Tutti i Sistemi del Mondo


Sistema (definizione): un insieme di entità connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore. Gruppi di persone che vivono proprio come entità connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite da “regole”, gruppi di persone che pensano tutti in una stessa direzione, che creano delle strutture gerarchiche e di altro tipo, sono assimilabili o è pensabile vederle come un unico grande insieme pensate e quindi un “Sistemi”? Si, certo. Non solo, le persone che partecipano e fanno parte di un qualsiasi genere di forma di consociativismo sono connesse tra di loro tramite dinamiche energetiche, condividono informazioni dello stesso tipo di interesse, ma sopratutto energia, sì, energia, ma a vantaggio finale del sistema stesso. Il sistema visto come una sola entità o ente, un solo unico grande organismo che riunisce in se tutta l’energia mentale ed emotiva dei suoi partecipanti, la sua mente è una mente collettiva, le sue emozioni sono le varie sfumature di gradazione delle emozioni dei suoi partecipanti, la sua frequenza le oscillazioni tra positivo e negativo. Un “sistema” è per questo motivo una “strutture energetiche” autonoma ed indipendente dai suoi membri.
E’ questo il punto che sfugge ai più, ovvero la questione “energetica”. Un sistema ha innanzitutto una struttura energetica, anzi è quella “struttura energetica” ed ha incominciato ad evolversi autonomamente inglobando sempre più individui. Le persone non si rendono conto di agire (involontariamente) negli interessi del sistema, esse credono nei suoi “valori”, lo idealizzano. Milioni di persone che prestano la loro consapevolezza per gli scopi apparentemente più elevati del “sistema” stesso in cui vivono, e questo vale dal club dei ciclisti di provincia al sistema stesso di mantenimento e socio economico planetario. Lo fanno perchè ci credono, perchè sono d’accordo con le idee e le regole di quel “sistema”. Come lo abbiamo fatto è semplice, lo hanno fatto credendoci. Gli individui di un sistema stipulano un accordo di mutuo sostegno per timore di non poter fare da soli e perchè sono stati educati così. Nulla di male in questo salvo rinunciare all’opportunità o possibilità potenziale che la natura pone nell’uomo di svilupparsi a livelli ancora superiori o elevati di “presenza” ed esistenziali, attraverso il fatto che lo dota di una porzione, seppur limitata, di Coscienza,
Uno pensa che le persone che vivono ed appartengono ad un “sistema”, come ad esempio, il club dei fumatori di pipa, condividano tra loro esclusivamente un innocuo interesse, nel caso dell’esempio, l’interesse per le pipe, o i cacciatori per i fucili o la caccia, i tifosi il calcio, gli impegnati socialmente la politica, i lavoratori il posto di lavoro, i finanzieri il denaro, etc… e fino ad arrivare agli abitanti del pianeta terra. La verità è che stanno condividendo una precisa qualità di energia che si sintonizza sulla frequenza di risonanza dell’interesse di quel club o “sistema”, alimentandolo di fatto energeticamente e permettendogli la sopravvivenza. Chi si occupa di ambiente, ad esempio, se è in lotta contro i cacciatori e li odia sta operando nello stesso “sistema”, questo perchè energeticamente i 2 gruppi sono sintonizzata sullo stesso tipo di frequenza, sono membri della stessa “struttura energetica”, solo che uno è polarizzato in un modo e l’altro nell’altro.
Stanno tutti condividendo così tanto questo tipo di energia che si muovono, pensano, sentono tutti nello stesso modo, pensando di essere uno alternativo all’altro. Anche se apparentemente sembrano avere idee differenti le stesse girano attorno sempre allo stesso tema fondante, sempre intorno allo stesso genere di forme pensiero ed emozioni comuni, sono quantità diverse di energia alla stessa “frequenza di vibrazione”. 
Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt, ed emette oltre sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l’energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati.” – ti ricorda qualcosa? 
Qualsiasi sia la metafora, dalle macchine ai voladores, agli arconti di Pistis Sofia, alle entità o gerarchie celesti, etc… si sta parlando di “sistemi”, ovvero un insieme di entità senzienti ed inconsapevoli allo stesso tempo, che nutrono qualcun altro o qualcos’altro apparentemente al di sopra di loro: un ideale, un progetto, una serie di leggi, l’universo. Un “sistema” cioè apparentemente più importante e necessario di lui. Perchè? Per poter sopravvivere, per paura di soccombere, per paura di non essere all’altezza, per paura di non essere abbastanza, etc. Complessi, sono solo tutti un mucchio di complessi e per lo più di inferiorità, dato che di fatto il senso di superiorità è una risposta al sentirsi una nullità, peccato o per fortuna (dipende da dove si guarda) che questa è la condizione di partenza per fare un lavoro di trasformazione. Nel castello della Prieuré ad Avon di Gurdijeff parte di uno scritto appeso alle pareti della Study House recitava in questo modo:
  • Sappi che questa casa può essere utile solo a coloro che hanno riconosciuto la propria nullità e credono nella possibilità di cambiare.
Non sono attraente, non ho talento né capacità particolari, non sono né intelligente né arguto, non so socializzare, non mi merito nulla, oppure sono il migliore, il più grande, meglio di me non ce ne, ma ho bisogno che qualcuno che me lo ripeta e me lo ricordi perchè forse sono il primo a non crederci. Complessi; complessi di inferiorità e complessi di superiorità, autosvalutazione ed automerito, entrambi strumenti per tenerci sotto controllo e estremamente auto distruttivi, come il senso di colpa: sono colpevole di qualcosa, tutti mi giudicano e così imparo anche io a farlo. Il senso del dovere. E’ un caso particolare del senso di colpa. Se “devo” significa che ho un obbligo verso qualcosa o qualcuno, sono tenuto a sottostarci, per senso del dovere.
Gli uomini e le donne che gestiscono e partecipano alle attività di un sistema, quasi del tutto inconsapevolmente, instillano idee di ogni genere su tutto, stupide credenza, abitudini e consuetudini sociali, le nostre paure, le nostre speranze, alimentando di fatto in continuazione e senza ritegno il nostro Ego. Essi alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “negative” sono un cibo prediletto. L’annullamento dell’individuo è lo scopo di un sistema. Anche quelli che apparentemente cercano di aiutare l’uomo, l’umanità o l’individuo se compiono il ruolo di togliere individualità alla persona stanno funzionando da distruttori della Consapevolezza o Coscienza individuale.
L’uomo cede energia al suo sistema di riferimento nel momento in cui emette energia alla frequenza di risonanza di quel “sistema” e per farlo deve essere addormentato, deve mancare all’appello, non deve essere “presente” a se stesso; è il corpo stesso a generarla questa energia e la frequenza di risonanza sono le emozioni; da emovere, portare fuori, le emozioni sono l’azione del corpo, del sangue, sono la risposta del corpo fisico ai nostri pensieri, al nostro modo di articolare pensieri.
Da chi apprendiamo ad articolare quei pensieri? Dal sistema, dai vari sistemi che incontriamo nel nostro percorso di crescita e di vita; da quello educativo, all’oratorio, il cortile, la famiglia, gli amici, i media televisivi e riviste, dalle mode e da migliaia di influenze. Ogni “sistema” cerca di catturare l’attenzione dei suoi potenziali “affiliabili”. Un sistema che si rispetti di solito si nasconde dietro fini nobili, si infarcisce di retorica e morale soggettiva, e l’arroganza di essere sempre nel giusto è il suo distintivo. La cosa veramente interessante da notare è che se col tempo taluni, appartenenti ad un “sistema”, cominciano a sentirsi delusi od annoiati, se protestano o manifestano la loro insoddisfazione, che potrà passare dalla sfumatura sgradevole e negativa dell’apatia fino alla collera, … questa loro irradiazione starà ancora una volta nutrendo quel dato “sistema”, anche quando, se richiesto, il “tizio” sarà pronto a giurare e spergiurare che lui con quel genere di persone od idee non ci vuole più avere niente a che fare. Il punto interessante da notare è che fintanto che porterà in se una carica emotiva, pro o contro quel dato “sistema”, questo ha poca importanza, egli resterà ancora e comunque un elemento più di nutrimento che di squilibrio od altro.
Qualora però dovesse cambiare la sua frequenza di irradiazione e questa non coincidesse più con quella del gruppo o insieme, allora, sì, quest’ultimo, cioè il “sistema”, agendo come un sol uomo, sentendosi privato o disturbato da una diversa fonte d’energia, finirebbe per ripudiarlo o distruggerlo, di solito screditandolo, maledicendolo, fino alle peggiori manifestazioni di violenza. Presto o tardi quindi l’ipotetico individuo o sarà espulso dal sistema stesso o comunque finirà per cercarsi un nuovo sistema da nutrire, entrerà con nuovo entusiasmo e rinnovato idealismo, equivalente ad una carica emotiva positiva, e magari di quando in quando si sfogherà ancora di quanto deludente fosse la sua precedente sistemazione.
Va anche detto che di per se i sistemi non sono ne buoni ne cattivi, sono utili per varie ragioni, tra cui la sopravvivenza; il problema è la non conoscenza del loro funzionamento. Molte persone che si avvicinano al lavoro che sto portando avanti capiscono male queste parole, pensano che siccome le hanno capite intellettualmente le hanno anche realizzate in loro stessi, ma il punto è che una cosa è sapere ed un altra è iniziare a fare, ovvero, conoscere. Il fatto che adesso uno sappia dell’esistenza dei sistemi non significa che se ne possa liberare automaticamente. Dovrà saper attendere il momento adatto ed intanto operare nella direzione di una condizione di totale responsabilità e coscienza. 
E’ evidente che per passare da una condizione ad un altra (ad esempio da branco a nucleo responsabile) dobbiamo partire da quello che c’è e quindi finiremo anche noi a nostra volta per creare un sistema, quello che dobbiamo capire è … che è un sistema, e sapere al momento giusto quando è il momento di rompere tutto, per costruire nuovi strumenti di lavoro. Il sistema è uno strumento, lo stesso G. chiamava sistema l’insieme delle idee che portava avanti, probabilmente conscio del funzionalismo e di quanto è lunga la strada per la trasformazione di sé. Come strumenti i sistemi hanno la loro utilità bisogna capire come usarli e non prenderli troppo sul serio, capire che si tratta di simulazioni, che sono tutti programmi di tirocinio, e quindi come tali servono uno scopo e non necessariamente è quello dichiarato. Quale scopo? La possibilità di cambiare e diventare qualcos’altro. A volte se si sta portando avanti un “lavoro” di scuola questi sistemi possono essere confusi con la realtà e quindi si pensa di poter decidere qualcosa, questo a causa del carattere e del tipo di simulazioni scelte (molto realistiche) e degli aspetti confidenziali che si vengono a volte a creare, tra chi porta avanti il lavoro (docente) e gli studenti, ma la direzione è una, e quella soltanto: morire a se stessi o a quello che credo essere il me stesso, cambiare e diventare qualcos’altro (questo è quello che si chiamerebbe l’indirizzo della scuola). 
La condotta gregaria non è solo qualcosa che balza agli occhi quando guardiamo come si comportano i membri di un club o di un qualsiasi sistema consociativo o corporativista, ma è anche e soprattutto una cosa molto dannosa per il risveglio personale, annulla l’individuo. Il fatto di sapere tutto questo però non fa di noi degli individui, ma soltanto dei neofiti che hanno necessità di fare un “lavoro” di morte e rinascita, per realizzare quell’individuo. 
Siamo educati sin da piccoli a rinunciare a noi stessi – “se fai così, significa che non mi vuoi più bene”, “mi stai facendo morire”, “per colpa tua sto così male”, “sei stato una vera delusione”,”cosa penserà la gente di te”, etc… tutto per tenerci legati e fondamentalmente per nutrirsi energeticamente della nostra stessa Luce. Le macchine, in “the matrix”, per assicurarsi l’energia per la loro sopravvivenza hanno dovuto addormentare l’uomo, togliergli coscienza, togliergli individualità, togliergli Luce, la stessa Luce di cui poi si cibano. Mai letto niente di Castaneda? Ne riporto un passo particolarmente noto e di rilievo – “i voladores consumano regolarmente la patina luminosa — che torna a crescere per sua natura — e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci”.
Ognuno di noi sin dai primi anni ha dovuto imparare a dare ad altri il suo potere e quindi la sua luce, la sua energia, la sua forza vitale; anche i più forti, hanno subito lo stesso trattamento ed il fatto che uno sia ribelle se la sua ribellione è guidata dal giudizio poco gli serve, perchè la carica emotiva contraria che porta è il suo stesso sistema di controllo e quello che di fatto dovrebbe morire in lui. 
Parlatene bene o parlatene male, basta che se ne parli” – mai sentito dire? Il sistema, qualsiasi sistema, è un insieme di entità o individui che per poter aderire al sistema stesso e alle sue regole deve perdere quindi la sua identità individuale. Il numero di individui che aderisce ad un sistema è direttamente proporzionale e ne incrementa di fatto la sua frequenza d’oscillazione, la sfera di influenza e d’attrazioneCome già più volte ho detto o scritto in questo blog, sin da quando eravamo piccoli, in un modo o nell’altro, ci è stato insegnato che dovevamo essere “bravi”, che dovevamo comportarci “bene”, che dovevamo essere obbedienti e sopratutto che avremmo dovuto obbedire ai “grandi”. Ci è stato insegnato, ad esempio, a non rispondere, ad essere, come si suol dire, “educati”. 
Prima a scuola poi sul lavoro, ci è stato insegnato a fare il nostro dovere, ci è stato inculcato di obbedire, ci è stato insegnato a servire la famiglia, gli insegnanti, il datore di lavoro, i capi, la ditta, lo Stato, la patria, l’ideale, il partito politico, la religione, il sacerdote, il vescovo, il papa, etc… non che in questo ci sia qualcosa di negativo o altro (e mi sto riferendo al fatto di servire), non è questo lo scopo qui. Siccome non sappiamo nemmeno chi sia “noi stessi”, lo prendiamo (l’essere “noi stessi”) per i nostri egoistici capricci, i nostri malumori, l’oscillare da un desiderio ad un altro o da un falso bisogno ad un altro, confondendo “noi stessi” con il nostro stesso Ego, ovvero qualcosa di diverso, un immagine riflessa, di solito falsata, alterata di ciò che siamo realmente, un falso sé, nulla a che vedere con il reale e proprio quello che un “lavoro” di scuola si prefigge di distruggere. 
Crediamo di essere lui, noi prendiamo identità dal nostro stesso Ego, senza sapere che l’ego invece è lo strumento preferito del controllo di questo universo, del sistema chiamato universo, del sistema dei pianeti e del Sole. Siamo stati programma un po’ come le macchine e questo diventa evidente osservando le nostre abitudini; tutti così simili, tutti così uniformi, anche coloro che pensano di essere anticonformisti… e sì, anche quello è un “sistema”. Siamo macchine umane, ma che possono diventare qualcos’altro, e questo pochi lo sanno, alcuni lo intuiscono, lo percepiscono, sentono che c’è qualcosa che non quadra nel mondo, non sanno cosa sia, ma lo avvertono, è un chiodo fisso da perderci la testa.
Gli uomini sono assoggettati ai “sistemi”, ne dipendono, ne sono talmente assuefatti da essere disposti a battersi pur di difenderli, nei sistemi essi trovano quell’identità che percepiscono istintivamente di aver perduto, anche se ne ignora la causa e non comprendono che l’hanno perduta per via della natura di questo mondo, un “sistema” qualsiasi ha finito per dirgli chi fosse e lì si è fermato. Per questo motivo ogni “sistema” è, per sua natura, alla fine uno strumento del sonno della coscienza ed è distruttivo dello sviluppo interiore, anche quelli che si propongono il contrario.
Ogni individuo che appartiene ad un “sistema” fornisce energia a quel “sistema” e quest’ultimo lo ricambia, garantendogli un ambiente di sopravvivenza, una identità, riconoscimenti e quant’altro, e per quanto possano esistere individui che intuiscono o sentono tutto questo come artificiale, anche se si ribellano, il fatto di sentire irritazione, odio od insoddisfazione li tiene legato al “sistema” lo stesso. Nel momento in cui questo individuo si trova a contatto con un lavoro di scuola prima o poi tutto questo gli viene tolto, proprio per dargli la possibilità di vedere quanto dipende e di far scatenare le forze che in lui si oppongono e sono di fatto l’altro nutrimento di un sistema. Infatti un sistema dopo un pò non riesce più a produrre energia, diventa entropico ed ha bisogno per sopravvivere che alcuni elementi inizino a produrre frizione per produrre nuova spinta che gli serve per sopravvivere. Come si usa dire in gergo iniziatico, serve qualcuno che faccia da piastrella “nera”, da l’oppositore o da disturbance (come dicono in permacultura). Un membro o elemento stesso ed in seno al sistema che gestito dalla dinamica per dare energia/vita al sistema che rischia di finire. E’ questo il simbolo ad esempio di Giuda nel dramma cristico. Ma non significa che sempre le cose debbano andare in questo modo. Conoscendo possiamo scegliere e prendere un altra direzione.  Nel senso che capito questo ogni elemento usa quanto si sta producendo per cambiare di stato e trasformare quello che tutto questo attrito sta creando, e che dovrebbe nutrire il sistema, per svegliare se stessi e morire alle causa stesso che lo stanno generando. 
E’ sempre la stessa storiella della placca  riportata ed attribuita a Gurdjieff da O. Rajneesh, nel suo “Il libro del nulla” (p.151), sulla quale su di un lato c’era scritto: 
“Io sono negativo, per favore non prendermi seriamente. Se dico qualcosa di sbagliato, non lo sto realmente dicendo a te. Poiché sono negativo, sono carico di odio, di rabbia, sono depresso e, se faccio qualcosa, la faccio a causa della mia negatività, non perché sono sbagliato io”. 
L’altro lato della placca invece diceva: “Sono positivo, amo e sono affettuoso. Per favore non prendermi seriamente. Se dico qualcosa di bello, non dico nulla su di te: mi sento semplicemente felice!”. Quando una persona sentiva che il suo stato d’animo stava cambiando, girava quella placca; qualunque fosse il suo stato d’animo, esponeva la scritta corrispondente. Attraverso questo semplice esercizio accadevano molte cose, perché nessuno prendeva l’altro seriamente ed in questo modo ognuno poteva lavorare su sé stesso e liberarsi della sua falsa personalità. Oggi giorno questo non accade più e quindi le persone finiscono per convincersi di essere una cosa o l’altra. Se un uomo non é d’accordo con le nostre vedute politiche in un attimo ci diventa odioso. Se un uomo non ha simpatia per noi, egli ha antipatia, se fa qualcosa a  noi sgradito è una cattiva persona,  e così via. 
E’ questo il meccanismo del mantenimento non della natura, ma delle cose create dall’uomo. E’ lui ad aver scelto l’albero del bene e del male, e per tornare alla vita dovrà distruggere e morire alle sue ragioni ed al suo amor proprio. Se uno sceglie di vedere una cosa o l’altro (il meglio o il peggio), di fatto si polarizza, dando così energia al sistema. Essere neutrali non significa però non avere una posizione od opinione o restarne fuori significa gettarsi a capofitto per vedere cosa ci governa, per imparare a conoscere entrambe le forze che si contendono lo spazio psicologico e capire che siamo entrambe e nessuna delle due. La terza neutra infatti non è ancora stata compresa, viene confusa con una tiepida neutralità. Chi fugge da quello che c’è, è vinto! E’ vinto dal primo nemico dell’uomo che è la paura e di fatto smette di imparare. E’ l’autosservazione il cardine e l’unica cosa in grado di produrre un risultato, perchè se vedo, capisco e se capisco muoio al “me stesso”. 
Questo al livello del “sistema”, creato e realizzato solo a tale scopo, significa anche che se gli altri membri sono capaci e possono mettere in atto il “metodo” possono anche trasformare loro stessi grazie a questo attrito, fino al superamento di questo meccanismo e la realizzazione finale di un autentico “nucleo responsabile” che non ha più bisogno di qualcuno che gli dia la direzione o le direttive di lavoro avendo loro stessi incarnato il virus che distruggerà il loro stesso sistema di credenze. 
La “paura” non solo è un nemico di colui che vuole conoscere, ma è anche un altro strumento attraverso il quale restiamo legati ad un qualsiasi sistema; la “paura”, ad esempio, che senza quel dato sistema non potremmo sopravvivere. Crediamo che senza il lavoro o senza denaro ne moriremo ad esempio. E non è così, o meglio lo è in parte, nel senso che posso avere un lavoro, guadagnare denaro per procurarmi il cibo e i “suppellettili” di cui ho bisogno senza necessariamente lasciare in esso “coscienza”, senza perdere contatto con ciò che sono in realtà, senza idealizzare la ditta dove lavoro, o senza sentirmi parte di essa, o altro. 
Tutto questo (intendo di smettere di lasciare coscienza nelle cose che facciamo o crediamo siano vere) si può fare solo se intraprendo un cammino di scoperta del sé reale, questo perché non sappiamo fondamentalmente cosa ci stiamo perdendo e soprattutto cosa siamo, di quale potenziale magico stiamo parlando. Ecco perchè la maggior parte preferisce la schiavitù del personale “amor proprio” che gli da la sicurezza nelle proprie ragioni. Si preferisce restare schiavo di uno qualsiasi dei sistemi di questo mondo, perchè non si sa cosa ci si sta perdendo e spesso non lo si sospetta nemmeno. Matrix gli dice cosa fare e come pensare, cosa essere e come vivere e questo è più di quello che la maggior parte delle persone è stata educata a sperare di ottenere. Tutti lottano per un posto al Sole, cercano la realizzazione, senza capire la vera ragione per cui lo fanno.
Dietro a tutto quello che noi vediamo, odoriamo, sentiamo, pensiamo, vogliamo, desideriamo, aneliamo, ci ispiriamo, ci esaltiamo, ci dispiaciamo, etc… c’è sempre un “sistema”. Che cos’è un “Sistema” quindi? “Controllo”. Un insieme di entità che si inter-relazionano, che scambiano, che si mutuo soccorrono, che discutono, che fanno progetti, che litigano, etc… tutto all’interno di un unica sfera di influenza, per tenerci di fatto sotto controllo. Il club, un partito politico, un movimento, un associazione, lo stato, una comunità religiosa, sono semplicemente un insieme vivente, una mente collettiva limitata nella “struttura” del suo recinto. Anche quando ne siamo distanti fisicamente, ogni volta che rivolgiamo un pensiero ed un emozione a quella sfera di influenza lì c’è il “cibo”, lì stiamo producendo il nutrimento per quel “sistema”. E’ la sfera di interesse a determinare la vibrazione e quindi la qualità della nostra tonica fondamentale o tipo di vibrazione generale del nostro campo aurico, corpo di luce, vitale, energetico o comunque lo vogliate chiamare.
L’individuo che subisce l’influenza del “sistema” o di uno qualsiasi dei “sistemi” disponibili esistenti e potenziali è costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte da quel “sistema”, diversamente rischia di finirne stritolato ed in certi altri casi espulso, a meno che non abbia iniziato a capire cos’è il lavoro di scuola. Vedasi ad esempio, la scena di “the matrix” quando Neo si sveglia nella sua vasca e si rende conto istintivamente che gli uomini sono addormentati e che servono come generatori di elettricità ed una macchina scende e non solo lo sgancia dal “sistema”, ma lo espelle nelle fogne. Si capisce, adesso, perchè l’essere umano esiste sulla faccia del pianeta? E’ “cibo”, è alimento, egli produce l’alimento energetico necessario per il mantenimento di un sistema più grande dei sistemi che lui stesso è stato in grado di generare, un sistema che alcuni iniziato ed esoteristi di tutti i tempi hanno chiamato il trogoautoegocratico comune. Il sistema dei pianeti ed il Sole sono il “sistema” nel quale noi esistiamo, è il recinto che “Dio”, per modo di dire, ha costruito per noi.
E’ il luogo dove si svolge tutta la nostra esistenza e questo può accadere nella totale inconsapevolezza o cercando di comprenderne le ragioni. Interrompere il “segnale portante”, nella pellicola di “the matrix”, significa smettere di dare energia al “sistema”, smettere di dare energia alle macchine; significa, dal mio punto di vista, ovviamente, smettere di oscillare nella polarità del giudizio, che è il vero nemico occulto in noi, frutto del condizionamento. Come? Smettendo di lasciare coscienza in tutti i “sistemi” di questo mondo, cercare uno stato duraturo di “presenza” per costringere il “sistema” a lasciarci andare, ad espellerci. E’ bene imparare e concentrare le nostre risorse, la nostra attenzione a smettere di odiare, di irritarsi, di preoccuparsi, soprattutto, per inezie, di rispondere alle provocazioni, smettere di essere addormentati o di reagire in generale con emozioni negative o sgradevoli, smettere di avere “paura”, smettere di avere bisogno della considerazione altrui, tutto questo perchè è ciò che ci lega energeticamente ai sistemi.
Yoga, Hoponopono, quarta via, Steiner o Montessori sono metodi, non indirizzi di un lavoro di scuola. Coloro che hanno dubbi sulla faccenda è perché non hanno capito cos’è la scuola, ovvero  quale è lo scopo che ci prefiggiamo, ovvero non ha capito l’indirizzo di quel lavoro, ovvero la direzione, dove quel lavoro va a parare. Confonde gli strumenti (metodo o dottrina o insegnamento) con lo scopo, con la realizzazione. Per capire perchè accadono le cose che accadono serve comprendere di che tipo di scuola si tratta. Parimente a quello che accade nel mondo è bene farsi la domanda: “a che scuola sto andando? ragioneria? ingegneria? letteratura? ecc.” – che idea di scuola vi siete fatti? Che tipo di scuola credete che state frequentando? Siete sicuri che non state confondendo il metodo o dottrina o insegnamento con lo scopo della scuola? A buoni intenditori poche parole, per gli altri resta solo la delusione e la sofferenza emotiva senza ragione, anche se la mente trova sempre buoni motivi per dare la caccia alle streghe, riempendosi di paroloni come: onestà, trasparenza, giustizia, e molto altro che conosciamo e sentiamo ad angolo di strada ed ogni bar.
Un altro elemento da non sottovalutare è l’”identificazione”, in particolare con le nostre abitudini. Osservando le nostre abitudini possiamo capire quanto siamo legati ad un dato “sistema” e quanto sia necessario invece liberarsene. Il telefonino, l’ipod, il navigatore satellitare, il caffè al bar, la colazione da “Tiffany”, la palestra, lo yoga, un maestro, il guru, il corso di campane tibetani, il teatro, il cineforum, le vacanze alle Maldive, la settimana bianca, la scarpa firmata, e potrei andare avanti per ore, l’elenco è lungo. Essere identificati con tutto questo ci rende deboli, ci rende tremendamente dipendenti dai “sistemi”, … inutile dire che la rinuncia non serve a realizzare nulla, uno deve sapere cosa significa non “identificarsi”, uno impara da se cosa sia non lasciare coscienza in tutte queste abitudini. Nessuna di queste abitudini è imprescindibile e più importanti di noi stessi; il problema non è la cosa in se ma l’atteggiamento con cui noi facciamo quella data cosa.
La dinamica alla fine è: “Sistema” – “identificazione” – “frequenza di vibrazione” – “Struttura energetica” – “Alimento”. Nel senso che un sistema ha le sue abitudini, le sue idee o leggi, e quant’altro, quando ti identifichi con esso inizi ad emettere luce ad una certo frequenza, in una precisa gamma, questa frequenza di vibrazione è il cibo che alimenta la struttura energetica del sistema stesso, a causa dell’identificazione con la “paura” la nostra vibrazione viene abbassata a livello di animali, gli stessi animali che noi alleviamo per poi mangiarli. Siamo dotati di intelletto e di sentimenti perchè possiamo essere molto di più che semplici umanoidi, meccanismi sofisticati che possono autonomamente aspirare a realizzarsi a livelli superiori di coscienza.
Un esempio per tutti. Compro la chiavetta internet veloce a 7mgb, anzi no meglio seguo la promozione provala una settimana a casa e non la lasci più. La porto a casa e va una scheggia, è fenomenale sembra andare più della normale ADSL. Wow, dico, la compro e faccio il contratto per 2 anni così la chiavetta è in comodato d’uso e non la pago. Per un po’ va, ma poi accade, l’inevitabile, la chiavetta comincia a non andare niente, minuti per caricare una pagina, non puoi neanche scrivere al centro assistenza clienti perchè non ti carica la pagina. Torni dal rivenditore se sei nei 10 giorni e lui ti passa un numero di telefono. Prendi il telefono e chiami, stai minuti in attesa, etc… e mentre sta accadendo tutto questo tu hai un plesso così e potresti cuocerci le uova dentro, ti risponde qualcuno e sbotti, gliene dici di tutte, ti irriti, reagisci, ti agiti, minacci, etc… Vai avanti così per settimane tra un rimbalzo ad un altro perdendo un mare di energia odiando tutto e tutti. Chi stai nutrendo? Il gestore telefonico, il “sistema” che sta dietro ai gestori telefonici, il sonno totale della coscienza che sta dietro l’abitudine di navigare in internet.
Un sistema nato e fatto da uomini e donne, ma che serve una struttura energetica molto più estesa, legata alla Natura di Mantenimento; tutta quell’irritazione va negli inferni atomici di questo pianeta.
I “sistemi”, intesi come strutture energetiche, non amano la qualità vibrazionale della consapevolezza, della coscienza, e soprattutto dell’equilibrio, quando siete dentro un sistema che cosa vedete? Vi troverete ad oscillare tra positivo/negativo, piacere/dolore, simpatia/antipatia, tesi/antitesi, esaltazione/delusione, e via discorrendo, siete in un pendolo che oscilla da sinistra a destra senza sosta, perchè? Perchè se vi fermate vi rendete conto, vi accorgete di quello che state facendo e smettete di farlo.
Noi esistiamo sulla faccia del pianeta perchè sintetizziamo l’alimento di Gaia. L’ego, una struttura energetica che preda l’essere umano della sua Luce e gli toglie la forza e la consapevolezza e lucidità, si ciba della nostra energia vitale senza dare niente in cambio; esso è lo strumento di questa trasformazione, di questa sintesi, ma è anche la materia potenzialmente adatta per la costruzione di sé, è la materia prima del lavoro alchemico per realizzare un autentica anima. Normalmente, attraverso l’ego noi abbassiamo la qualità della nostra luce e portiamo la qualità dei nostri pensieri a quella di un dialogo ininterrotto e inutile ed i nostri sentimenti a banalizzazioni emotive, ma se capiamo allora possiamo usare le sue manifestazioni per mettere in attività l’”attenzione” cosciente e trasformare noi stessi. E’ praticamente impossibile sottrarci a tutto questo senza riprenderci la nostra Coscienza, senza passare dal percepire la vita istante dopo istante o senza essere presenti a noi stessi.
Perchè se non ci siamo noi, nello spazio della nostra presenza, ci sarà l’ego, e lui ripete solo il suo programma, è abitudinario perchè è privo di creatività, risponde ad un mondo di regole e non può essere diverso da quello che è. Il fatto che noi siamo internamente degli esseri luminosi è pressochè irrilevante fintanto che restiamo schiavi dell’ego e delle sue espressioni. Solo la Coscienza, lo stato di “presenza”, diventa l’unico strumento di libertà; ma per essere liberi dobbiamo capire come funzionano i “sistemi”, le sue leggi e gli scopi.
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Info varie ed attività: associazionezion.org,

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L’amore e l’”errore imperdonabile”, respirare e responsabilità..

Appunti personali su l’amore: “l’AMORE si sviluppa attraverso il lavoro su di sé, attraverso la dedizione e la devozione a sé stessi come unica reale risorsa di riscatto. L’amore è assenza di morte, a-mors, assenza dell’io, assenza di auto-sabotaggio, assenza di giudizio, assenza di servilismo, assenza di mente, assenza di emozioni negative o positive, poco importa, assenza di frammentazione, … l’Amore è integrità.
Nella coppia non è l’amore che muta, ma sono gli individui; interviene l’ego, l’organizzazione, la formalità di stabilire delle regole, e questo fa si che il fuoco si ritiri.
“…fra gli esseri, quando si incontrano, nasce un fuoco…non è importante come lo chiamano…questo Fuoco è abbagliante e vibrante…e sulle prime, ispirati dalla loro Origine Divina – risvegliata a sua volta dal Fuoco stesso – riescono un pò a danzare e a farlo garrire, come una banderuola di Energia… questo finche il buio della paura non sopraggiunge con la sua corte di regole e di aspettative… il fuoco allora si ritrae, non per regola o per morale… si ritrae perché non è più la sua Natura…” – di: Isas Aurind
Sì è vero noi cerchiamo di raggiungere l’amore, ma abbiamo un concetto di amore che ci impedisce di sperimentarlo realmente. L’ego si nasconde in tutto questo come una nave nella nebbia. Difficilmente è visibile perché usa i nostri migliori intendimenti. E’ importante lavorare a liberarsi dell’addomesticamento che abbiamo ricevuto e delle idee e concetti che adesso sono diventate le nostre credenze.
La mancanza di Amore o di a-mors si traduce in odio, conflitto, ma l’odio è verso di noi, è la dimostrazione che non siamo capaci di sentire amore dentro, di irradiarlo, di usare le nostre energie per uno stato diverso, “superiore”, per così dire, di coscienza, il conflitto è interiore non è con gli altri, gli altri sono solo specchio della mia frammentazione, mostrano le mie debolezza, la mia mancanza di “integrità”. “Colui che compie tutte le leggi, colui che unisce la sua volontà alla legge” … significa colui che onora il suo essere, colui che sta cercando la sua integrità, “the One”, l’Eletto, colui che porterà unità in se stesso, colui che si conforma alle leggi del suo Essere, alla legge di “essere”, ecco perché Gesù diceva: “io e il padre mio siamo uno”.
Amare non può essere un imposizione, amare significa rendersi reali, amare è un attimo di presenza, è come essere innamorati, è essere presenti a se stessi. L’amore sorge spontaneo in colui che lavora alla sua integrità, che significa colui che lavora a dissolvere e trasformare i suoi aggregati psichici. Non c’è amore senza morte psicologica. L’amore non è un emozione, non è un idea, non è un senso di svaporamento, l’amore non è sentimentalismo, l’amore non è coppia, l’amore non relazione, l’amore non è insieme a qualcun altro, l’amore non è il concetto di amore ch e abbiamo. L’amore è quello che resta dopo che sono morto alla mia vita passata, l’a-mors, è quando non ho bisogno più di morire, l’amore è quello che emerge quando sono presente, è una stato di “presenza”, nulla di romantico. Allora si che rispetterò la Natura ed il mio prossimo, allora si che sarà in grado di amarli come me stesso.
L’amore verso se stessi, l’amore dentro, nasce, sorge quando abbiamo dissolto i nostri conflitti, le nostre contraddizioni di vita ed ideologiche, e non è quello che sono stato abituato a credere sia. L’amore è assenza di dolore, assenza di mente, assenza di emozioni, quindi niente a che vedere con quello che hai sempre pensato sia, l’amore non è nemmeno l’idea confezionata di amore incondizionato che ti è stata inculcata, l’amore non ha nulla a che vedere con il prossimo, ha estremamente a che vedere con se stessi, l’amore è quello resta quando siamo “presenti”. L’amore non è un delirio mistico, è più uno stato di onnipotenza ed umiltà allo stesso tempo; ma anche questo difficilmente ci sarà chiaro, questo perchè siamo stati educati, abbiamo imparato e lo realizziamo continuamente, a confondere la tenacità con la cavillosità, il coraggio con le smargiassate e la “disciplina del pensiero” con dei tentativi limitati e pedanti di ragionamento.
L’amore è un respiro consapevole, respiro e responsabilità (e tra i vari significati di questa parola c’è anche “consapevolezza”) hanno la stessa radice perchè hanno la stessa funzione: la Coscienza. Tutti noi, la maggior parte, respira per mantenere il proprio livello di esistenza. L’uomo “superiore”, inteso come reale, presente”, attento, vigile – RESPIRA PER MANTENERE APERTA LA PORTA – che è riuscito ad aprire, con il lavoro su di sé, e che conduce al regno dell’esistenza superiore che è l'”adesso”, l’istante, il momento “presente”.
Solo così e spontaneamente posso imparare a cibarmi o a scegliere (e questa diventa una vera scelta, non un imposizione) di smettere, ad esempio, di fumare, o di abbuffarmi di cibo che mi potrebbe danneggiare, o mangiare a più non posso, o qualsiasi altra cosa che anche se mi danneggia fintanto che non me ne rendo conto non me ne posso liberare.
L’amore ci rende sensitivi e ci permette di percepire ciò che ci è utile e ciò che ci danneggia, percepire significa sentire, significa sentirlo nel cuore, inteso proprio come rispetto per sé, ma devo accorgermi che mi sto danneggiando. Se tengo in mano un carbone ardente, ma non mi rendo conto che brucia non lo lascerò andare. L’uomo ha imparato a non sentire più quel dolore per sé stesso, ma questo non significa che ha smesso di farsi del male, di auto-punirsi… di cosa?
Abbiamo educato il nostro corpo a “sopportare” il dolore, come fachiri abbiamo imparato a superare il disgusto della sigaretta, l’ebbrezza, lo stordimento e la nausea degli eccessi di alcool, persino dell’inquinamento atmosferico, facendoceli diventare dei piaceri irrinunciabili, vere e proprie dipendenze. Fumiamo per vanità, ci abituiamo ad una certa gestualità che ci renda interessanti e gradevoli agli occhi degli altri, fumiamo per appagare una fame interiore di attenzione, di considerazione esterna, non è vero che fumare è un piacere, è falso, ricordatevi le prime sigarette che avete fumato, tutti i fumatori ad un certo punto sognano di smettere di fumare, perché? Perché si rendono conto che era una trappola, una maledetta trappola … fumiamo per sopperire alla mancanza di fede in se stessi, per superare l’idea che siano nulla, che siamo un caso dell’universo, che siamo caduti qui per errore.
Quale errore? Qual’è l’”errore imperdonabile” che tutti noi avremmo commesso e per il quale c’è solo la dannazione e le punizioni che periodicamente ci infliggiamo e che si esprimono nella nostra mancanza di rispetto per la “VITA”?
Ognuno ha il suo, ma ognuno deve porsi la sua domanda. Ognuno soffre per una punizione e per un idea che ad un certo punto si è fatto ed è “ERRORE IMPERDONABILE”. Individuare quale sarebbe questo errore è l’inizio di una guarigione interiore e la nascita di un nuovo amore, quello verso Sé Stessi. Se uno non sviluppa l’amore mai smetterà di fumare, o di farsi del male, … tanto è la “stessissima” cosa. Per conoscere l’ego dobbiamo avere AMORE, dobbiamo sentire amore dentro, il che equivale ad essere presenti a noi stessi, anzi, così facendo, smettiamo di essere noi stessi e finalmente siamo; “io” e “me stesso” è ancora l’ego che separa. Grazie a questo stato di realtà possiamo imparare a rispettarci ed onorare i nostri migliori propositi, diversamente restiamo addormentati e meccanici nei nostri automatismi e dipendenze, nei nostri aggregati psichici pura personificazione dei nostri “errori” e della nostra “personalissima” auto-dannazione; nel senso che è auto inflitta senza che nessuno ce lo abbia richiesto realmente di farlo se non i nostri stessi preconcetti e la nostra scarsa consapevolezza su ciò che è.
Prima di conoscere il diavolo, il Satana, colui che separa, devo conoscere Dio, colui che unisce, la forza che unisce, il collante della vita, che è la vita stessa … prima di conoscere l’ego devo conoscere l’Essenza… la mia reale Essenza. Ecco perchè è importante ascoltare il pulsare di essa in noi e per questo è così importante diventare padroni delle nostre respirazioni.
Crediamo di respirare ma il nostro è solo un ansimare inconsapevole ed alle volte convulsivo, cosa che non può fare altro che fornire al sangue giusto quella minima quantità di ossigeno necessaria a mantenere in vita una limitata parte del cervello che usiamo: la corteccia. Una delle funzioni di una respirazione autentica è quella di portare l’essenza, la coscienza, quella certa possibilità di percepirsi, quel rendersi conto di essere molto più della mente, dei suoi concetti e delle sue espressioni emotive, fino ai più remoti recessi della Coscienza profonda. Gli uomini che si credono evoluti cercano di usare il pensiero o l’azione fortuita per influire sulla coscienza, ma è inutile, perché non conoscono né la dose, né la direzione, né l’intensità … e non sto affermando che dobbiate necessariamente andare a scuola di respiro (altra invenzione moderna), sto dicendo che dovete incontrare un respiro vero, e questo accade incontrando l’istante. Non c’è nulla da imparare a respirare, c’è che rendersi “responsabili”.
Ecco perchè è così necessario aver sperimentato quello che viene chiamato “lo stato d’essere”, quella percezione istantanea del Sè o di Sè; intuizione, sentimento e sensazioni si processano istantaneamente e sentiamo finalmente cosa significa respirare… l’a-more come è inteso qui è quel respiro reale.
Purtroppo – “nessuno di noi è in grado di descrivere Matrix agli latri. Dovrai scoprirlo con i tuoi occhi che cos’è.”
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