livelli di perfezione ineguagliabili.

E’ possibile invece che il cervello sia solo lo strumento della manifestazione di qualcosa d’altro? L’antenna ricevente di qualcosa che è viva ed esiste a livelli più sottile, invisibile ai sensi fisici, ma percepito, sperimentato da ognuno di noi attraverso pensieri, sentimenti, emozioni e sensazioni, stati interni, umore, sensazioni? Un pensiero non si vede, ma caspita se è reale. Ormoni? Neuro corteccia? Si, ma perchè siamo tricerebrati e le altre forme no? Sempre il caso, l’accidente? Evoluzione? Debole, troppo debole come spiegazione. Forse all’interno di una specie la teoria evoluzionistica può stare in piedi, ma per il resto ci deve essere qualcos’altro, ci deve essere di più che non vogliamo cogliere o non siamo stati educati a cogliere.

Recentemente ho letto di uno studio, che considero interessante, a proposito del cervello umano ed una possibile spiegazione del suo funzionamento. Il modello proposto per realizzarsi ha bisogno guarda caso di rappresentare la realtà attraverso 3 ordini di mondi: “platonico”, “fisico” e “mentale”. Perchè Platonico? Da Platone? Un filosofo? Sapete cos’è un “solido platonico“? Stuart Hameroff è un medico anestesista Americano, che promuove lo studio scientifico della coscienza, ed Sir Roger Penrose è un fisico, matematico e filosofo britannico, insieme si sono inventati un modello per spiegare che nel cervello avvengono fenomeni quantici, cioè una porta aperta tra il mondo “fisico” e quello “platonico” della coscienza. Come mai un anestetista arriva alla realizzazione di un modello del genere? La faccio breve, mi scuseranno gli esperti della materia, mi correggeranno se scrivo castronerie. Hameroff avrebbe osservato che gli anestetici interferisceno con il passaggio di elettroni tra le cellule (nel documento si parla di “dimeri di tubolina”) dell’intero organismo, inibendo lo stato di coscienza.

Questo significherebbe che l’esperienza della coscienza coinvolge l’organismo nel suo insieme, e non solo una sua area, ad esempio il cervello, e che la Coscienza come tale è impalpabile e risiederebbe nell’infinitamente piccolo, nel microcosmo, ed avrebbe accesso od accede al mondo fisico attraverso una particolare caratteristica o funzionalità del cervello, ma anche delle cellule che costituiscono il nostro organismo. Ha bisogno di un traduttore, e quel traduttore è quello che chiamiamo “mente”. Ha senso! Potrebbe il “solido platonico” essere una modellizzazione di dimensioni più sottili, le extra dimensioni della Teoria delle Stringhe, dove la Coscienza, l’anima e le parti costituenti di un individuo risiedono? Il mondo dell’atomo, ed oltre, potrebbe essere il mondo della Coscienza? La tradizione parla di Spirito, Mente e Anima come componenti fondamentali di un essere umano. Sarà per questo che a Ginevra cercano l’atomo di Dio, stanno cercando la fonte della Coscienza? Da dove essa proviene non è la fuori, ma è dentro, nel microcosmo; nell’uomo come in tutti gli elementi della natura. 

Essa sarebbe l’impalcatura, la base, le fondamenta di quello che erroneamente chiamiamo materia, i mattoncini con cui si costituisce ed aggrega l’energie per dare forma alle cose. Si spiegherebbe perché si trova o si legge nei testi sacri che Dio è dentro l’uomo. Che i miti non siano realmente testi di scienza antica; archetipicamente ci parlano della nostra struttura interna … è possibile? Potrebbe.
Ma torniamo al Sole. I suoi influssi non sono esclusivamente “materiali”, ma si estenderebbero a tutti i livelli persino quelli psicologici nell’uomo. E’ difficile pensare che non lo faccia; se la luna piena è in grado di affollare i pronto soccorsi e le sale parto degli ospedali, potrebbe il Sole essere da meno?! Ah! Questa particolare attività del sole, il Soliunensius, cioè, se ben percepita e canalizzata potrebbe dare un accelerazione al lavoro personale di trasformazione dell’io in Coscienza. Contrariamente, se mal compresa, mal percepita e non canalizzata, genererebbe indecisione, stati d’ansia, panico e fino a reazioni violente. Ma non è forse questo che osserviamo tutto intorno a noi? Individui carichi di odio?! 
Come ho avuto modo di dire, Gurdjieff sosteneva che il Solionensius è la causa della “violenza” e del fatto che gli uomini periodicamente si distruggono reciprocamente in guerre, rivolte o altro. Ecco che allora diventa chiaro quello che sta accadendo in questo periodo sul nostro pianeta. Le mobilitazioni, le proteste che osserviamo sono una conseguenza del fatto che il Soliunensius sta agendo in modo anormale sulle nostre presenze. E’ indiscutibile che ci sia un netto peggioramento delle condizioni di esistenza “ordinaria” e che questo investe, ed ha investito, più in particolare determinate regioni della superficie del pianeta di altre; condizioni dovute a precise logiche di sfruttamento delle risorse e di potere. Un equilibrio o disequilibrio, o meglio una disparità che adesso, grazie, al Soliunensius non è più sostenibile, non regge più. Noi possiamo anche fare tutte le riflessioni che vogliamo su quanto sta accadendo – la Francia vuole entrare nella Libia o in Costa d’Avorio – o chissà cos’altro; possiamo pure pensare che ci sia un ritorno al colonialismo, una regia di precise lobbies, ma sopra tutto questo, forse, c’è dell’altro, la realtà è ancora un altra. Il mondo invisibile influenza il mondo visibile, descritto.
Forse ci sono stati e ci sono piani precisi, scopi di dominio globale, tatticismi di varia natura ed a vario titolo, ma questi eventi potrebbero totalmente essere stati stimolati da qualcos’altro. Non voglio dire che non ci siano logiche di espansione o di governo unico del mondo, ma questa regia, che sta dietro alle vicende degli umani, è stimolata, a loro insaputa, dall’influenza del Sole che esige il suo raccolto. Che ad un livello di percezione ordinario questi eventi siano determinati dal bisogno sia di cambiamento dell’assetto socio politico economico mondiale da parte di superpotenze, corporazioni e multinazionali, che dal popolo, che stimolata da una non precisata e rinnovata percezione di essere stato oppresso, si  mobilita, la cosa ha relativamente importanza e potrebbe essere priva di fondatezza. Fondamentalmente nessun avrebbe realmente inteso la portata di quello che sta accadendo e quali implicazioni porta con sé il processo in atto. Siamo difronte a cambiamenti epocali e non dipendono da noi, e presto o tardi anche i potenti di questo mondo si renderanno conto di aver fatto i conti senza l’oste, come si direbbe. 
Le persone comuni competono tra di loro e con gli altri per difendere i propri interessi; è necessario che le persone comuni cambino radicalmente il loro modo di pensare, altrimenti la verità dell’universo rimarrà per sempre un mistero per il genere umano, e la gente comune si trascinerà, per sempre, entro i confini stabiliti dalla sua stessa ignoranza, questo perchè non appena cesserà 1′”azione benefica” di questo fenomeno cosmico, la “vecchia storia” ricomincerà e la nostra esistenza ordinaria diventerà ancor più “amara” di prima, proprio come le rivoluzioni del passato ci hanno insegnato, per chi lo ha voluto vedere. Il “Gattopardo” – “cambiare tutto per non cambiare niente”.

L’autentica “consapevolezza” del significato intrinseco e profondo della nostra esistenza, che potremmo conseguire in questi tempi finali, declinerà inesorabilmente o almeno lo farà per una gran parte di noi, se non cercheremo di approfittare di questa spinta e non cercheremo di svegliarci veramente, vedendo la quantità di cretinate ed illusioni che ci facciamo, le idee illusorie in cui crediamo; altro che salto quantico o risveglio collettivo. Non ci sarà nessuna trasformazione di massa della consapevolezza, non fatevi rimbecillire, guardate il mondo intorno a voi e rendetevi conto che esistono livelli esistenziali differenti e questo dipende dal grado di consapevolezza di ognuno e di assuefazione al sistema; questa cosa non si livella con un colpo di spugna,  mi piacerebbe tanto che fosse così come dicono taluni, per il bene di tutti, ma ho capito che la consapevolezza è qualcosa che si acquisisce con grandi slanci, con un lavoro, con la fine di tutte le nostre illusioni, con la presa di coscienza di ciò che siamo ad un livello molto superiore da quello ordinario emotivo o intellettuale al quale siamo assuefatti. Siamo dipendenti dall’aspetto del corpo e dalle nostre ragioni, dai bisogni istintivi che camuffiamo da meritati “biscottini” emotivi. – “Io valgo!”, mi dirai – lascia perdere è troppo tardi dovevi capirlo prima adesso, devi solo svegliarti. Non c’è fenomeno al mondo, dall’azzeramento del magnetismo terrestre alla trasformazione del tuo DNA, che possa farti acquisire consapevolezza con un reset, così, bam! “gratuitamente”; la consapevolezza è la conseguenza di un processo di elaborazione della nostra “esperienza”, è una questione di attenzione, è una questione di lasciare andare, è una resa totale da contrapporre al nostro egoismo, proprio come fa Neo nella trilogia di “matrix”, quando alla fine capisce, si arrende Smith che va in pezzi con tutti il sistema dietro; nessun reset dell’inconsapevole generale, anzi il processo di “iniziazione”, come lo chiamano, che sta subendo la Terra aumenterà la forbice, aumenterà la confusione nel mondo, non la chiarezza. La chiarezza è per chi la cerca, non per chi deve difendere la sua posizione sociale o la sua vita.

Si legge in Matteo a questo proposito – “24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?”

L’essere umano è dotato di certi particolari qualità che gli sono proprie, e solo sue, che dovrebbero servirgli per il perfezionamento della “ragione” nel senso della coscienza – purtroppo certi umani, ed  in questo loro processo hanno coinvolto gran parte dell’umanità, hanno approfittato di questa condizione; grazie alla loro forza psichica e la loro astuzia a loro momentaneo vantaggiosa, hanno reso altri umani privi di qualsiasi impulso al risveglio riducendoli a schiavi dei loro bisogni ed istinti animali. A causa della debolezza psichica ed ingenuità di altri essere, stanno rischiando di distruggere l’esistenza su questo pianeta; tutto nel vano tentativo di privare altri esseri della loro anima, della loro coscienza, della loro essenza per acquisirne le qualità. O forse temono che qualcuno si accorga della loro propria nullità? Essi non comprendono che in questo modo commettono un’azione oggettivamente “deprecabile”?
Quando distruggi l’esistenza di altri esseri umani e non, con le guerre o anche solo semplicemente con  condizioni di vita disagiate, condizioni che stabilisci con la forza, attraverso l’inquinamento, i veleni o le terapie spacciate per medicina, l’economia, la frode, l’inganno, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, lo sviluppo di tecnologie che danneggeranno gli altri, è te stesso che alla fine stai danneggiando. Distruggendo la vita, distruggi anche te stesso. Quando inquini l’acqua, quando la vendi, quando fai inceneritori, centrali nucleari, quando privi altri esseri del tuo stesso benessere, etc. etc. etc. riduci il numero dei fattori e delle condizioni che permetteranno non solo a loro, ma anche a te la possibilità di perfezionarti a livello coscenziale.

Con lo scopo di acquisire potere e denaro in realtà distruggi lo scopo dell’esistenza su questo piano. Altro che violare la legge di Dio, qui siamo andati oltre. Ecco perchè crei una religione ipocrita per mascherare, soprattutto a te stesso, di quale incredibile stupidità sono fatte le tue azioni.

Questo è quanto si legge in “racconti di Belzebù a suo nipote” a questo proposito: “È possibile che non ti sia mai passato per la mente che se il Creatore Nostro Padre Comune ha creato un’altra ‘vita’, l’ha fatto certamente con un preciso disegno? […] È possibile che dopo avervi creati entrambi, sia te che gli altri esseri di cui distruggi l’esistenza, il Nostro Creatore abbia stampato sulla fronte di alcune delle sue creature il marchio che le vota alla distruzione in Suo onore e per la Sua gloria? Chiunque ci pensi seriamente e sinceramente, fosse anche un idiota ‘dell’isola di Albione’, è in grado di comprendere che una cosa simile non è  proprio possibile. E solo un’idea, un’invenzione degli uomini che dicono d’esser fatti ‘a immagine di Dio’, ma non è l’idea di Chi ha creato insieme con gli uomini tutti gli esseri di altre forme che gli uomini distruggono, a detta loro per il Suo piacere e la Sua soddisfazione.”
L’uomo è stato indotto a vivere immerso in un sonno della coscienza di modo che non si possa mai rendere conto e sapere il perchè vive, quale è il primo vero scopo della sua esistenza. La parte migliore di noi viene così imbrigliata in una quotidianità snervante di un lavoro svolto senza scopo reale, atipico, in rapporti interpersonali determinati da una cultura dominante dell’immagine. Ci rubano la vita e non ce ne rendiamo conto, vendiamo l’anima, come Giuda il Cristo, per 30 denari, per un letto, un auto, un telefono, il divertimento, le comodità. Non dico che non ci debbamo essere, dico che non ci possono essere solo queste cose, altrimenti diventiamo dei morti viventi, gente morta dentro, che non sa realmente perchè vive. E’ evidente che senza una condizione di vita ottimale la nostra attenzione sarebbe sempre rivolta solo alla sopravvivenza, e questo ci impedirebbe di vedere cosa siamo.
Noi non siamo un corpo fisico animato da una forza dell’universo, noi siamo quella forza, noi siamo cio’ che anima questa macchina umana biologica e conoscerne la ragione è l’unico vero grande scopo e modo di spendere quest’esistenza. La COSCIENZA è il valore. L’uomo è destinato a molto altro che inseguire sogni, chimere che altri hanno pensato per lui, l’uomo è destinato a diventare quello che voi chiamereste un Dio; in se stesso possiede tutti gli elementi, le condizioni per questo salto di Coscienza. 
Che cos’è un Sole, quindi? Un “essere” di una consapevolezza e conoscenza smisurata. Senza il Sole, senza i Soli non ci sarebbe vita nell’universo. Non usciremo mai da questo sistema come umani, ma solo da divini, grazie all’elemento animico di cui siamo fatti, è per questo che è stata creata una religione che vi deve far sentire peccatori, deve indurvi all’autosvaltazione, all’assoluto servilismo ed all’asservimento ad un falso dio, ed ai suoi emissari. Tutte quelle che consideriamo le massime religioni si basano sullo stesso meccanismo, l’obbedienza a Dio ed ai suoi “intermediari”. Ma Dio è un principio intelligente. Se il divino è in te, se sei un Dio in potenza, NEO – anagramma di – ONE, l’uno, l’unità, la realizzazione, l’eletto, … a cosa ti servono i sacerdoti, i vescovi, o il papa?! Non posso parlare delle altre religioni perchè non le conosco, ma mi sembra che siano dei sistemi non tanto diversi da quello politico, economico o del denaro. Le organizzazioni servono al sistema e creare chiese produce controllo. Il potere controlla il mondo, le multinazionali i governi, e le gerarchie operano all’interno di tutto questo gioco. La tua anima è tutto il valore che hai, e ci sono individui interessati a prendersela. Ci lavorano ai fianchi, lentamente ed inesorabilmente fino a quando non l’avremo persa. E’ questo che fanno e lo fanno anche quelli che ti dicono che hai un anima, e poi ti impauriscono con la dannazione eterne e cose simili. La nuova religione che stanno realizzando da tempo a tavolino ti illude con cretinate “new-ageane” di cambiamento epocale e di chissà quale improbabile trasformazione di massa nella direzione della coscienza. La coscienza nasce nulle ceneri del nostro ego, dalla disintegrazione dei nostri parassiti, come l’araba fenice si incenerisce per poi rinascere. Siamo alla resa dei conti, il Sole ci aiuta se sappiamo coglierne gli effetti, vuole il suo raccolto di “anime perfette” e questi stanno cercando solo di impedirglielo. Sono formiche sulle spalle di giganti.
La ricerca della verità, e la ricerca di noi stessi, di ciò che siamo realmente è l’unico vero investimento che non invecchia e non si perde. La vita può essere vissuta al pieno quando cominciamo a smettere di avere “paura”, e guarda caso qui molte cose parlano e stimolano la paura. “Sei un peccatore”, dei sentirti in colpa per esserti allontanato da Dio? E già, è vero, il divino è in me, anzi sono io, quindi mi sono allontanato da me stesso dando retta a tutte le vostre stupidagini su ciò che è vero e ciò che è falso, su ciò che è giusto e ciò che non lo è, e non siete neanche stati un grande esempio, siete pieni di moralità, di moralismo di cui non siete nemmeno capaci di darne un briciolo di esempio. La vostra vita, la realtà che avete creato è una contraddizione, piena di ipocrisie, per nascondervi la verità, che siete nulla, siete niente ed avete paura di scoprirlo. Gesù diceva – “lasciate che i morti seppelliscano i morti”.
La paura insieme al senso di colpa, è, sono un sistema di controllo incredibile, e non è così visibile come sembrerebbe. Pensate ai Tg – “l’estate più calma da anni”- “l’inverno senza gas” – “la crisi occupazionale” – “l’invasione degli immigrati” (creata ad oc) … non dico che non sono cose reali, dico che vengono usate per impaurirci e renderci più docili od alimentare l’odio, senza nemmeno conoscerne quali siano le reali molle. Non conoscono Dio, nonostante lo invochino a piè spinto, perchè non sanno osservarne la danza. Ma questo lo state cominciando a capire. Sento che sta accadendo qualcosa, forse non è nemmeno a causa del Soliunensius, ma a furia di sentire cretinate qualcuno, vuoi solo per noia, si sta accorgendo  spontaneamente che certe cose sono delle vere stupidaggini e non attaccano più. E’ questo il momento di avere più attenzione verso queste sensazioni, capire cosa ci sta realmente accadendo dentro, è una rivoluzione interiore che sta accadendo, è il Sole che esige il suo raccolto, ed ognuno è chiamato a svegliarsi o soccomberà.

E’ un moto spontaneo, la coscienza affiora e non si fa più agganciare. Dagli forza, usa quello che conosci, meditazione, trasmutazione, ricordi di sè, usa lo strumento di cui disponi, usa lo strumento della comprensione, usa la preghiera quella vera, quella che ti mette in uno stato di connessione interiore, ma sopratutto sveglia! Siamo alla resa dei conti e solo se resti calmo, solo se restiamo calmi ed ognuno nel proprio reale essere, in ascolto, allora la spunteremo. Loro vogliono che ti polarizzi, o a destra o sinistra, con noi o contro di loro, lo scontro non è politico, è emotivo. E la tua mente conflittuale che loro hanno programmato a causa della prima educazione ricevuta, che si polarizza, non la tua Coscienza. Il conflitto che vedi fuori è il conflitto della tua mente, è il conflitto che è in atto dentro di te. E’ una guerra, proprio come si evince in matrix, Zion, gli uomini e le donne libere, coloro che aspirano alla realizzazione dell’impulso esserico, alla realizzazione di un autentica anima, e le macchine, gli uomini macchina, che purtroppo governano questo mondo; e si vince dando energia, dando forza, dando ascolto alla Coscienza. Usiamo il buon senso, usiamo l’impulso del Soliunensius come un surplus di energia per perfezionarci, per realizzare quello che c’è. Ascoltati, sii calmo, sappi che le tue ragioni non sono tue, non farti agganciare, vivi come un uomo ed una donna libera, nati nel mondo reale, veri figli di Zion, esseri umani al 100%.

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